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AL PRESIDENTE DEL TRIBUNALE DI ROMA
AL PROCURATORE DELLA REPUBBLICA PRESSO IL TRIBUNALE DI ROMA
AL PRESIDENTE DELL’UNIONE DELLE CAMERE CIVILI
AL PRESIDENTE DELL’UNIONE DELLE CAMERE PENALI
AL CONSIGLIO DELL’ORDINE DEGLI AVVOCATI DI ROMA
AL CONSIGLIO NAZIONALE FORENSE

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LETTERA APERTA – APPELLO


Alle Signorie Vostre Illustrissime, ciascuno per le proprie competenze, per un immediato ripristino della legalità giuridica e giudiziaria, e per la salvaguardia delle funzioni difensive nei processi avverso:

  • L’eversione dell’ordinamento costituzionale; delle fonti del diritto e della legalità sostanziale;
  • La violazione dei diritti fondamentali della persona umana;
  • La limitazione della funzione difensiva, della libertà e dell’autonomia della professione forense;

Premesso:

il biennio trascorso in condizione di eccezione, di tolleranza e sopportazione, il decreto legge n. 1 del 7 gennaio 2022 ha superato il limite del giuridicamente accettabile, introducendo una normativa che incide in maniera insostenibile sullo svolgimento pratico delle attività assistenziali e difensive prestate quotidianamente da ogni avvocato. A prescindere dalle varie posizioni di carattere etico o ideologico, non può ignorarsi quale e quanta irragionevolezza pervada la disposizione di cui all’art. 9 sexies comma 4 DL 52/2021 come modificato dal DL 1/2022, laddove prevede che nei luoghi della giustizia possano accedere esclusivamente avvocati muniti di certificazione verde covid-19 (c.d. green pass), causando il rischio che una parte processuale venga deprivata del proprio difensore di fiducia mentre, invece, il comma 8 dell’art. 9 sexies cit., nel prevedere che parti e testimoni non siano soggetti a green pass o a screening, lascia impregiudicato il pericolo che possano contagiare gli altri presenti in aula, nei corridoi o nelle cancellerie.

Sul punto così si è appena (09/01/2021) espresso il Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Milano Avv. Vinicio Nardo: «Comunque la si pensi su vaccini, contagi, varianti e tamponi, non si può sentire una legge che sostanzialmente dice “il legittimo impedimento non vale come legittimo impedimento”. E’ successo in passato con una poco gloriosa sentenza della cassazione, ma lì il tema era l’abuso del diritto. Qui invece parliamo di “esercizio” di un diritto. Ed il problema non è come sostituire il difensore senza pass. Il problema (ben più grave perché va alla radice dell’art. 24 della Costituzione) è privare il cittadino del diritto di scegliersi l’avvocato».

Allo stesso modo, avendo la norma affidato il fine di tutelare la “salute pubblica e mantenere adeguate condizioni di sicurezza” ad un certificato amministrativo rilasciato sulla base dell’esito negativo di un test di screening, il nuovo comma 4 dell’art. 9 sexies DL 52/21 pone una limitazione non solo irrazionale e discriminatoria, ma addirittura pericolosa per la salute altrui in ragione dell’ingresso nei tribunali consentito a soggetti (anche colleghi avvocati) contagiati e contagiosi muniti di un certificato verde a lunga scadenza – che quindi non effettuano alcuno screening – posto che è riconosciuto dalle autorità sanitarie che i sieri vaccinali non garantiscono né l’immunità né la sterilità.

Ciò ovviamente sarebbe di lampante evidenza per chiunque si ponga nella prospettiva della efficacia di una misura preventiva di natura sanitaria che tale non è, e questa nuova disciplina “emergenziale” lo dimostra. Anche la gestazione del testo normativo è stato malcelato da bozze che annunciavano un giusto periodo di adeguamento (come peraltro fatto nei precedenti decreti legge), senza considerare le note difficoltà delle farmacie e dei centri vaccinali per la elevata domanda di tamponi – oggi pure riservata a categorie prioritarie indicate dal Ministero della Salute – il tutto ignorato dall’adozione nottetempo di una disciplina che nuovamente ha tradito la fiducia nel patto sociale con l’imposizione di un obbligo deciso il venerdì 7 gennaio per farlo entrare in vigore il lunedì 10 gennaio.

