L’Italia ha vinto, l’Inghilterra ha perso due volte


Quelli bravi la davano per sconfitta, e invece la Nazionale si è ripresa dopo 53 anni quello che era suo. Gli Azzurri di Mancini portano a casa gli Europei: non è solo un trofeo, ma una vittoria colma di un’umanità che ad altri manca



Quelli bravi la davano per sconfitta, e invece la Nazionale italiana si è ripresa dopo 53 anni quello che era suo. L’Italia di Mancini porta a casa gli Europei: non è solo un trofeo, ma una vittoria morale ed umana. Per il Tricolore da stanotte si scende in piazza insieme, uniti e sorridenti. Niente mascherine, distanziamenti, fobie. Si esulta e si gioisce, semplicemente e umanamente, dopo aver assistito dal vivo, dai maxi-schermi o da casa alle prodezze degli Azzurri e al ritorno agli stadi gremiti di gente.


Perché il calcio senza i tifosi e senza un momento che tradisca il nostro essere fatti di carne non è nulla, ma è mero calciomercato e prese di posizione politiche. Così il desiderio di rivalsa di Bonucci, le lacrime di Bernardeschi e le stampelle esultanti di Spinazzola hanno fatto dimenticare in un colpo solo le inginocchiature, le simbologie e i motti fanatici stampati sulle fasce dei capitani e ripetute a mò di mantra nelle pubblicità, oltre che i tentativi di strumentalizzare in tutti i modi la competizione. Ovviamente, la Rai non ha perso l’occasione per propinare la valletta di colore e la cronista della nazionale femminile, così come la UEFA ha pensato bene di far portare la coppa a un ragazzo di colore. Il cortocircuito è palese, la caduta di stile anche: anziché far passare l’idea di integrazione, è stato riesumato il vecchio e per fortuna superato concetto di servilismo etnico, con il “nero” maggiordomo e la “nera” dama di compagnia. Poi però si censura Via Col Vento. Succede anche questo, a voler essere troppo politicamente (e ipocritamente) “corretti”. Perché, ovviamente, scardinare quelli che alcuni considerano consuetudini superate non può significare instillarne di altre, altrettanto confuse e di visione limitata.



Il calcio non è questo, ma è coinvolgimento. Eppure gli stadi chiusi per mesi, le rimostranze dei giornalisti sportivi e la tv pubblica che si fa monopolista diventando Host Broadcasting raccontano un’altra storia. Calcio (e sport) è anche accettare la sconfitta consapevoli del fatto che l’avversario questa volta è stato migliore, lavorando per eguagliarlo al prossimo giro. Non è calcio e non è sport l’assenza totale di fair play dimostrata dai tifosi e dai calciatori inglesi, con i primi che hanno fischiato anche l’Inno di Mameli e sono scappati dallo stadio a partita conclusa per evitare i festeggiamenti. Che dire dei secondi, allergici alle strette di mano e alle medaglie del secondo posto, quasi si ritenessero invincibili. Così, l’Italia “umana” ha vinto, l’Inghilterra ha perso due volte.

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Let’s face it, no look is really complete without the right finishes. Not to the best of standards, anyway (just tellin’ it like it is, babe). Upgrading your shoe game. Platforms, stilettos, wedges, mules, boots—stretch those legs next time you head out, then rock sliders, sneakers, and flats when it’s time to chill.