ECONOMIA
Nestlé taglia 16 mila posti di lavoro. Preoccupazione per le famiglie dei lavoratori italiani
Il colosso svizzero Nestlé ha annunciato il taglio di circa 16 mila posti di lavoro a livello globale entro il 2027, nell’ambito di una revisione strategica e della ristrutturazione aziendale volte a semplificare la struttura e aumentare l’efficienza. La riduzione del personale sarà graduale e mirata principalmente alle aree di Europa e Nord America, dove il calo dei consumi e la crisi economica stanno influendo profondamente sul settore food&beverage.
Nestlé impiega oltre 270.000 persone nel mondo e la scelta di ridurre l’organico arriva dopo mesi di tensioni legate ai costi crescenti delle materie prime e alla contrazione delle vendite, con l’obiettivo di riorientare le risorse verso i mercati emergenti considerati più promettenti.
Il dramma sociale: migliaia di famiglie a rischio
L’impatto sociale di questa decisione è enorme: secondo fonti ufficiali, molti dipendenti coinvolti hanno maturato decenni di anzianità e si trovano improvvisamente di fronte a prospettive incerte per sé e per le proprie famiglie, con particolare difficoltà per i lavoratori più anziani e quelli attivi in zone economicamente fragili. Nestlé ha annunciato programmi di supporto e pacchetti di esodo volontario, ma i sindacati e le istituzioni sottolineano come le misure compensative difficilmente potranno arginare gli effetti di una crisi che si estende oltre i confini aziendali, coinvolgendo interi territori.
Focus Italia: quanti posti di lavoro a rischio
Ad oggi Nestlé conta circa 4.700 dipendenti in Italia, distribuiti su dieci stabilimenti tra Perugina, Sanpellegrino, Purina, Nespresso e le altre realtà del gruppo. Sebbene non siano ancora state ufficializzate le cifre esatte degli esuberi per il nostro Paese, secondo stime di fonti sindacali il taglio in Italia potrebbe riguardare diverse centinaia di posti
La situazione degli stabilimenti storici, come quello Perugina di San Sisto (PG), è sotto osservazione per possibili ripercussioni locali. L’azienda ha rassicurato sull’avvio di programmi di riqualificazione e supporto alla transizione, ma le preoccupazioni delle famiglie coinvolte restano alte.
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