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Il ministro degli Esteri della Federazione Russa Sergej Lavrov ieri ha partecipato a un programma tv italiano di fascia serale. Il format televisivo nelle puntate delle scorse settimane aveva dato spazio solo alla versione di Kiev, mentre questa volta ha dato modo alla parte russa di replicare e di fornire la propria versione dei fatti. Ecco cosa ha detto Lavrov.

Sulla presunta “terza guerra mondiale” menzionata dai media occidentali mainstream

“Nessuna terza guerra mondiale, solo tutto il mondo occidentale e i media occidentali lo credono. La Russia non ha mai smesso di agevolare gli accordi. Una guerra mondiale non avrebbe vincitori, quindi non sarà mai iniziata.

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Sugli accordi violati dagli USA sulla non proliferazione delle armi nucleari

“Putin e Biden su iniziativa russa lo scorso anno hanno chiuso accordi contro la guerra nucleare. Putin chiede di creare un summit con i cinque membri permanenti dell’Onu contro la guerra nucleare, ma gli Stati Uniti stanno frenando.

Non bisogna tuttavia sottovalutare i rischi che esistono. Zelensky ha detto che l’Ucraina si è sbagliata a rifiutare le armi nucleari. Ci sono state anche dichiarazioni di questo tipo da parte della Polonia.

Anche la Francia ha armi nucleari, ma questi aspetti non attirano l’attenzione dei media occidentali. Questo non gli fa onore. Tre anni fa il presidente Putin ha presentato delle nuove armi ultrasoniche che hanno cominciato ad attirare la nostra attenzione quando gli Stati Uniti hanno stracciato gli accordi sulla non proliferazione del nucleare.

Sappiamo che le armi americane se verranno usate saranno rivolte contro la Russia e contro la Cina. Eravamo pronti per un nuovo accordo sui nuovi sistemi che sono comparsi e che compariranno, ma i negoziati sono stati interrotti”.

Sulle frange neo-naziste in Ucraina e sul battaglione Azov

“I target dell’operazione russa sono state le infrastrutture militari utilizzate per fare pressione sulla popolazione civile e sulla Russia. Attacchiamo i target militari per colpire i radicali ucraini. I colpi deliberati non provengono dalla Russia ma dai missili ucraini Tochka U che hanno colpito le abitazioni civili e sono chiaramente utilizzati per terrorizzare la popolazione civile dell’Est”.

La maggior parte delle persone è stanca di questa oppressione che ha dovuto subire dopo il sanguinoso colpo di stato del 2014 ai tempi di Yanukovich, con l’instaurazione del regime nazista ucraino supportato dagli americani e con l’introduzione di leggi neo-naziste. Il regime ucraino ha violato gli accordi di Minsk e gli accordi di non ricorso alle armi. Cn nostro grande rammarico, non ci è restato altro che avviare le azioni di contrasto”.

Su Hitler e sul fatto che “avrebbe avuto origini ebraiche”

“La nazificazione esiste. Sono stati i militari del battaglione Azov che hanno sul loro corpo e sulle divise simboli riconducibili alle SS e che inneggiano al Mein Kampf. Anche Hitler come Zelensky avrebbe avuto origine ebraiche, quindi non significa assolutamente nulla. I maggiori antisemiti della storia sono stati proprio gli ebrei.

Questi neo-nazisti si sono infiltrati nelle linee regolari dell’esercito. Il battaglione Azov è un’organizzazione dichiaratamente neo-nazista. Zelensky ha detto del battaglione Azov che “sono come sono” e il giornalista che ha fatto l’intervista non ha mandato in onda questa frase. I media utilizzano i neo-nazisti per la lotta contro la Federazione Russa.

Il battaglione Wagner è un corpo privato che non ha a che fare con lo Stato russo. Assieme ad altri battaglioni ora si trova in Africa per condizioni commerciali”.