Ma l’aggressione che la disciplina fa ai principi fondanti l’esercizio della professione forense è data dal nuovo comma 8 bis dell’art. 9 sexies del DL 52/21 introdotto dall’art. 3 DL 1/22 laddove dispone che “l’assenza del difensore conseguente al mancato possesso o alla mancata esibizione della certificazione verde COVID-19 di cui al comma 1 non costituisce impossibilità di comparire per legittimo impedimento.” In altri termini, non solo si priva il giudice dello ius dicere, della facoltà di stabilire la natura di un fatto concreto, giuridicamente rilevante e parte di un rapporto processuale, ma si limita gravemente l’avvocato nell’esercizio autonomo, libero e indipendente della propria funzione, che pertanto viene sottoposto ad un obbligo di trattamento tanto inutile (per come concepito) quanto gravoso (per l’attuale contesto sociale).

Impedire all’avvocato o al difensore di accedere agli uffici giudiziari comporta che la parte assistita in giudizio incorrerà in preclusioni processuali, delle quali risponderà, disciplinarmente e civilmente, lo stesso difensore, nonostante l’assenza sia riconducibile ad un fatto ad esso non imputabile. L’avvocato, dunque, in virtù di questa normativa, se non esibirà il certificato verde perderà il cliente e sarà esposto a responsabilità professionale, oltre che ricevere un danno alla propria reputazione che è alla base della professione forense.

Tale normativa colloca l’avvocato senza certificazione verde in posizione diseguale e peggiorativa rispetto agli altri lavoratori assoggettati allo stesso controllo per lavorare, atteso che essi, per espressa previsione normativa, non sono soggetti a provvedimento disciplinare e non perdono il posto di lavoro: è evidente, infatti, l’illegittimità dell’art. 3, comma 1, lett. b), del Decreto Legge del 7 gennaio 2022, n. 1, che, oltre a comportare una violazione del diritto di difesa, arrecherà un pregiudizio irreparabile alla Avvocatura tutta. La novella normativa, in questo modo, divide in due la categoria degli avvocati, assegnando solo a coloro in possesso di un certificato amministrativo la possibilità di poter accedere negli uffici giudiziari, di presenziare alle udienze e di esercitare doverosamente e liberamente la professione forense.

Solo l’idea dovrebbe far inorridire un giurista, figurarsi un avvocato del libero foro ed a fortiori l’ente rappresentativo della categoria forense, circondariale e nazionale, che non possono rimanere silenti innanzi all’asservimento della professione forense al possesso di una certificazione amministrativa posta quale condizione legittimante per l’accesso ai luoghi di giustizia ove si svolge il servizio costituzionale della tutela dei diritti dei cittadini. Invero, la menzionata disposizione normativa si pone in netto contrasto con gli artt. 111, 24 e 3 della Costituzione, come pure con il diritto sovranazionale. Impedire l’accesso agli uffici giudiziari agli avvocati e agli altri difensori sprovvisti della certificazione verde COVID – 19 si risolve, di fatto, in una violazione del diritto di difesa, definito dall’art. 24 della Costituzione “inviolabile”, e quindi non sottoponibile a condizione, nonché del principio del giusto processo espresso dall’art. 111 della Costituzione.

La difesa tecnica, che altro non è che estrinsecazione del diritto di difesa, non può essere in alcun modo impedita, proprio in virtù del principio di inviolabilità sancito dal citato art. 24 della Costituzione. L’art. 3, comma 1, lett. b) del Decreto Legge del 7 gennaio 2022, n. 1, ha come inesorabile effetto quello di privare i cittadini assistiti da un difensore, che per disparate ragioni potrebbe non essere in possesso della certificazione verde COVID – 19, della difesa tecnica in giudizio. È inutile qui menzionare le gravissime ripercussioni che siffatta privazione avrà sul diritto di difesa, essendo notorio il pregiudizio che deriverebbe dall’assenza del difensore in giudizio (decadenza, inammissibilità, improcedibilità e altre
preclusioni processuali relative alla difesa in giudizio).

