POLITICA
Meloni all’Onu: “Israele ha superato il limite a Gaza”. Chiesta riforma delle Nazioni Unite
Alla 80ª Assemblea Generale delle Nazioni Unite, Giorgia Meloni ha parlato delle grandi crisi internazionali, a partire dalla guerra a Gaza. La premier ha dichiarato che “Israele ha superato il limite” nelle operazioni militari contro i civili palestinesi, sottolineando però che “la responsabilità originaria del conflitto va attribuita ad Hamas”, organizzazione che, ha rimarcato Meloni, non deve avere alcun ruolo nel futuro governo della Palestina. Pur riconoscendo il diritto di Israele alla difesa, Meloni ha ribadito con forza che le azioni di guerra devono rispettare il principio di proporzionalità e il diritto internazionale, criticando apertamente la ricaduta sui civili e le attuali politiche degli insediamenti in Cisgiordania.
La questione palestinese: due Stati ma con condizioni precise
Meloni ha rinnovato il sostegno italiano alla soluzione dei due Stati, chiedendo però due condizioni irrinunciabili per il riconoscimento dello Stato palestinese: il rilascio di tutti gli ostaggi israeliani e la rinuncia di Hamas a ogni ruolo di governo. “Israele non ha il diritto di impedire la nascita di uno Stato palestinese”, ha sottolineato, ma ha anche chiarito che “chi ha scatenato la guerra non può essere premiato”. L’Italia si è impegnata a facilitare soluzioni concrete sostenendo piani di pace e il graduale ritiro israeliano da Gaza, ma solo dopo passi avanti su sicurezza e rappresentanza politica.
Il rinnovamento delle Nazioni Unite: più efficienza, meno gerarchie
Tema centrale dell’intervento è stato la riforma urgente dell’ONU. Meloni ha affermato che “multilateralismo, dialogo e diplomazia, senza istituzioni che funzionano, sono solo parole vuote”, e ha criticato il funzionamento attuale del Palazzo di Vetro, divenuto “un simbolo più che una soluzione”. La premier ha proposto un sistema più rappresentativo ed efficiente, capace di rispondere con rapidità alle crisi contemporanee. Il mondo, ha ricordato Meloni, “non è più quello del 1945” e servono meccanismi agili per gestire le emergenze globali. Ha citato anche il presidente Usa, Donald Trump, come promotore di un aggiornamento pragmatico del sistema internazionale.
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