Sui mercenari stranieri che stanno supportando i neo-nazisti

“In Ucraina mercenari e ufficiali occidentali sono tra le fila dei militari ucraini. Le leggi neo-naziste sulla lingua, sulle tradizioni e sulla cultura non riguardano qualche decina di migliaia di radicali ma tutti gli ucraini, così come le feste dedicate a Stephan Bandera” (un collaborazionista nazista nato nell’attuale territorio dell’Ucraina dell’Ovest che fondò l’OUN, partito di ispirazione fascista, ndr).

Sull’Italia e sui media di sistema italiani: “Aperto un fascicolo per violazione dei diritti”

“L’Italia è in prima fila tra coloro che non solo adottano sanzioni anti-russe, ma promuovono anche tutte le iniziative anti-russe. Pensavamo che l’Italia avesse un approccio diverso sulla giustizia e sui diritti fondamentali per la sua storia, oltre che buone norme diplomatiche ed etica giornalistica. Forse ci siamo sbagliati.

La nostra ambasciata ha inviato i materiali e ha aperto un caso riguardo alla violazione dei diritti fondamentali da parte della stampa italiana”.

Sui programmi anti-russi della NATO

“Ho letto molto sui legami con la famiglia Biden e l’Ucraina, ma io credo che ci siano da parte degli USA programmi a lungo termine portati avanti da tutta la dirigenza americana per trasformare l’Ucraina in una minaccia.

E’ per questo che hanno ampliato la militarizzazione dell’Ucraina e hanno organizzato esercitazioni sotto l’egida della NATO, sempre in chiave anti-russa. Questo progetto anti-russo si nota anche quando sentiamo che la Russia deve essere sconfitta”.

Sui negoziati abbandonati dalla parte ucraina

“Abbiamo iniziato le trattative su iniziativa di Zelensky e a marzo c’erano i presupposti per pensare che il presidente ucraino fosse pronto a rendere l’Ucraina neutrale. Noi abbiamo risposto che a queste condizioni eravamo d’accordo, tolti i territori di Crimea e Donbass. A loro andava bene, ma poi le condizioni sono state modificate”.

Su Bucha

“Il 30 marzo i militari russi sono usciti da Bucha e il sindaco ha detto che la città era libera. Due giorni dopo è stato costruito tutto ed è palese che si tratti di una fake news. Vogliamo che Zelensky dia l’ordine di cessare le ostilità e di tutelare la sicurezza delle persone a Est, che non devono essere più minacciate.

Noi non vogliamo un cambio di regime in Ucraina, in queste sono cose sono specializzati gli Stati Uniti, non noi”.

Sull’acquisto di gar russo da parte dell’Europa

“Le banche occidentali hanno rubato un sacco di soldi in euro e dollari a Gazprom. Volete pagarci tenendo i soldi nelle vostre banche occidentali? Noi abbiamo proposto di pagare in rubli. Per i clienti delle forniture non cambia assolutamente nulla, non cambiano i prezzi”.

Sui tempi dell’operazione russa in Ucraina

Il 9 maggio è una tradizione sovietica, ma quest’anno nel corso della ricorrenza concentreremo i nostri sforzi per difendere la sicurezza della popolazione civile ucraina dell’Est. I nostri militari non pianificheranno le loro azioni in base a una data.

I tempi e i ritmi dipendono dalla necessità di minimizzare i rischi per la popolazione civile ucraina e per i militari russi”.

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Giuseppe Casamassima

L’intervento di Lavrov sembra che ha toccato un altro nervo scoperto dicendo che, come il filonazista Zelensky, anche Hitler aveva origini ebree. Era un mezzo ebreo.
Questo lo dovrebbero sapere già tutti gli studenti di Liceo. È cosa notissima. Nelle guerre, non ci sono mai stati i blocchi monolitici contrapposti.
Nella guerra fra Greci e Persiani, Alicarnasso guidò le altre polis joniche e le isole a combattere per Serse contro la Lega greca.
Nell’ultima guerra punica, il ceto mercantile cartaginese scese a patti con gli Scipioni contro Annibale.
Così come nei lager gli ebrei ricchi non furono deportati se non in minima parte e in prigioni appartate, senza obbligo di lavoro coatto.