CONSIDERATO CHE: Il D.P.R. n. 445 del 28 dicembre 2000 meglio noto come “Testo Unico delle disposizioni legislative e regolamenti in materia di documentazione amministrativa” stabilisce che tutti i cittadini che entrano in contatto con le pubbliche amministrazioni possono sostituire o, meglio, costituire i tradizionali certificati amministrativi o, comunque, i documenti concernenti stati, qualità personali e fatti, con dichiarazioni sostitutive dei certificati o documenti medesimi, che hanno la stessa efficacia e validità temporale dell’atto che vanno a sostituire.

Con le modifiche apportate dall’art. 15 Legge 12.11.2011 n. 183 all’art .40 del D.P.R. 445/2000 si è stabilito che “Le certificazioni rilasciate dalla pubblica amministrazione in ordine a stati, qualità personali e fatti sono valide e utilizzabili solo nei rapporti tra privati”, tant’è che sui certificati amministrativi è prevista, a pena di nullità dell’atto, l’apposizione della seguente formula “Il presente certificato non può essere prodotto agli organi della pubblica amministrazione o ai gestori di pubblici servizi” e che nei rapporti con gli organi della pubblica amministrazione e con i gestori di pubblici servizi, invece, “i certificati
amministrativi e gli atti di notorietà sono sempre sostituiti dalle dichiarazioni di cui agli articoli 46 e 47”.

L’art. 47 del D.P.R. 445/2000, al terzo comma, stabilisce che “fatte salve le eccezioni espressamente previste per legge, nei rapporti con la pubblica amministrazione e con i concessionari di pubblici servizi, tutti gli stati, le qualità personali e i fatti non espressamente indicati nell’articolo 46 sono comprovati dall’interessato mediante la dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà“. L’art. 74 DPR 445/2000 qualifica il rifiuto del pubblico funzionario di ricevere l’autocertificazione come una violazione dei doveri d’ufficio. La c.d. autocertificazione, infine, è stata già ampiamente richiesta ed utilizzata nel contesto e dalla normativa emergenziale per l’attestazione di stati e condizioni personali – anche di natura sanitaria – e che la nuova disciplina introdotta con il DL 1/22 non pone alcun limite espresso o esclusione o abrogazione del T.U. 445/2000

Per premesso e considerato, AVVOCATI LIBERI COMUNICANO: Alle SS.LL. che dall’entrata in vigore dell’obbligo di possesso del c.d. green pass per l’accesso ai luoghi della giustizia, il possesso e l’esibizione del detto certificato sarà sostituito da un’autocertificazione di cui all’art. 47 D.P.R. 445/2000 con cui, previa auto-somministrazione di un test antigenico rapido, si attesterà, sotto la propria responsabilità penale, la condizione e lo stato di salute dell’avvocato (positività o negatività all’infezione da sars-cov-2). Si chiede pertanto ai capi degli uffici giudiziari in intestazione di informare adeguatamente il personale deputato al controllo all’ingresso dell’obbligo giuridico di accettare l’autocertificazione ai sensi e per gli effetti dell’art. 47 e 74 DPR 445/2000, e che il rifiuto consuma un illecito disciplinare, peraltro aggravato da ulteriore violazione se al rifiuto si aggiunga la pretesa dell’esibizione del certificato amministrativo sostituito.

CHIEDONO: se, come previsto dalla RU 953, chi sarà addetto ai controlli della certificazione verde e/o dell’autocertificazione sopra menzionata, abbia la qualifica di funzionario USMEF prevista da circolari del Ministero della Salute e facciano parte del NAS o siano in altro modo autorizzati dal Ministero. se, relativamente a tali incombenze, i soggetti delegati al controllo abbiano svolto i previsti corsi di aggiornamento del Ministero della Salute per le letture dei Q-code, per l’acquisizione ed il trattamento dei dati personali sensibilissimi presenti nel green pass o nell’autocertificazione, nonché sulla base di quale documento di delega siano incaricati del presente servizio.

