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USA e Venezuela al limite del conflitto. Incursioni militari a Caracas

USA e Venezuela al limite del conflitto. Incursioni militari a Caracas | Recnews.it

Il Venezuela ha denunciato l’incursione illegale di jet militari statunitensi nelle proprie acque territoriali, definendo l’episodio come una “provocazione” e condannando fermamente la presenza di unità navali e aeree americane nel Mar dei Caraibi. Il 2 ottobre, il governo Maduro ha dichiarato lo stato d’emergenza nazionale, sostenendo che la crescente pressione militare statunitense rappresenta un rischio senza precedenti per la sovranità del paese. Nelle ultime settimane la marina e l’aviazione statunitensi hanno intensificato la propria presenza al largo delle coste venezuelane, con il dispiegamento di otto navi da guerra, un sottomarino nucleare e numerosi F-35 a Porto Rico.

La posizione del governo Maduro: “Siamo pronti a difenderci”

Nicolás Maduro e la vicepresidente Delcy Rodríguez hanno ribadito che il Venezuela risponderà con forza a qualsiasi atto di aggressione, anche tramite l’uso di uno stato d’eccezione già formalmente pronto all’entrata in vigore. Maduro ha accusato Washington di minacciare la stabilità regionale con la “scusa” della lotta al narcotraffico e ha mobilitato oltre 2,5 milioni tra militari e miliziani per difendere la “pace e la sovranità nazionale”. Il messaggio è chiaro: un attacco agli interessi venezuelani sarebbe interpretato come un’aggressione all’intera regione sudamericana. Maduro e la vicepresidente Rodríguez hanno inoltre denunciato quello che considerano un tentativo americano di destabilizzare il paese e mettere le mani sulle riserve petrolifere venezuelane.

La versione americana: “Operazioni contro il narcotraffico”

Secondo l’amministrazione Trump, il rafforzamento del dispositivo militare al largo del Venezuela ha l’obiettivo dichiarato di contrastare le attività dei cosiddetti “narcoterroristi” e dei cartelli della droga nella regione. Trump avrebbe ordinato l’invio di otto navi da guerra, un sottomarino nucleare e numerosi F-35 proprio per bloccare i traffici illeciti, sottolineando che le ultime azioni—tra cui l’affondamento di imbarcazioni sospettate di trasportare droga—sono mirate e legittime, secondo le prove raccolte dal comando Southern Command. Casa Bianca e Pentagono negano ufficialmente qualsiasi intenzione di “regime change” o invasione su vasta scala.

Reazioni internazionali e rischio di escalation

Alcuni esperti ONU e governi latinoamericani manifestano forte preoccupazione per l’escalation militare, temendo che incidenti in mare o nello spazio aereo possano degenerare in un vero confronto armato. Messico e Colombia hanno criticato pubblicamente il dispiegamento di forze militari statunitensi in prossimità del Venezuela. Anche in Europa, torna l’appello al dialogo e alla distensione per evitare una crisi regionale estesa. Esperti di diritto internazionale hanno inoltre posto l’attenzione sulla legittimità di attacchi “preventivi” e sull’assenza di prove certe riguardo alcune delle imbarcazioni abbattute.

Diplomazia, allarmi e futuro incerto

Maduro ha pubblicamente invitato il presidente Trump al dialogo per prevenire qualsiasi ulteriore escalation militare, affermando di essere “pronto sia al confronto che alla cooperazione” ma deciso a proteggere il paese. La Casa Bianca, pur proseguendo nell’attività di pressione, non avrebbe approvato la fase di invasione su larga scala secondo ciò che risulta ad oggi dalle fonti ufficiali. Il rischio di una crisi militare però resta molto elevato e la comunità internazionale monitora la situazione. Allo stato attuale, le fonti più attendibili non confermano ancora l’imminenza di una vera e propria “operazione militare con sbarco” da parte degli Stati Uniti, ma si registra comunque una mobilitazione straordinaria e una tensione che non si registravano da anni.

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