Alcuni banchieri ebrei aiutarono i nazisti fin dall’inizio nel riciclaggio di fondi neri presso le banche svizzere. Altrimenti non si spiegherebbe il miracolo del riarmo della Germania nazista. Non potevano farlo pur stampando trilioni di reichsmark. Perché il denaro non crea ricchezza dal nulla, se già prima non vale qualcosa.

Ora, questa dovrebbe essere la storia insegnata nelle scuole. Perché è quella che aiuta a capire veramente la realtà. Invece, assistiamo alle reazioni stizzite e scomposte di Draghi e di Letta. Le reazioni dei Censori ai quali Lavrov l’ha fatta passare sotto il naso.

Giuseppe Casamassima

Ringrazio per la trascrizione integrale delle dichiarazioni del ministro Lavrov. Avevo letto qualcosa, ora ho avuto la possibilità di apprenderle integralmente. Perché non vedo mai la televisione ormai da 20 anni. Anzi, per abituarmi a vivere senza, regalai le due che avevo in casa.

Ho notato che per questa breve apparizione si è attivata persino la commissione parlamentare del Copasir, quella che non ha mai fatto luce su niente, neanche sulla trattativa segreta Stato italiano-Cosa Nostra siciliana.

Cosa vogliono fare adesso ? Indagare per presunto spionaggio il giornalista ?

O per scoprire l’esistenza di altre talpe, dato che l’apparizione inaspettata di Lavrov sui nostri schermi ha fatto saltare i nuovi accorgimenti della war room messa a punto il 25 aprile dal Ministero della Verità di Bruxelles ?

Giuseppe Casamassima

Infatti, Pearl Harbor fu l’illustre precedente dell’auto-attentato dell’11 settembre 2001.
L’Amministrazione Roosvelt prese due piccioni con una fava. Creò l’incidente per giustificare l’ingresso in guerra, che portò gli Usa fuori dal lungo tunnel della Grande Crisi capitalistica. E si disfece senza grandi spese di rottamazione del ferrovecchio, ossia del naviglio obsoleto che la US Navy avrebbe dovuto comunque dismettere in base alle clausole del Trattato di Washington.

RENATO FERRIANI

DI UNA CHIAREZZA E FERMEZZA DEGNA DI UN VERO MINISTRO DI MAIO EHM…
GLI USA HANNO COMINCIATO LE LORO DEMOCRATICHE STRAGI COI PELLEROSSA POI CON GLI SCHIAVI TUTTE LE GUERRE 1A E SECONDA SONO STATE FOMENTATE DAGLI USA. ROOSWELT D’ACCORDO COL SEGRETARIO DI STATO HULL CHE AVEVA RICEVUTO L’ULTIMATUM DALL’AMBASCIATA NIPPONICA PER EVITARE LA GUERRA A CAUSA DELLE SOLITE SANZIONI LO HA DELIBERATAMENTE IGNORATO . AVEVANO DECRIPTATO I CODICI DEL SOL LEVANTE. DIEDE ORDINE DI NON INFORMARE PEARL HARBOUR E STRANAMENTE C’ERANO SOLO DELLE OBSOLETE CORAZZATE IN RADA MENTRE LE PORTAEREI ERANO AL LARGO IL CASO DEL LUSITANIA FU PIANIFICATO PER CONVINVERE IL PRESIDENTE WILSON A ENTRARE IN GUERRA. PIU’ CHIARO DI COSI’ HANNO TANTA DEMOCRAZIA CHE DEBBONO ESPOORTARLA ANCHE A CHI NON LA VUOLE.