AVVISANO: le pubbliche amministrazioni in indirizzo che verrà richiesto dall’avvocato, al momento dell’ingresso nei luoghi della giustizia, l’esibizione da parte del soggetto controllore della documentazione anzidetta e che, in caso di rifiuto, verrà proposto il relativo esposto/denuncia. Le pubbliche amministrazioni interessate che, sin da subito, eventuali ritardi o inadempimenti alle prestazioni professionali per cui gli avvocati sono tenuti ad accedere agli Uffici giudiziari, saranno posti a carico civilmente e penalmente di coloro che, eventualmente senza titolo, porranno in essere i comportamenti di ostacolo alla prestazione professionale forense.

DIFFIDANO: Le pubbliche amministrazioni in indirizzo a garantire la sicurezza sul lavoro a tutti gli operatori della giustizia, compresi gli avvocati, e compresi quelli non vaccinati per l’esposizione dei rischi da contagio con soggetti che, pur se vaccinati, siano portatori del virus senza che ciò venga rilevato all’ingresso con gli appositi test di screening obbligatorio solo per coloro che non si sono vaccinati, attuando in maniera efficiente e prudente ogni misura idonea a salvaguardare le finalità di cui al D.Lvo 81/08. In caso che a causa della acritica – irragionevole e pericolosa – applicazione della normativa introdotta aumenti il rischio e conduca al contagio l’avvocato non vaccinato per fatto od in occasione della sua vicinanza nelle aule di giustizia con soggetto infetto e contagioso ma non monitorato, si chiederanno i danni economici e materiali all’Autorità tenuta al controllo.

INVITANO: il Consiglio Dell’Ordine degli Avvocati di Roma ed il Consiglio Nazionale Forense a promuovere nei confronti dell’Autorità Giudiziaria e delle Pubbliche Amministrazioni il rispetto della legalità, della giustizia e dei principi fondanti l’attività forense, garantendo ad ogni avvocato la possibilità di esercitare liberamente – senza discriminazioni di sorta – la professione in conformità alla Costituzione, alla legge in vigore, al codice deontologico forense, alla proporzionalità ed adeguatezza delle misure emergenziali e, al contempo, l’equo bilanciamento della tutela della salute collettiva, di quella individuale e delle prerogative difensive, con l’avvertenza che, nell’eventualità che si persista nell’esigere una prestazione impossibile o eccessivamente onerosa, si adirà qualsiasi autorità giudiziaria nazionale o sovranazionale, civile e penale, cui denunciare i responsabili della violenza privata, dell’abuso d’ufficio e dell’interruzione di pubblico servizio che si verrà a consumare impedendo ad un avvocato l’accesso in Tribunale in condizioni personali di buona salute e di sicurezza sanitaria.

Con riserva di maggiore approfondimento della legittimità della normativa in questione.
*firmatari: Avv. Angelo Di Lorenzo, Avv. Roberto Martina, Avv. Giorgia Tripoli; Avv. Giovanni Calapaj; Avv. Elena Feresin, Avv. Federica Fantauzzo; Avv. Emilia Caruso; Avv. Antonietta Veneziano; Avv. Angela Coviello; Avv. Emilio De Stefano; Avv. Clorinda Ricci; Avv. Giovanni Carmagnola; Avv. Monica Ghiloni; Dr. Luca Mondelli; Avv. Maria Rosaria Faggiano; Avv. Nicolina Bellardita; Avv. Deborah Valent; Avv. Massimo Agerli; Avv. Vincenzo Nicoletti; Avv. Emanuele Di Martino; Avv. Eleonora Borelli; Avv. David D’Agostini; Avv. Silvia Pieroni; Avv. Francesca Villa; Avv. Grazia Porro; Avv. Rosa Di Dato; Avv. Teresa Rocco; Avv. Andrea Castellarin; Avv. Manuela Romano; Avv. Alessandra Zampini; Avv. Denise Serena Albano; Avv. Domenico Piccolo; Avv. Andrea Viel; Avv. Carmela Chicchinelli; Avv. Stefano Stochino; Avv. Stefano Galeani; Avv. Laura Barberio; Avv. Aldo Minghelli; Avv. Erica F. Filippini; Avv. Claudia Cova.

