TEMPO LIBERO
Attesa smorzata per la stagione 2 di Mobland
Molti si chiedono se ci sarà una seconda stagione di Mobland, la serie crime anglo-statunitense ideata da Ronan Bennett, scritta insieme a Jez Butterworth e diretta da Guy Ritchie. La risposta è sì. Le riprese sarebbero già in corso e la serie potrebbe riapprodare sugli schermi nella seconda metà dell’anno prossimo. La conferma arriva anche da Tom Hardy, attore protagonista conosciuto per il suo ruolo in Venom che qui interpreta il facilitatore Harry De Sousa.
“Il piano – ha confermato di recente – è sicuramente quello di realizzare altre stagioni. La domanda è: diventerà internazionale? Ci sono elementi internazionali nella criminalità organizzata, che sono stati accennati nella prima stagione. Il controllo della droga, delle munizioni, delle armi, delle persone e di ogni genere di cose che passano attraverso l’Europa e dall’Africa al Sud America, al Pakistan… e le merci variabili che circolano in Europa. In ogni paese europeo ci sono famiglie coinvolte che lottano per il potere e per ottenere lo status che permette loro di movimentare questo tipo di merci. E chi controlla tutto questo e come si inserisce nel contesto mondiale“.
La serie, dunque, potrebbe staccarsi ben presto dallo skyline londinese per assumere contorni sempre più internazionali. Forse collegati al traffico di fentanyl e legati al ruolo dei “messicani” e della potentissima Kat McAllister. Tutto da vedere è anche il peso che verrà dato ai personaggi. Harry infatti al termine della prima stagione deve misurarsi con una riduzione del suo ascendente su Conrad – che inizia a diffidare del suo supporto incondizionato – e con i problemi familiari. Nell’ultima puntata lo troviamo infatti nel bel mezzo di una scalata di potere ambigua e pericolosa, ferito in tutti i sensi dalla moglie.

Lo stile della serie
Dal punto di vista stilistico, la serie mantiene l’impronta di Guy Ritchie, ma in modo più misurato rispetto ai suoi film più frenetici. La regia punta sull’accumulo di tensione, i silenzi, e una fotografia che stratifica visivamente il potere. Vengono alternati luci calde e spazi ampi per i boss a ambienti angusti e ombrosi per i loro sottoposti. La scrittura di Ronan Bennett è asciutta e sottile, con dialoghi scarni ma ricchi di sottotesto. Vengono evitate le battute memorabili per focalizzarsi su una narrazione per sottrazione che riflette la realtà della criminalità organizzata, dove molto si muove nel non detto.
Punti di forza di Mobland e perché vederlo
La regia di Ritchie è certamente ispirata. Il regista è in grado di costruire, con poco e senza ricorrere a eccessi scenici, una tensione crescente. Il climax si accentua nelle ultime puntate, quando si svelano alcuni tra i segreti più pesanti e si verificano una serie di colpi di scena che ribaltano tutta la situazione. C’è poi un cast che è sicuramente di alto livello, con interpreti come Tom Hardy (Venom), Pierce Brosnan (noto al grande pubblico per il ruolo di 007), e Helen Mirren (The Queen).
Critiche
Mobland rimane, comunque, ancorato ai filoni cinematografici tradizionali che affrontano il tema della criminalità organizzata, con tutti gli archetipi e le tematiche del caso. La famiglia intesa come agglomerato criminale, la mancanza di emancipazione dei suoi componenti che sono criminali e vittime al contempo, gli eccessi che sfociano in drammi sociali.
MobLand rimane comunque una serie crime solida e ben realizzata. Di sicuro consigliata agli appassionati del genere che apprezzano la narrazione intensa caratterizzata da un equilibrio tra azione e introspezione familiare.
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