TEMPO LIBERO
Squid Game, il gioco mortale made in Corea e il riferimento (inquietante) alla realtà
La seconda stagione di Squid Game è arrivata, portando con sé un’ondata di curiosità. Dopo il successo della prima stagione, la serie coreana è tornata con nuovi giochi mortali e una trama ancora più complessa.
Trama
La seconda stagione riprende da dove ci aveva lasciati la prima, esplorando le conseguenze delle azioni del protagonista, Seong Gi-hun. La serie si addentra ulteriormente nel misterioso mondo dei giochi, svelando nuovi segreti sull’organizzazione che li gestisce. I nuovi episodi introducono personaggi inediti, mentre alcuni dei protagonisti cambieranno ruolo sperimentando nuove realtà. E’ il caso del misterioso “Frontman”, che da capo diventerà concorrente, con l’obiettivo di ridimensionare l’ascendente di Gi-Hun e sabotarne i piani.
Il riferimento a una realtà inquietante
Insomma, dall’uscita della seconda stagione e dalla conferme sulla terza – prevista per il 27 giugno di quest’anno – ipotesi e speculazioni su personaggi e trama si sono sprecate. In pochi, tuttavia, hanno evidenziato i riferimenti alla realtà, alcuni evidenti altri ben più sottesi. A livello di contesto e ambientazione, la storia si dipana in una Corea divisa tra Nord e Sud. I personaggi si muovono con più o meno disinvoltura in questo ambiente caratterizzato da un divario sociale ed economico marcato. Anche qui, come nella realtà, viene evidenziata la presenza di due Coree, una più occidentalizzata e l’altra più conservatrice, una più povera e l’altra più prospera.
Passando poi al gioco, già nella prima stagione vengono svelati i motivi del perché i poveri concorrenti si sfidino tra loro sotto l’occhio vigile del Frontman, e perché ci sia una regia così complessa che sottende a ogni passaggio. Il motivo è presto detto ed è la presenza dei cosiddetti “Vip”, esseri senza scrupoli che possono contare su posizioni di vertice e su disponibilità finanziarie illimitate, che scommettono sul gioco e non si fanno remore a scherzare con la vita umana. Nel corso della serie sono coperti da una maschera, quindi anche nella seconda stagione non si scopre nulla sulla loro identità. Un riferimento piuttosto inquietante alle stanze degli orrori raccontate da Wikileaks, che hanno svelato la presenza di traffici umani – in giro per il mondo – organizzati con lo scopo di intrattenere una élite facoltosa e senza scrupoli.
Produzione e regia
Per quanto riguarda la qualità della produzione, la regia riesce a bilanciare e ad alternare momenti di tensione e di introspezione. Le scenografie, colorate e paradossali, quasi una citazione pop di Escher con le scale infinite che si ripiegano su loro stesse, creano un’atmosfera claustrofobica e inquietante che cattura l’attenzione dello spettatore. La colonna sonora accompagna le scene perfettamente, contribuendo a tenere alta la suspense.
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