ESTERI
Francia, respinte le due mozioni di sfiducia su Lecornu: il governo per il momento resta in carica
Necessario il sostegno di 289 deputati per far cadere l’esecutivo. Annunciata una mozione di sfiducia contro il presidente Macron
Il governo francese guidato da Sébastien Lecornu è sopravvissuto a due mozioni di sfiducia presentate all’Assemblée Nationale. La prima, promossa da La France Insoumise di Jean-Luc Mélenchon e sostenuta anche da Rassemblement National, non ha raggiunto la maggioranza assoluta richiesta: 271 voti favorevoli contro i 289 necessari. La seconda mozione, proposta dal gruppo di Marine Le Pen, si è fermata a 144 voti, ben lontana dalla soglia prevista.
Entrambi i voti hanno visto la partecipazione di tutti i gruppi di opposizione, ma il Partito Socialista – decisivo – ha scelto di non votare la sfiducia, consentendo così al governo “Lecornu 2” di restare in carica grazie a un margine più ristretto del previsto.
Le ragioni delle mozioni e le risposte del premier
La prima mozione, sostenuta dalla sinistra radicale, puntava il dito contro la gestione delle politiche economiche e sociali, con accuse di mancato ascolto dei cittadini e delle istanze sociali, oltre che per alcune scelte sui conti pubblici. Più simbolica la seconda richiesta, proveniente dalla destra nazionalista, cui si sono associati solo pochi deputati oltre a quelli del Rassemblement National.
Nel corso del dibattito, Lecornu ha difeso la legittimità della sua azione di governo, ribadendo la volontà di garantire stabilità e l’importanza di “non tenere in ostaggio il bilancio nazionale e il bilancio della Previdenza Sociale” per finalità politiche. Ha inoltre sottolineato che la storia giudicherà le manovre di sfiducia strumentali in un momento importante per la Francia.
Le reazioni in Assemblea e gli scenari politici futuri
Il risultato testimonia la fragilità dell’attuale maggioranza e la crescente polarizzazione parlamentare. Il Partito Socialista, pur non appoggiando il premier, ha scelto una posizione responsabile per evitare una crisi istituzionale alla vigilia del dibattito sulla legge finanziaria 2026. La France Insoumise ha già annunciato l’intenzione di presentare una nuova mozione, questa volta contro il presidente della Repubblica Emmanuel Macron, segno della tensione ancora alta in Parlamento.
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