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Bibbiano è solo la punta dell’iceberg di un sistema che sul disagio familiare reale o presunto (denunce, problemi economici, separazioni…), attraverso relazioni false o alterate dei servizi sociali tenta strappare ingiustamente i bambini alle famiglie. E’ quanto raccontano gli episodi di cronaca che si vanno sempre più moltiplicando. Un vero e proprio sistema che viene usato per togliere i figli ai genitori che denunciano il partner, che non è stato ancora stato sgominato. L’inchiesta su Bibbiano ha rivelato che il legame che unisce un essere umano ai genitori veniva, non solo ignorato, ma, in certi casi, manipolato allo scopo di spezzarlo e incrementare il business degli affidi illeciti. Sabato 26 marzo a Milano davanti alla sede del Comune si svolgerà un sit-in autorizzato contro gli episodi spesso ignorati dalle Procure. Associazioni i cittadini si ritroveranno per ricordare che il sistema continua: non si può fare finta di niente o girarsi dall’altra parte.

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Davanti a Palazzo Marino, politici, rappresentanti di diverse Associazioni ed alcune vittime di questo sistema saranno presenti per portare le loro atroci ma attualissime testimonianze. Dalle 18,00 alle 20,00 ci sarà un convegno all’Auditorium Gaber di Milano con relatori diversi politici e avvocati. Tra gli interventi si parlerà del quadro normativo che gli intervenuti auspicano venga cambiato e delle case famiglie per bambini che, dicono i promotori, “devono essere chiuse. Non si può più rimandare. Citando l’ambasciatrice per i diritti dei bambini Vincenza Palmieri infatti ‘solo chiudendo queste strutture si può troncare un indotto costituito da quarantamila posti letto che devono essere occupati da dei bambini giustificando un consistente numero di posti di lavoro e di strutture nate apposta per mantenere questo status quo. Non basta liberare quarantamila bambini, perché altrettanti saranno individuati dal sistema, strappati ai genitori e portati via, anche con l’uso della forza, per riempire quei letti vuoti. Il MOMENTO È ORA. Non era ieri, non sarà domani, ma è ora, perché tutti questi bambini devono tornare a casa”.

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3 Comments

  1. Tellez jael bg

    17 Marzo 2022 at 20:05

    Anch’io e altre mamme chiediamo urgentemente aiuto mi vogliono togliere la patria potestà genitoriale tutto colpa di una comunità e delle ass.sociali loro mi hanno chiuso in un ospedale e fatto sparire miei figlie devo presentarmi a maggio nel tribunale di minore di Brescia chiedo cortesemente aiuto a voi e non sono unica mamma siamo in tanti voglio recuperare miei bambini grazie

    • Redazione

      18 Marzo 2022 at 09:56

      Buongiorno, mandi una mail a redazione@recnews.it con la documentazione in suo possesso in modo da poterci far studiare il suo caso e darne conto. Un cordiale saluto

  2. Tellez jael

    17 Marzo 2022 at 19:51

    Che e una buona idea lamanifestazion

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CALABRIA

“Nord Africa”, la Corte dei Conti respinge le eccezioni della difesa. Presunto danno erariale da oltre 5 milioni

La Procura ipotizza la presenza di “un sistema teso a favorire l’indebita percezione dei contributi pubblici concessi per assicurare un ricovero ai migranti”. Coinvolto anche l’ex sindaco di Riace Mimmo Lucano e alcuni componenti della sua giunta comunale

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Nord Africa, la Corte dei Conti respinge le eccezioni della difesa. Presunto danno erariale da 5 milioni. Coinvolto anche l'ex sindaco di Riace Mimmo Lucano | Rec News dir. Zaira Bartucca

La Sezione Giurisdizionale della Corte dei Conti di Catanzaro ha rigettato le eccezioni presentate dalla Difesa dei sindaci e delle cooperative coinvolte nel procedimento “Nord Africa”. La Procura ipotizza un danno erariale di oltre 5 milioni e la presenza di “un sistema teso a favorire l’indebita percezione dei contributi pubblici concessi per assicurare un ricovero ai soggetti migranti”. I giudici Luigi Cirillo, Carlo Efisio Marré Brunenghi e Guido Tarantelli hanno dunque disposto il prosieguo dei giudizio.

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Coinvolto anche l’ex sindaco di Riace Mimmo Lucano

A essere coinvolti sono 27 rappresentanti di cooperative con sede a Cosenza, Catanzaro, Crotone e Reggio Calabria e 14 amministratori locali. Tra questi l’ex sindaco di Riace Mimmo Lucano e alcuni componenti della sua giunta, nelle persone di Giuseppe Gervasi (vice-sindaco), Antonio Rullo, Giovanni Nisticò e Maria Immacolata Cesare (assessori). Coinvolto anche Cosimo Damiano Musuraca. Alcuni dei soggetti sono stati condannati in primo grado – come abbiamo avuto modo di documentare – nell’ambito del Processo Xenia, che tra le altre cose si concentra sulla presunta distrazione di fondi pubblici e sul loro utilizzo a fini personali.