CONFLITTO RUSSO-UCRAINO

Amnesty: “Forze ucraine hanno collocato basi militari all’interno di scuole e ospedali. Violazione del diritto internazionale”

L’organizzazione: “Chiediamo al governo ucraino di assicurare immediatamente l’allontanamento delle sue forze dai centri abitati o di evacuare le popolazioni civili dalle zone in cui le sue forze armate stanno operando. Gli eserciti non devono mai usare gli ospedali per attività belliche e dovrebbero usare le scuole o le abitazioni dei civili solo quando nessun’altra alternativa è percorribile”

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Amnesty: "Forze ucraine hanno collocato basi militari all'interno di scuole e ospedali. Violazione del diritto internazionale" | Rec News dir. Zaira Bartucca

L’organizzazione Amnesty International a sorpresa ha pubblicato un report sul conflitto russo-ucraino in cui vengono menzionate violazioni del diritto umanitario da parte delle forze ucraine. E’ forse il segno più diretto del fatto che l’attenzione si andrà via via spostando sempre di più su Taiwan, il prossimo teatro di guerra. Di seguito il testo integrale.

Nel tentativo di respingere l’invasione russa iniziata a febbraio, le forze ucraine hanno messo in pericolo la popolazione civile collocando basi e usando armamenti all’interno di centri abitati, anche in scuole e ospedali. Queste tattiche violano il diritto internazionale umanitario perché trasformano obiettivi civili in obiettivi militari. Gli attacchi russi che sono seguiti hanno ucciso civili e distrutto infrastrutture civili.

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“Abbiamo documentato un modello in cui le forze ucraine mettono a rischio i civili e violano le leggi di guerra quando operano in aree popolate”, ha affermato Agnès Callamard, Segretario generale di Amnesty International.

“Essere in una posizione difensiva non esenta l’esercito ucraino dal rispetto del diritto umanitario internazionale”.

In altre località in cui Amnesty International ha concluso che la Russia ha commesso crimini di guerra, incluse aree della città di Kharkiv, l’organizzazione non ha trovato prove di forze ucraine dislocate nelle aree civili prese di mira illegalmente dall’esercito russo.

Tra aprile e luglio, i ricercatori di Amnesty International hanno trascorso diverse settimane a indagare sugli attacchi russi nelle regioni di Kharkiv, del Donbass e di Mykolaiv. L’organizzazione ha visitato luoghi colpiti dagli attacchi, ha intervistato sopravvissuti, testimoni e familiari di vittime, ha analizzato le armi usate e ha svolto ulteriori ricerche da remoto.

Durante queste ricerche, i ricercatori di Amnesty International hanno riscontrato prove che le forze ucraine hanno lanciato attacchi da centri abitati, a volte dall’interno di edifici civili, in 19 città e villaggi. Per convalidare ulteriormente queste prove, il Crisis Evidence Lab dell’organizzazione per i diritti umani si è servito di immagini satellitari.

La maggior parte dei centri abitati dove si trovavano i soldati ucraini era a chilometri di distanza dalle linee del fronte e, dunque, ci sarebbero state alternative che avrebbero potuto evitare di mettere in pericolo la popolazione civile. Amnesty International non è a conoscenza di casi in cui l’esercito ucraino che si era installato in edifici civili all’interno dei centri abitati abbia chiesto ai residenti di evacuare i palazzi circostanti o abbia fornito assistenza nel farlo. In questo modo, è venuto meno al dovere di prendere tutte le possibili precauzioni per proteggere le popolazioni civili.

Attacchi lanciati dai centri abitati

Sopravvissuti e testimoni degli attacchi russi nelle regioni di Kharkiv, del Donbass e di Mykolaiv hanno riferito ai ricercatori di Amnesty International che l’esercito ucraino era operativo nei pressi delle loro abitazioni e che in questo modo ha esposto la popolazione civile alle rappresaglie delle forze russe.

“I soldati stavano in una casa accanto alla nostra e mio figlio andava spesso da loro a portare del cibo. L’ho supplicato diverse volte di stare lontano, avevo paura per lui. Il pomeriggio dell’attacco io ero in casa e lui in cortile. È morto subito, il suo corpo è stato fatto a pezzi. Il nostro appartamento è stato parzialmente distrutto”ha dichiarato la madre di un uomo di 50 anni ucciso da un attacco russo il 10 giugno in un villaggio a sud di Mykolaiv. Nell’appartamento dove, secondo la donna, avevano stazionato i soldati ucraini Amnesty International ha rinvenuto equipaggiamento e divise militari.

