ESTERI
Elezioni Moldavia, confermata Sandu. Ma il PAS non raggiunge la maggioranza dei seggi in Parlamento
Le elezioni parlamentari del 28 settembre in Moldavia hanno visto la vittoria del Partito d’Azione e Solidarietà (PAS), formazione europeista guidata dalla presidente Maia Sandu, che ha ottenuto il 50,03% dei voti. Il PAS ha così superato il Blocco Patriottico filorusso, fermo al 24,26%, consolidando il proprio ruolo di forza di governo e riaffermando la direzione verso un’integrazione rafforzata con l’Unione Europea. L’affluenza, secondo i dati ufficiali, è stata del 51,9%, la più alta mai registrata nel paese per una consultazione parlamentare.
Uno scenario complesso: maggioranza relativa e clima di tensione
Nonostante la portata della vittoria, il PAS non raggiunge la maggioranza assoluta dei seggi in Parlamento (53 su 101 secondo le ultime proiezioni), e si apre ora la necessità di alleanze, oppure la concreta possibilità che l’opposizione tenti di mettere in piedi una coalizione alternativa. L’opposizione filorussa, guidata da Igor Dodon, contesta d’altro canto l’esito del voto e denuncia presunti brogli, invitando i propri sostenitori a manifestare pacificamente di fronte al Parlamento e chiedendo la massima trasparenza nello scrutinio.
Le prospettive: verso un futuro europeo, ma persistono le divisioni
La riconferma del PAS e di Sandu è stata salutata come una svolta pro-europea e anticamera di ulteriori progressi nei negoziati di adesione all’Unione Europea, ma in realtà la forte polarizzazione del voto riflette quanto il paese sia ancora diviso sulla scelta del proprio destino internazionale.Il prossimo passo sarà la nomina di un nuovo primo ministro, che dovrà ottenere l’approvazione di un Parlamento segnato da una maggioranza relativa e da un’opposizione determinata a far sentire la propria voce.
Il successo europeo dovrà così misurarsi con la gestione delle tensioni interne e con le sfide di una regione esposta a pressioni sia da Bruxelles sia da Mosca. La Moldavia entra quindi in una nuova fase, bilanciando opportunità storiche di avvicinamento all’UE e la necessità di rafforzare una coesione politica e sociale ancora tutta da costruire.
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