Gli altri nomi (ordine alfabetico)

A essere altresì interessati dal procedimento sono Ilario Ammendolia, Carlo Berardini, Angela Biondi, Francesco Cagliuso, Gennaro Capparelli, Antonio Cavallo, Anna Maria Costabile, Pino Piero De Lucia Lumeno, Angelo Ilario Di Masi, Carmine Federico, Daniela Ferrari, Pasquale Fragale, Francesco Giordano, Domenico Lia, Salvatore Maisano, Giovanni Manoccio, Salvatore Mazzeo, Vincenzo Pati, Federica Porcarelli, Silvestro Raso, Giovanni Riccio, Luisa Scalise, Giuseppe Sera, Caterina Spanò.

“Accordi illeciti”, assenza di gare pubbliche e distrazione di fondi

Da parte della Guardia di Finanza sono state inoltre evidenziate presunte irregolarità nella gestione delle convenzioni intercorse tra soggetto attuatore e contraenti. Secondo la Procura “l’emergenza migranti nella Regione Calabria era stata oggetto di un accordo illecito”. In particolare i soggetti interessati avrebbero agito “senza effettuare una gara anche informale”. “Senza avere i requisiti per garantire le prestazioni stabilite nei provvedimenti emergenziali” avrebbero inoltre “percepito compensi e remunerazioni non dovuti ed esorbitanti rispetto ai servizi offerti”.

Le origini del procedimento

Tutto nasce nel 2017, quando su input di varie denunce alle Fiamme Gialle vengono avviati diversi procedimenti penali dalla Procura di Paola e dalla Procura di Catanzaro. I finanzieri iniziano a concentrarsi sulle presunte gravi irregolarità che avrebbero determinato un ingiustificato arricchimento dei gestori dei progetti che avrebbero dovuto essere indirizzati ai migranti provenienti dal Nord Africa. La lente degli inquirenti non trascura neppure il soggetto attuatore Salvatore Mazzeo, delegato a stipulare le convenzioni per il ricovero dei migranti in rappresentanza del Settore Protezione Civile della Regione Calabria. In questo contesto sarebbe stata messa in atto una condotta illecita tesa a favorire società, cooperative e consorzi costituiti in data successiva alla presentazione delle offerte. Sarebbero stati inoltre liquidati corrispettivi sovrastimati rispetto alla reale ricettività, riconoscendo agli affidatari compensi per posti non occupati.

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INCHIESTE

Chi guadagna col vaiolo delle scimmie

Sono diverse le multinazionali farmaceutiche al lavoro per sfruttare l’affare Monkeypox, ma la società che già si sfrega le mani (perché ha un vaccino pronto per chi si volesse immolare) è Bavarian Nordic. L’antivirale lo producono in molti, compresa un’azienda collegata a Pfizer

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Chi guadagna col vaiolo delle scimmie | Rec News dir. Zaira Bartucca

Il vaiolo delle scimmie ha già tutto quello che aveva il coronavirus a gennaio del 2020. Anzitutto, un nome orecchiabile da piazzare ovunque (“monkeypox”) e un animale a cui deve la sua “fortuna” mediatica. In attesa di un autunno che per alcuni deve prospettare sempre qualcosa di terribile, può contare fin da ora su immagini terroristiche in grado di far azionare il meccanismo problema-soluzione: una volta erano i pazienti intubati, oggi il sistema scommette tutto sui bubboni e sulle pustole in bella vista. Non è un bel vedere, certo, ma è giusto per tranquillizzare. Anche il web e i social fanno la loro parte: meme, previsioni apocalittiche e tutte le malattie della pelle conosciute si materializzano nei profili e nei gruppi con un solo obiettivo: cancellare il covid (e forse la guerra) e piazzare un’altra emergenza.

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In grado di legittimare le misure agendiste e draconiane del governo, e di rimpolpare business che altrimenti evaporerebbero. Il 90% degli italiani, ormai, compra solo per necessità, e la salute è una di queste. La sanità, poi, deve essere cambiata a colpi di allarmismi. Il futuro è la telemedicina: ospedali chiusi o trasformati, e un conveniente controllo da remoto che farà in modo che si possa scrivere la parola fine su un sistema sanitario nazionale a torto vissuto come spesa anziché come occasione di supporto al cittadino.