Questa è la testimonianza di Mykola, che vive in un palazzo di Lysychansk, nel Donbass, più volte centrato dagli attacchi russi:

“Io non capisco il motivo per cui i nostri soldati sparano dalle città e non dai campi”.

E questa è quella di un uomo residente nella stessa zona:

C’è attività militare qui nel quartiere. Quando c’è fuoco in uscita, subito dopo c’è fuoco in entrata”.

A Lysychansk i ricercatori di Amnesty International hanno visto soldati in un palazzo a 20 metri di distanza dall’entrata di un rifugio sotterraneo usato dagli abitanti e dove un anziano è stato ucciso.

In una città del Donbass, il 6 maggio, le forze russe hanno colpito con le bombe a grappolo (vietate dal diritto internazionale e inerentemente indiscriminate) un quartiere di case per lo più a un piano o a due piani dove era in funzione l’artiglieria ucraina. I frammenti delle bombe a grappolo hanno danneggiato l’abitazione dove Anna, 70 anni, vive con la madre novantacinquenne.

“Le schegge sono passate attraverso la porta. Io ero dentro casa. L’artiglieria ucraina si trovava nei pressi del mio giardino. I soldati erano dietro al giardino e dietro la casa. Da quando la guerra è iniziata li ho visti andare e tornare. Mia madre è paralizzata, per noi è impossibile fuggire”.

All’inizio di luglio, nella regione di Mykolaiv, un contadino è rimasto ferito nell’attacco delle forze russe contro un deposito di grano. Ore dopo l’attacco, i ricercatori di Amnesty International hanno notato la presenza di soldati ucraini e di veicoli militari nella zona del deposito. Testimoni oculari hanno confermato che quella struttura, situata lungo la strada che porta a una fattoria dove persone vivono e lavorano, era stata usata dalle forze ucraine.

Mentre i ricercatori di Amnesty International stavano esaminando i danni arrecati a palazzi e ad altre strutture civili nelle regioni di Kharkiv, del Donbass e di Mykolaiv, hanno udito spari provenienti dalle postazioni ucraine situate nelle vicinanze.

A Bakhmut, molte testimonianze hanno parlato di un edificio usato dai soldati ucraini e situato a neanche 20 metri di distanza da un palazzo a più piani. Il 18 maggio un missile russo ha colpito il palazzo distruggendo parzialmente cinque appartamenti e danneggiando edifici vicini.

Tre abitanti hanno riferito che prima dell’attacco delle forze russe, quelle ucraine avevano utilizzato un edificio dall’altra parte della strada e che due camion dell’esercito ucraino erano parcheggiati di fronte a un’abitazione rimasta danneggiata dal missile.

I ricercatori di Amnesty International hanno rinvenuto tracce, all’interno e all’esterno dell’edificio, della presenza dei soldati ucraini, tra cui sacchi di sabbia, pezzi di plastica nera per coprire le finestre e nuovi kit di pronto soccorso di manifattura statunitense.

“Non ci è permesso dire nulla su cosa fa l’esercito, ma siamo noi a pagare le conseguenze”, ha detto ad Amnesty International un sopravvissuto all’attacco.

Basi militari all’interno degli ospedali

In cinque diverse località, i ricercatori di Amnesty International hanno visto le forze ucraine usare gli ospedali come basi militari. In due città decine di soldati stavano riposando, passeggiando o mangiando all’interno di strutture ospedaliere. In un’altra città i soldati stavano sparando nei pressi di un ospedale.

Il 28 aprile un attacco aereo russo ha ucciso due impiegati di un laboratorio medico alla periferia di Kharkiv dopo che le forze ucraine avevano installato una base nelle immediate adiacenze.

Usare gli ospedali a scopi militari è un’evidente violazione del diritto internazionale umanitario.

Basi militari all’interno delle scuole

L’esercito ucraino colloca abitualmente le sue basi all’interno delle scuole dei villaggi e delle città del Donbass e della regione di Mykolaiv. Le scuole sono temporaneamente chiuse ma molte sono situate vicino a insediamenti urbani.

