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POLITICA

Federalismo pragmatico di Draghi: analisi di una via europea tra sfide e opportunità

Federalismo pragmatico di Draghi: analisi di una via europea tra sfide e opportunità | Recnews.it

Negli ultimi mesi il dibattito sull’integrazione europea è stato ravvivato dalle dichiarazioni di Mario Draghi, che ha rilancia il concetto di federalismo pragmatico come possibile risposta a uno scenario continentale segnato dalle crisi e dall’urgenza di decisioni tempestive. Draghi, intervenuto a Oviedo per la cerimonia del Premio Princesa de Asturias, Draghi ha esortato l’Unione Europea a superare la logica del veto e delle decisioni all’unanimità, affermando che solo una governance più dinamica, fondata su coalizioni di Stati volenterosi, possa garantire la sopravvivenza e la competitività del progetto europeo nel confronto con le grandi potenze globali.

Il pragmatismo proposto da Draghi si traduce nella volontà di abbandonare l’ideale, talvolta astratto, di una federazione costruita “una volta per tutte”. Piuttosto, suggerisce una costruzione graduale per “temi e progetti”, dove i governi che condividono reale volontà e capacità operativa possano procedere insieme su settori strategici come difesa, energia, tecnologia e fiscalità. Una formula che permetterebbe – secondo Draghi – di aggirare l’impasse delle maglie troppo strette dell’unanimità, accelerando soluzioni su dossier che oggi rischiano di arenarsi di fronte alle divisioni nazionali.

Tuttavia, le incognite non mancano. Abbandonare il principio dell’unanimità può rafforzare efficacia e rapidità decisionale, ma rischia di generare nuove fratture e gerarchie all’interno dell’Unione, tra membri “core” e membri marginali. La coesione politica diventa così il vero punto interrogativo, soprattutto nei momenti in cui la solidità dell’UE risulta già minata da spinte centrifughe e pressioni interne. Per Draghi il consenso democratico interno, con il voto dei cittadini sui progetti intergovernativi, è prerequisito essenziale: il confine fra federalismo pragmatico e una Ue divisa in cerchi concentrici, però, resta sottile e potenzialmente insidioso.

Sul piano della governance economico-finanziaria, Draghi riprende il modello Next Generation EU come esempio di risposta efficace, ma anche qui il rischio di polarizzazione tra Paesi più forti e periferici è evidente. La flessibilità insita nel federalismo pragmatico può stimolare innovazione e iniziativa, ma solo se accompagnata da garanzie di trasparenza, controllo democratico e recupero della dimensione sociale europea.

In definitiva la proposta di Draghi prospetta un’Europa capace di reagire alle crisi abbandonando automatismi e tabù del passato, con un approccio più realistico, “adattivo”, da federazione di progetti e risultati più che di modelli precostituiti. Ma proprio la necessità di bilanciare velocità ed equità, inclusione ed efficienza, rende attualissimo il dibattito: un passo avanti necessario o un rischio di nuove divisioni tra Paesi? La risposta, come sempre nella storia europea, dipenderà dal grado di leadership, visione e capacità di coinvolgimento che classi dirigenti e cittadini sapranno mettere in campo nei prossimi mesi.

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