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5 Comments

  1. federica

    17 Gennaio 2022 at 17:14

    benissimo, speriamo si sveglino presto anche i Magistrati !

  2. Gisella

    16 Gennaio 2022 at 17:34

    Condivido pienamente con voi . L avvocatura non può continuare a rendersi complice con l attuale regime politico dell’ abbattimento dello Stato di diritto e della Democrazia

  3. Roberto

    13 Gennaio 2022 at 13:42

    Complimenti ! Condivido l’iniziativa con i purtroppo pochi colleghi del mio Foro di appartenenza che hanno ancora rispetto dei diritti costituzionali.

  4. AVV. Emanuela Ferazzoli

    12 Gennaio 2022 at 19:14

    Condivido ogni singola parola! Bisognerebbe poterlo estendere ad ogni Foro!

  5. Pietro

    12 Gennaio 2022 at 18:59

    Condivido pienamente

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LETTERE

Lo studio che getta una nuova luce sulle diagnosi psichiatriche

di CCDU*

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Lo studio che getta una nuova luce sulle diagnosi psichiatriche

Un nuovo studio, pubblicato da Psychiatry Research, ha concluso che le diagnosi psichiatriche sono prive di valore scientifico nell’identificare specifici disturbi mentali. Lo studio, condotto da ricercatori dell’Università di Liverpool, ha compreso una dettagliata analisi di cinque capitoli chiave dell’ultima edizione del DSM – il manuale dei disturbi mentali – e precisamente: schizofrenia, disturbo bipolare, disturbo depressivo, disturbo da ansia e disturbo dovuto a trauma. I manuali diagnostici come il DSM furono creati con lo scopo di fornire un linguaggio diagnostico comune ai professionisti della salute mentale, tentando di sviluppare un elenco definitivo dei problemi mentali, incluso i loro sintomi. 

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Il risultato dello studio si riassume in questi punti: 

  • Tutte le diagnosi psichiatriche portano a prendere decisioni seguendo regole diverse 
  • C’è un enorme grado di sovrapposizione di sintomi tra le diverse diagnosi 
  • Quasi tutte le diagnosi mascherano il ruolo giocato da eventi traumatici e negativi 
  • Le diagnosi dicono molto poco sul singolo paziente e sul trattamento che necessiterebbe 

Gli autori concludono che l’etichetta diagnostica rappresenta un sistema categorico falso. Nelle parole del Dr. Kate Allsopp, coordinatrice del gruppo di ricerca: “Sebbene le etichette diagnostiche creino l’illusione di una spiegazione, esse sono prive di significato scientifico e possono creare stigma e pregiudizio. Spero che questo studio possa incoraggiare i professionisti della salute mentale a pensare al di là delle diagnosi e prendere in considerazione spiegazioni per il malessere mentale, come ad esempio traumi e altre esperienze di vita negative.” 

Secondo il Prof. Peter Kinderman, dell’Università di Liverpool: “Lo studio fornisce ulteriore evidenza sull’inadeguatezza dell’approccio diagnostico biomedicale in psichiatria. Le diagnosi, citate spesso e in maniera acritica come “vere malattie” sono di fatto costruite sulla base di criteri assai arbitrari, derivati da schemi incoerenti, confusi e contraddittori. Il sistema diagnostico parte dal presupposto erroneo secondo cui tutta la sofferenza derivi dai disturbi, e si affida a giudizi soggettivi sul cosa sia normale.” 

Rincara la dose il Prof. John Read, dell’Università di East London: “È forse ora di smettere di far finta che queste etichette pseudomediche contribuiscano alla nostra comprensione delle complesse cause del disagio umano, o del tipo di aiuto che ci serve quando ne soffriamo.” 

*Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani

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LETTERE

Obbligo vaccinale, depositati quattro interventi e tre pareri

di Roberto Martina*

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Obbligo vaccinale, depositati quattro interventi e tre pareri a sostegno dell'illegittimità costituzionale | Rec News dir. Zaira Bartucca

Avvocati Liberi unitamente al prof. Avv. Augusto Sinagra ha depositato alla Corte Costituzionale quattro interventi e tre opiniones in qualità di amici curiae a sostegno dell’accoglimento della illegittimità costituzionale dell’obbligo vaccinale per i sanitari di cui all’art. 4 D.L. 44-2021 sollevata dal Consiglio di Giustizia Amministrativa della regione Sicilia. Nei prossimi giorni pubblicheremo il contenuto degli atti affinché possano essere conosciuti da tutti.