In 22 delle 29 scuole visitate, i ricercatori di Amnesty International hanno trovato soldati o rinvenuto prove delle loro attività, in corso al momento della visita o precedenti: tenute da combattimento, contenitori di munizioni, razioni di cibo e veicoli militari.

Le forze russe hanno colpito molte delle scuole usate dall’esercito ucraino. In almeno tre città, dopo i bombardamenti russi, i soldati ucraini si sono trasferiti in altre scuole, mettendo ulteriormente in pericolo i civili.

In una città a est di Odessa, Amnesty International ha notato in molte occasioni i soldati ucraini usare aree civili per alloggiare e fare addestramento, tra cui due scuole situate in zone densamente popolate. Tra aprile e giugno gli attacchi russi contro le scuole della zona hanno causato diversi morti e feriti. Il 28 giugno un bambino e un’anziana sono stati uccisi nella loro abitazione, colpita da un razzo.

A Bakhmut, il 21 maggio, un attacco delle forze russe ha colpito un edificio universitario usato come base militare dalle forze ucraine uccidendo sette soldati. L’università è adiacente a un palazzo a più piani, danneggiato nell’attacco insieme ad altre abitazioni civili a non più di 50 metri di distanza. I ricercatori di Amnesty International hanno visto la carcassa di un veicolo militare nel cortile dell’università bombardata.

Il diritto internazionale umanitario non vieta espressamente alle parti in conflitto di installarsi in scuole dove non sono in corso lezioni. Tuttavia, le forze armate devono evitare di usare scuole situate nei pressi di insediamenti civili, salvo quando non vi sia un’urgente necessità di tipo militare. Anche in questo caso, devono avvisare i civili e se necessario assisterli nell’evacuazione, cosa che nei casi esaminati da Amnesty International non pare si sia verificata.

I conflitti armati pregiudicano gravemente il diritto all’istruzione. Inoltre, l’uso a scopo militare delle scuole può dar luogo a distruzioni che, a guerra finita, possono continuare a negare quel diritto. L’Ucraina è uno dei 114 stati che hanno sottoscritto la Dichiarazione sulle scuole sicure, un accordo che intende proteggere l’istruzione durante i conflitti armati e che prevede l’utilizzo di scuole abbandonate o evacuate solo quando non vi siano alternative praticabili.

Attacchi indiscriminati delle forze russe

Molti degli attacchi delle forze russe documentati da Amnesty International nei mesi scorsi sono stati portati a termine mediante l’uso di armi inerentemente indiscriminate, come le bombe a grappolo che sono messe al bando a livello internazionale, o di armi esplosive che producono effetti su larga scala. Altri attacchi sono stati condotti con armi guidate con vari livelli di precisione che, in alcuni casi, hanno effettivamente colpito il bersaglio designato.

La tattica delle forze ucraine di collocare obiettivi militari all’interno dei centri abitati non giustifica in alcun modo attacchi indiscriminati da parte russa. Tutte le parti in conflitto devono sempre distinguere tra obiettivi militari e obiettivi civili e prendere tutte le precauzioni possibili, anche nella scelta delle armi da usare, per ridurre al minimo i danni ai civili. Gli attacchi indiscriminati che uccidono o feriscono civili o danneggiano obiettivi civili sono crimini di guerra.

“Chiediamo al governo ucraino di assicurare immediatamente l’allontanamento delle sue forze dai centri abitati o di evacuare le popolazioni civili dalle zone in cui le sue forze armate stanno operando. Gli eserciti non devono mai usare gli ospedali per attività belliche e dovrebbero usare le scuole o le abitazioni dei civili solo come ultima risorsa, quando nessun’altra alternativa sia percorribile”, ha dichiarato Agnès Callamard, segretaria generale di Amnesty International.

