OPINIONI
Cosa potrebbe nascondersi dietro la rilevanza che il mainstream sta dando alle proteste dei portuali
Perché i media commerciali non hanno atteso il canonico anno per avvicinarsi all’argomento e perché non nascondono anche stavolta tutto sotto il tappeto?
Il mainstream questa volta si è accorto subito della protesta che sta interessando i portuali di Trieste, e non solo loro. Non ha atteso neppure il canonico anno per avvicinarsi all’argomento, come ha fatto per le cure contro il covid o per le proteste di piazza. No, stavolta riflettori subito puntati. Perché? C’è da dire che il pericolo di trovare gli scaffali vuoti e il possibile colpo alle derrate alimentari di cui si è parlato in questi giorni non c’entri poi tanto. Lo chiariscono tutti gli organismi di categoria: al massimo i blocchi potrebbero portare a ritardi di consegne (nemmeno imminenti) di latte, frutta e verdura e – chiarisce chi ne mastica di import/export – ci vuole almeno un mese per fare in modo che si giunga a questo punto, semplicemente perché per il momento i porti sono forniti di merce che attende di essere allocata.
E allora? Il dubbio è che – analogamente a quanto è accaduto con la manifestazione di Piazza del Popolo – anche questa volta qualcuno abbia deciso di cavalcare la pur legittima ed esistente protesta di chi dovrà mettere a rischio la propria possibilità di sostenere sé stesso e la sua famiglia per colpa dell’introduzione del lasciapassare di mussoliniana memoria. Il diavolo, del resto, risiede nei dettagli, e a volerli cercare sono diversi i portuali che non chiedono completa libertà di scelta, bensì “tamponi gratuiti”. Dunque, non l’annullamento del Green Pass, ma il Green Pass edulcorato. Perché in tutta questa grande commedia all’italiana, a ben guardare, quelli che si battono per il vero ritorno alla normalità, in realtà si contano davvero sulle dita di una mano. Chi di volta in volta viene indicato come l’eroe di turno non fa parte di questa categoria, ma di quella che racchiude chi è eterodiretto dallo stesso sistema e si preoccupa ogni giorno di creare finte contrapposizioni e finte opposizioni, nella speranza di raggiungere il punto di collasso definitivo.
Nel caso di Piazza del Popolo, cavalcare il (reale) dissenso di decine di migliaia di persone ha permesso di gridare contro il fantomatico pericolo fascista, e soprattutto di far distogliere lo sguardo dai veri fascisti: quelli che siedono al governo e sono convinti che le Libertà personali e imprescindibili possano essere compresse per anni e per Dpcm. A che serve, invece, l’occhio puntato sui portuali e sulle altre categorie che stanno (legittimamente) protestando in questi giorni? Perché i media commerciali questa volta non nascondono tutto sotto il tappeto, come hanno fatto con i danneggiati e i deceduti per colpa del vaccino, con chi si è suicidato per colpa della crisi indotta e con chi lotta per garantire cure pubbliche e ospedaliere anche ai malati di covid?
Il modesto parere di chi scrive è che si stia tentando di far confluire il dibattito sulla necessità del pugno duro da parte dello Stato. Una – per il momento timida – riprova inizia a giungere da dichiarazioni controverse come quelle di Illy: “Se i ribelli bloccano il porto di Trieste – sono le parole dell’industriale del caffé – devono intervenire le Forze dell’Ordine“. I “ribelli”. E quasi che i diritti di associarsi, radunarsi, manifestare e protestare siano ormai ricordi del passato. Si è a lungo parlato di legge marziale e, dunque, di una possibile militarizzazione delle aree calde, da cui conseguirebbe facilmente l’introduzione di misure coatte che potrebbero riguardare anche la somministrazione del vaccino. Un po’ il sogno dei pro-vax più estremisti, quelli che – come Licia Ronzulli – considerano “malati di mente” le persone che si permettono di dissentire dalla narrazione di sistema e di esercitare la propria libertà di scelta. Essere padroni del proprio corpo, infatti, in Italia vale per le femministe, per gli lgbt e per i sostenitori dell’eutanasia, ma non per chi vuole rifiutare un trattamento sanitario e la somministrazione di un preparato sperimentale che non mette dal riparo dall’infezione.
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