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Iniziamo con l’opinione di carattere scientifico che Avvocati Liberi ha depositato in nome e per conto del Dr. Sandro Sanvenero, presidente dell’Albo degli Odontoiatri presso l’Ordine dei Medici Chirurghi ed Odontoiatri di La Spezia, che ha documentato lo svilupparsi nel tempo di una cosiddetta efficacia negativa dei farmaci vaccinali.

L’opinione è stata redatta da un collegio illustre di sanitati di altissimo profilo (prof. Giovanni Frajese; Dr. Sandro Sanvenero; Dr. Alberto Donzelli; Dr. Eugenio Serravalle; Dr.ssa Patrizia Gentilini) che ne hanno autorizzato la pubblicazione per fini scientifici e di condivisione (in basso).

L’efficacia negativa, al crescere della distanza temporale dall’ultima dose vaccinale, è supportata da prove sempre più forti e demolisce la finalità della norma: se il fine della vaccinazione dei sanitari è quello di proteggere i pazienti ed i soggetti fragili con cui entrano a contatto, allora per questi soggetti è più pericoloso essere assistiti da sanitari vaccinati da oltre 6-8 mesi, perché tendono a diventare più suscettibili all’infezione dei sanitari non vaccinati.

Una possibilità è che i farmaci vaccinali impattino negativamente sul sistema immunitario del somministrato che, dopo alcuni mesi dalla vaccinazione, aumenta la probabilità di contrarre l’infezione rispetto ad un soggetto non vaccinato e, conseguentemente, aumenta il rischio di contagio del prossimo.

La possibile efficacia negativa, però, è solo una parte del problema, perché comunque i farmaci vaccinali non sono sicuri: il trattamento obbligatorio non è idoneo a raggiungere lo scopo (i vaccini non sono complessivamente efficaci per tutelare gli altri) ed espone la persona al rischio di eventi avversi potenzialmente gravi e persistenti (i vaccini non sono sicuri).

Non è possibile ragionare in termini quantitativi, accettando l’idea che ci possa essere una fascia percentuale di cittadini sacrificabili, perché la vita umana è sacra, inviolabile, e nessuno può stabilire che una persona debba assumere obbligatoriamente un farmaco che possa condurre a morte o ad una forma invalidante della propria integrità psico-fisica senza cadere in una gravissima violazione del diritto naturale, della libertà personale, dei diritti costituzionali e dell’habeas corpus.

Il rispetto della persona umana è un limite invalicabile anche per la legge: “nessuno può essere semplicemente chiamato a sacrificare la propria salute a quella degli altri, fossero pure tutti gli altri”. (Corte Cost. sentenza n. 118/1996 in tema di vaccinazione antipolio).

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LETTERE

Russia e Ucraina. L’arte, il denaro e la guerra

di Paolo Battaglia La Terra Borgese*

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Composizione VI è un dipinto a olio su tela (195×300 cm) realizzato nel 1913 dal pittore Vasilij Kandinskij. È conservato all'Ermitage di San Pietroburgo | Rec News dir. Zaira Bartucca
"Composizione VI" (1913) olio su tela, Vasilij Kandinskij - Ermitage, San Pietroburgo
Nell’immagine “Composizione VI” (1913). Olio su tela, Vasilij Kandinskij – Ermitage, San Pietroburgo

Affermava Bukowski che il capitalismo ha soppresso il comunismo, e che adesso il capitalismo divora se stesso.

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Il denaro

In wikipedese la servitù della gleba (già colonato in epoca romana) era una figura giuridica molto diffusa nel Medioevo, che legava il contadino a un determinato terreno (la gleba, in latino propriamente “zolla [di terra]”). Una figura giuridicamente complessa, che si colloca a metà tra lo schiavo e l’uomo libero.