Ulteriori informazioni

Il diritto internazionale umanitario chiede a tutte le parti in conflitto di fare il massimo possibile per non collocare obiettivi militari all’interno o nei pressi di centri abitati. Altri obblighi circa la protezione delle popolazioni civili prevedono la loro evacuazione da luoghi prossimi a obiettivi militari e un preavviso efficace su ogni attacco che possa avere conseguenze per le popolazioni civili.

Il 29 luglio Amnesty International ha trasmesso al ministero della Difesa di Kiev le conclusioni delle sue ricerche. Al momento, non è ancora pervenuta una risposta.

Rec News dir. Zaira Bartucca

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CONFLITTO RUSSO-UCRAINO

Minori sottratti all’Ucraina con la scusa della guerra, una task force fa il punto

Un fenomeno ancora poco attenzionato è quello della sottrazione internazionale di minore: si spendono tante parole quando riguarda due genitori che abitano in Paesi diversi, ma si dice ancora poco sui bambini – tantissimi – trasportati come pacchi postali da un capo all’altro del mondo, complici situazioni di crisi e adozioni spesso illecite

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Minori sottratti all'Ucraina con la scusa della guerra, una task force fa il punto | Rec News dir. Zaira Bartucca

I conflitti geopolitici – è noto – sono un’occasione ghiotta per i trafficanti d’armi, per determinate ONG risolute a lucrare su emergenze umanitarie create ad arte, per i business legati alla ricostruzione e, anche, per ingrossare i traffici umani. Un fenomeno ancora poco attenzionato è quello della sottrazione internazionale di minore: si spendono tante parole quando riguarda due genitori che abitano in Paesi diversi, ma si dice ancora poco sui bambini – tantissimi – trasportati come pacchi postali da un capo all’altro del mondo, complici situazioni di crisi e adozioni spesso illecite.

Il conflitto russo-ucraino non è diverso: dal suo scoppio è purtroppo crescente il numero di bambini che sparisce dall’Ucraina alla volta di Stati esteri per non lasciare traccia o per diventare il centro di conflitti diplomatici. Quando non finiscono nella rete dei trafficanti, molti minori si trovano infatti loro malgrado al centro di affidamenti illeciti per colpa di associazioni che fanno false promesse a famiglie destinatarie a volte ignare, omettendo la presenza di parenti. Con tutti i rischi legali del caso.

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Nel caso dell’Ucraina, c’è una questione aggiuntiva: il Paese dell’ex Unione sovietica ha una delle legislazioni più stringenti al mondo in fatto di tutela dei minori, e questo in forza alle sottrazioni che si sono verificate nel 1986 a causa del disastro di Chernobyl. Le tensioni con la Russia non hanno – giustamente – allentato le maglie delle norme a tutela dei giovanissimi e i vari governi che si succedono, pur ammettendo l’ospitalità temporanea, sono costantemente al lavoro per far rientrare i più piccoli nel loro Paese e per riammetterli nei nuclei familiari più prossimi.

Questioni complesse e sfaccettate su cui si è in parte concentrata la “Task Force Minori” contesi che si è riunita ieri. L’incontro, presieduto dalla Direzione Generale per gli Italiani all’Estero, ha permesso di fare nuovamente il punto su casi di minori sottratti in Ucraina, molti dei quali non ancora reperibili. Sono state poi affrontate altre vicende di sottrazione internazionale rispetto alle quali sono state programmate azioni di sinergia tra le amministrazioni coinvolte.

Il fenomeno dei minori contesi o sottratti non conosce, purtroppo, battute d’arresto: nella prima metà del 2022 la Farnesina ha registrato 51 nuovi casi segnalati (rispetto ai 29 dello stesso periodo del 2021), di cui 30 in Europa, 15 in America, 3 in Asia e 3 nel Mediterraneo e Medio Oriente. Il fenomeno, tuttavia, potrebbe essere molto più esteso.