Ma c’è una differenza

Ma c’è una differenza tra il covid e il vaiolo “delle scimmie”. E’ infatti già stato reso noto che il morbo (se mai si riuscisse a contrarlo, visto che l’OMS ne ha dichiarato la scomparsa nel 1980) si cura. Farmaci locali, antipiretici, antibiotici, antivirali e chi più ne ha più ne metta: almeno stavolta, la stampa commerciale non farà finta di non sapere per un anno e mezzo. Il rovescio della medaglia, però, è che – come è stato per Pfizer – diverse aziende sono già schierate e già si leccano i baffi per l’impennata delle loro azioni, che hanno ottenuto grazie all’avvio dell’ennesima campagna global-terroristica (in un’altra epoca, si sarebbe chiamato aggiottaggio).

Basti notare che il John Hopkins Center da qualche giorno ha affiancato alla conta dei contagi covid quella dei casi isolatissimi di vaiolo delle scimmie, e che anche alle nostre latitudini tutti gli ospedali e i virologi di sistema stanno tentando di tornare ai loro posti, in molti casi con i loro conflitti di interessi e i loro legami a doppio filo con le big pharma e con gli informatori scientifici. Negli ultimi anni abbiamo imparato a conoscere AstraZeneca, Moderna, Pfizer, Johnson&Johnson, ma chi c’è, stavolta, in prima fila? Vediamolo.

L’azienda che produce il vaccino

Sono diverse le multinazionali farmaceutiche al lavoro per sfruttare l’affare Monkeypox, ma la società che già si sfrega le mani (perché ha un vaccino pronto per chi si volesse immolare) è Bavarian Nordic. L’azienda biotecnologica con sede a Hellerup, in Danimarca, di recente ha annunciato diversi ordini da parte di alcuni Stati europei, anche se non è voluta entrare nello specifico. Affari che, comunque, hanno permesso un rialzo delle sue azioni, che nell’ultima settimana hanno guadagnato un 20-30% in più. Non c’è che dire, la paura frutta e in questo caso ha un nome: Imvanex, il vaccino che – come per il covid – non può essere acquistato dai cittadini, ma può essere ordinato solo dai governi o da enti militari. E’ stato già impiegato in Gran Bretagna e anche in Israele, che come si ricorderà è stato tra i Paesi maggiormente vaccinati e che più hanno scontato le politiche repressive legate al covid.

L’antivirale lo produce un’azienda collegata a Pfizer

Spostandosi nell’area farmaci antivirali, salta all’occhio Viatris, multinazionale attiva in diversi campi medici e biotecnologici. Non sorprenderà sapere che è nata tra la fusione tra una parte di Pfizer (altrove associata a Biontech) e Mylan. L’antivirale che produce si chiama Cidofovir, che viene impiegato anche per altre malattie.

Vaiolo, ma anche antrace

Molto attiva anche nel campo dell’antrace (ne abbiamo parlato quando ci siamo soffermati sulla presenza di biolaboratori in Ucraina) è l’americana Emergent Bio Solution. Il suo antivirale è a marchio Tembexa (brincidofovir). C’è poi Siga Technologies e il suo Tpoxx, che già vanta ordini milionari da parte del Pentagono, con la commessa appena ottenuta da quasi 8 milioni di dollari. In tutti i casi, si tratta di farmaci e vaccini che, pur venendo impiegati per altre malattie, non potrebbero contare su commesse milionarie senza una campagna allarmistica appositamente generata. Almeno per quanto riguarda il vaiolo: eradicato, come accennato, dal 1980, con esso rischiano di scomparire anche i business delle aziende che guadagnano sulla sua esistenza.

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POLITICA

Petrocelli silurato, la Commissione Esteri del Senato ha un nuovo presidente

Le manovre per il suo insediamento – supportate anche dalla Lega di Salvini, che oggi si è complimentato via social – sono la conseguenza…

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Petrocelli silurato, la Commissione Esteri del Senato ha un nuovo presidente | Rec News dir. Zaira Bartucca
Immagine Angelo Carconi (Ansa)

La Commissione Esteri del Senato ha un nuovo presidente: è Stefania Craxi, figlia di Bettino. Le manovre per il suo insediamento – supportate anche dalla Lega di Salvini, che oggi si è complimentato via social – sono la conseguenza dell’addio di Petrocelli. Il pentastellato è stato costretto a lasciare la commissione e anche il M5S dopo aver espresso posizioni critiche verso l’invio di armi in Ucraina e verso l’operato del governo Draghi.

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Negli scorsi giorni la Giunta per il regolamento aveva votato a favore dello scioglimento della Commissione Esteri dopo che venti membri di tutti i partiti avevano annunciato le loro dimissioni.

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