Il ministero della Pubblica amministrazione guidato Paolo Zangrillo è al lavoro sul blocco di cautelativo di Tik Tok su tutti i dispositivi dei dipendenti statali. Il social controllato dal governo cinese è al centro delle polemiche per i problemi di sicurezza che starebbe causando agli utenti e per la presunta archiviazione di dati sensibili promossa da Pechino che starebbe riguardando i miliardi di utilizzatori sparsi per il mondo.
La decisione di sospendere l’applicazione Made in China è dettata dall’esigenza di proteggersi contro possibili minacce per la cybersicurezza nazionale, come già evidenziato dalla Commissione europea e dal Consiglio Ue. Già nelle scorse settimane alle risorse umane di stanza a Bruxelles era stato chiesto di disinstallare e di cancellare l’app entro il 15 marzo, pena la sospensione dei servizi aziendali di messaggistica.
A essere messa in discussione non è – in questo frangente – la Libertà di esprimersi o quella di utilizzare un social piuttosto che un altro, ma la pretesa delle Big Tech a fare incetta di dati sensibili mentre gli utenti non vengono adeguatamente informati sui rischi e sono convinti di stare usufruendo di un servizio gratuito, sicuro e che rispetta la Privacy.
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