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CONFLITTO RUSSO-UCRAINO

La via diplomatica secondo Biden. Un altro miliardo all’Ucraina in razzi e artiglieria pesante

Secondo la scheda informativa pubblicata sul sito della Difesa americana, circa 350 milioni del miliardo annunciato provengono dall’autorità di prelievo presidenziale. Ecco perché una guerra il più duratura possibile rappresenta un vantaggio imprescindibile per gli Stati Uniti e per la stessa Ue

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La via diplomatica secondo Biden. Un altro miliardo all'Ucraina in razzi e artiglieria pesante | Rec News dir. Zaira Bartucca
Foto Austin Fraley

Mentre il presidente della Federazione russa Vladimir Putin manifesta nuovamente la volontà di riaprire i tavoli diplomatici e mentre parte dell’Ucraina è interessata dalle operazioni di ricostruzione, il dipartimento americano della Difesa ha annunciato lo stanziamento di “un altro miliardo per l’Ucraina per l’acquisto di sistemi di difesa costiera arpione, munizioni, razzi di artiglieria ad alta mobilità o HIMARS”. E’ quanto fa sapere lo stesso Pentagono.

Secondo quanto diramato, la misura appena adottata del “prelievo” consente al presidente americano (in “determinate circostanze” che però non vengono citate) di “ritirare armi, munizioni e materiale esistenti dalle scorte militari statunitensi e fornirli ad altre nazioni”. Secondo la scheda informativa pubblicata sul sito della Difesa americana, circa 350 milioni del miliardo annunciato provengono dall’autorità di prelievo presidenziale, che servirà a finanzare“18 obici da 155 mm, 36.000 colpi di munizioni da 155 mm, 18 veicoli tattici, munizioni aggiuntive per sistemi a razzo di artiglieria ad alta mobilità, quattro veicoli tattici aggiuntivi, pezzi di ricambio e altre attrezzature”.

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Una guerra il più duratura possibile rappresenta un vantaggio imprescindibile per i traffici umanitari e bellici che ne derivano e per stessi gli Stati Uniti, che si sono detti propensi a “sacrificare fino all’ultimo ucraino” (cit. Biden): il grano ucraino fa ombra a quello canadese e in più l’Ucraina è una delle roccaforti mondiali del litio, uno dei materiali del futuro che consentirà l’affermazione ulteriore della mobilità elettrica e di ritrovati tecnologici come gli esoscheletri, su cui sono già al lavoro le Big tech.

Ma – contrariamente alle previsioni iniziali – l’Ucraina sta serrando i ranghi e perfino tra militari e governatori c’è chi ha mangiato la foglia e inizia a manifestare malcontento verso gli accordi sottobanco stretti da Zelensky con le potenze occidentali. Il Pentagono, intanto, ha ammesso in un breve dispaccio del 9 giugno l’esistenza di bio-laboratori finanziati dalla Difesa americana – come abbiamo rivelato lo scorso marzo in un’inchiesta documentata – adducendo tuttavia scusanti di ordine sanitario e di sicurezza.

I dossier resi noti dal ministero della Difesa russo e dal capo delle Forze di protezione dalle Radiazione e dalla contaminazione chimica e biologica, tuttavia, raccontano un’altra realtà, che farebbe il paio con un interesse diretto da parte degli Stati Uniti e di diversi Stati europei (Italia compresa) a far durare il più possibile situazioni di caos e di guerra in Ucraina in modo da miscelare le responsabilità dirette e – se possibile – dissiparle. Il comodo capro espiatorio degli eventi è stato già individuato, e qualunque cosa accada parte dell’opinione pubblica è già stata addomesticata all’attacco gratuito contro Vladimir Putin. L’altra parte, quella meno suggestionabile, è stata invece implicitamente minacciata nella sua libertà di espressione per mezzo dello spettro di liste di proscrizione, inventate dal mainstream (e poi smentite) e rilanciate dal finto anti-mainstream.

Si agita intanto il blocco europeista: oggi la visita di Draghi, Macron e Sholz a Kiev, mentre ieri il gruppo di contatto per la “difesa” dell’Ucraina a Bruxelles ha tenuto la sua terza riunione, dove sono intervenuti anche il segretario americano alla Difesa Lloyd J. Austin III e il presidente del Joint Chiefs of Staff, il generale Mark A. Milley.

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