“Porre fine allo stato di emergenza”


E’ quanto chiedono i legali riuniti in “Mille avvocati per la Costituzione” in una lettera indirizzata alle Autorità: “In atto una deriva sovversiva dell’ordine democratico”



Porre fine allo stato di emergenza. E’ quanto chiedono i legali riuniti in Mille avvocati per la Costituzione in una lettera indirizzata alle Autorità. In essa viene manifestata “preoccupazione per l’annuncio non smentito di una prossima illegittima proroga”. E’ in atto, non esitano ad affermare gli interessati, una “deriva sovversiva dell’ordine democratico”. Da qui l’appello rivolto al presidente della Repubblica, ai presidenti di Camera e Senato, al presidente del Consiglio e ai ministri, al presidente della Corte Costituzionale, al Procuratore generale presso la Corte di Cassazione e alla Direzione Nazionale Antimafia di “impedire la protrazione di una condizione altamente lesiva dei diritti fondamentali e dell’ordinamento democratico, presidiando la difesa della Patria contro eventi che potrebbero sovvertirne la struttura (articolo 52 della Costituzione) e pretendendo anche dagli organi di Governo la fedeltà alla Repubblica e l’osservanza della Costituzione e delle Leggi (articolo 54 della Costituzione), nel rispetto dell’articolo 139 della Costituzione che stabilisce che la forma Repubblicana non può essere modificata in nessun modo”.


L’istanza è del 16 giugno, ma ieri il premier Mario Draghi in conferenza stampa con il ministro alla Salute Roberto Speranza e con il commissario all’emergenza, il generale Figliuolo, sollecitato dai giornalisti ha manifestato la possibilità che lo stato di emergenza venga prorogato nonostante la sua scadenza sia fissata al 31 luglio. “Torniamo allo stato di diritto”, è però la richiesta avanzata dal collegio difensivo riunito in comitato, che nella lunga lettera ha attaccato la “proroga illegittima”.



“Lo stato di emergenza è stato dichiarato con Decreto del Consiglio dei Ministri del 31 gennaio 2020 ai sensi e per gli effetti dell’articolo 7, lettera c) e dell’articolo 23 del Decreto Legislativo numero 1 del 2 gennaio 2018 – cosiddetto “Codice della Protezione Civile” – in origine fino al 31 luglio 2020, poi di volta in volta prorogato, fino a dodici mesi, al 31 luglio 2021. Da fonti aperte abbiamo appreso che il Presidente del Consiglio dei Ministri, di concerto con altri membri del Governo, tra cui il Ministro della Salute, abbia salutato con apertura l’ipotesi di prorogare lo stato di emergenza. Al concretizzarsi di tale intento, non potrebbero sottacersi i gravissimi illeciti, prima di tutto in danno della personalità dello Stato, a cui si accompagnerebbero precise responsabilità non solo d’ordine politico, ma soprattutto di tipo penale, civile e contabile“.


Abbiamo il dovere di ricordare che ai sensi dell’articolo 77 della Costituzione “Il Governo non può, senza delegazione delle Camere, emanare decreti che abbiano valore di legge ordinaria” e che solo “in casi straordinari di necessità e di urgenza” il Governo può adottare, sotto la sua responsabilità, provvedimenti provvisori con forza di legge. Secondo una formula più semplice, il Governo non può legiferare. (…) E’ ormai acquisito come fatto notorio, per quanto pacifico e documentato, che il contesto giuridico emergenziale avviato con la dichiarazione del 31 gennaio 2020, in linea con la pregressa esautorazione del Parlamento della funzione legislativa dettata dall’articolo 70 della Costituzione, ha ridisegnato gli equilibri costituzionali, a vantaggio del potere esecutivo, che ha potuto agire in deroga delle leggi dello Stato e intavolare le riforme dell’intera organizzazione della pubblica amministrazione, della sanità, della scuola, della giustizia”.


Con questo stillicidio di decreti legge, atti amministrativi e circolari ministeriali, il Governo ha letteralmente stravolto l’Ordinamento della Repubblica delineato dalla Costituzione, ha superato il principio di separazione dei poteri dello Stato ed ha accentrato in sé un potere legislativo rafforzato, sovvertendo la gerarchia delle fonti di produzione del diritto sino a riscrivere le basi del nostro ordinamento, recidendo radicalmente diritti fondamentali e libertà personali, a mezzo di regolamenti esecutivi antinomici rispetto ai diritti umani, ai principi costituzionali e alle leggi, limitandone la tutela effettiva e, talvolta, persino il loro riconoscimento. L’accettazione dei molti di questa situazione ha poggiato sulla convinzione indotta che si sarebbe trattato di una limitazione eccezionale e temporanea, con un inizio preciso ed una fine predeterminata, per come previsto dalla Legge che in origine lo ha consentito”.


(…) “Dalla dichiarazione dello stato di emergenza origina la legittimazione di modus operandi straordinari, altrimenti illegittimi, persino illeciti, così permeando l’ordinamento di deroghe, fino al completo rovesciamento di gerarchie, competenze, attribuzioni, diritti e libertà. Ma fino a quando è legittimo l’agire straordinario, qual è il termine temporale per l’esercizio legittimo di un’azione eccedente il limite del normale? La risposta alla domanda non può essere banale, poiché straordinario, quindi fuori dall’ordinario, è un momento, un periodo, non certo il “sempre”, perché se perenne diventa il momento straordinario ciò che ne deriva è una “nuova” normalità, che passa dalla normalizzazione delle misure straordinarie”.


La risposta alla domanda si rinviene, perciò, a chiare lettere, nel terzo comma dell’articolo 24 del Codice della Protezione Civile (Decreto Legislativo numero 1 del 2018) che indica apertis verbis il termine di durata dello stato di emergenza di rilievo nazionale: esso “non può superare i 12 mesi, ed è prorogabile per non più di ulteriori 12 mesi” (…) Con Decreto del Consiglio dei Ministri del 29 luglio 2020, il Governo prorogava ì lo stato di emergenza dapprima sino al 15 ottobre 2020, poi al 31 gennaio 2021, poi al 30 aprile 2021, infine al 31 luglio 2021, così esaurendo il termine massimo di proroga di “ulteriori 12 mesi” stabilito dall’articolo 24, comma 3, del D.Lgs 1/18. Ne consegue che la cessazione degli effetti della dichiarazione dello stato di emergenza è prevista inderogabilmente a far data del primo agosto 2021 e priva di substrato giuridico tutte le norme che originano dalla dichiarazione medesima. Una proroga ulteriore, come ventilata dagli organi di informazione e confermata dai membri del Governo, in primis dal Premier, si configurerebbe come violazione di legge, in particolare del citato comma 3 dell’articolo 24 del D.Lgs 1/18″.


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