Istituito il vile denaro l’uomo comincia a rimettere al suo simile il lavoro, e non più la propria esistenza. Alias l’economia e l’esistenza potrebbero ora permettere ad un nucleo familiare di reggere per stare bene. Invece l’economia non è più in logica, né per la vita e tantomeno per la famiglia, è uno sviluppo che va avanti per suo conto, nella dialettica propria degli interessi di pochi eletti.

Infatti l’Uomo (peccato la maiuscola) ha rilevanza sociale solo se fornisce, se gli è concesso di produrre, per cui è la produzione che giustifica la presenza non il fatto di essere uomo: una bestemmia.

Aristotele spiegava che il denaro non può produrre denaro giacché esso mai è un bene, ma solo ed esclusivamente l’immagine di un bene, la sua rappresentazione, e con le immagini non può farsi ricchezza. Ed è nel Vangelo che Luca tramanda di prestare il denaro senza attenderne la restituzione. Invero i banchieri fanno sì che il denaro sia principio dell’economia, quel denaro che, col tempo, sempre meno meno ha avuto a che fare con la ricchezza prodotta materialmente, dall’agricoltura, e l’industria, e l’artigianato, e il commercio; ma sempre di più con la ricchezza prodotta in maniera finanziaria: denaro generante denaro, usura legalizzata: basta pensare al “paghi a rate senza interessi”, nemmeno Vanna Marchi!

E la politica, a servizio della finanza

Platone chiariva che a decidere doveva essere chiamata la politica. Al contrario, ora gli spazi decisionali sono prerogativa dell’economia, e la finanza, del denaro marchettaro. Una politica insolvente che delega a presiedere il Paese i tecnici finanziari: ora Ciampi, ora Monti, ora Draghi”.

Diritti umani e contrattazioni

Agisce solo il mercato e la globalizzazione: l’Occidente porta all’estero il mercato e vorrebbe esportare la democrazia e pure i diritti umani come li intende. Nondimeno se tutto ciò cozza con il mercato, allora lo stesso Occidente dimentica e scorda la democrazia e pure i diritti umani.

Di fatto

Il Manifesto delle Nazioni Unite, quello per lo Sviluppo, stima che Europa e America del Nord – alias un miliardo circa di persone – necessitano dell’80% delle risorse del Pianeta per mantenere il corrente livello di vita. Significa che i rimanenti più o meno sei miliardi di persone debbono o dovrebbero accontentarsi del restante e misero 20%. Se Europa e America del Nord dessero da sgranocchiare qualche etto in più di riso ai cinesi o indiani, gli occidentali non potrebbero più reggere questi livelli di supremazia. Questa è crescita per il bene dell’Umanità? questa è la verità.

Tra produzione e consumi

Un circolo depravato e corrotto, perché se non si consumiamo è inutile produrre e senza produzione viene meno il lavoro. La legge, bibbia, è produrre, sempre, e consumare il più possibile, oltre ogni fabbisogno necessario. Tutto deve durare poco: cibo, moda, automobili, televisori, elettrodomestici, telefonini e così via, e si creano bisogni sempre nuovi “con quella pubblicità che crea infelici perché la gente felice non consuma”, (Frederic Beigbeder, pubblicitario).

La risposta “ecumenica” della guerra

Prende avvio la nuova storia, differente da quella che vedeva gli USA guardiani della Terra. Russia e Cina non sono più rurali, e la prima ha visto gli Usa che non hanno perorato la Georgia, lo stesso per l’Ucraina e pure per la Siria e la Libia e l’Afghanistan. A Putin il momento giusto non è sfuggito, ed è entrato in Ucraina per impadronirsene. Ma l’Ucraina è un scusa, l’effettiva guerra è tra Russia e Usa. La pace non è plausibile, ovvio è che Putin non rinunci a vincere una guerra che ineluttabilmente vincerà.

E allora vorrà incontrare Zelensky, potrebbe volere fare un’operazione del tipo Yalta, posizionare insieme Russia, America, Cina, e possibilmente pure l’India, per dividersi le zone d’influenza, come è stato fatto per la c.d. Guerra Fredda. E Pechino sostiene Mosca, ovvio, per entrare nel controllo delle zone d’influenza.

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