Santoro in venti minuti smonta la narrazione di sistema sul virus e sui vaccini


Giornalisti, social, novax e provax, comunicatori e virologi di sistema: nel confronto tre contro uno proposto da La7 il volto di Annozero ci è uscito senza un’ammaccatura, a differenza di un Sorgi e di un Sallusti messi all’angolo



“La retorica della guerra ha invaso il nostro Paese, e la retorica della guerra sostituisce la democrazia”. Non ha usato mezzi termini Michele Santoro – ospite a Di Martedì – per definire tutta la narrativa che sta riguardando il virus e i vaccini. Giornalisti, social, novax e provax, comunicatori e virologi di sistema: nel confronto tre contro uno proposto da La7 il volto di Annozero ci è uscito senza un’ammaccatura, a differenza di un Sorgi e di un Sallusti messi all’angolo, ridotti spesso al silenzio e piuttosto stizziti.


“Non è il caso di scatenare gli eserciti contro i virus”, è lo strale lanciato in direzione del generale Figliolo (commissario straordinario all’emergenza) e in direzione del governo Draghi. “Dovremmo combattere – ha detto Santoro – con armi proprie, che sono quelle della medicina e degli investimenti nella medicina di base“. Invece no. C’è tanta improvvisazione, è il sunto di quanto denunciato dal giornalista, e ci sono tanti strascichi. “Tutto quello che succede oggi nasce dal governo che c’era prima, che è crollato per le sue contraddizioni interne. Che cosa ha scatenato la crisi di quel governo? Il fatto che la figura che doveva essere di equilibrio, il presidente del Consiglio, a un certo punto ha cominciato a nutrire un suo disegno politico, inserito nella logica dell’emergenza. Questo ha alterato i rapporti all’interno della maggioranza”.


“Nella logica dell’emergenza – ha proseguito Santoro – nessuno si può muovere, ma il presidente del Consiglio si può muovere più di tutti, e accentra nelle sue mani un potere molto più grande. La tentazione di usare questo potere dal punto di vista politico è molto forte. I giornalisti dovrebbero controllare quello che fanno i politici e i virologi, ma se da elementi di controllo si trasformano in comunicatori, allora abbiamo un unico patto che li tiene insieme a scienziati e politici. Questo fatto è fortemente riduttivo della democrazia. Si può accettare che in un telegiornale non compaia mai nessuno che non è d’accordo con la campagna vaccinale?”.


“Hanno creato un blocco – ha detto ancora il giornalista – che ha reso inerte il dibattito democratico, l’ha reso quasi inutile. Se devo stare fermo a casa, non è detto che la televisione mi debba ammorbare con delle cose che sono tutte uguali. Fatemi vedere il dibattito”. All’accusa qualunquista di Marcello Sorgi di “essere diventato un novax”, Santoro ha contrapposto il diritto di chi ha opinioni discordanti da quelle della massa di essere comunque rappresentato, per poi ironizzare: “Se dico che bisogna rappresentare l’opinione dei novax divento novax, così come se raccolgo le confessioni di un killer, divento killer. E’ un atteggiamento che non si può accettare“.


“In un momento in cui anche la democrazia è stata ridotta ed è stata commissariata, anche i simboli hanno una loro importanza”, ha detto ancora Santoro. “Se io in una situazione in cui la democrazia contra così poco, il dibattito è spento, il Parlamento è separato e i consigli regionali non si riuniscono e sono ridotti agli uomini che fanno i presidenti ci metto anche il generale in campo, vuol dire che sto dando un segnale”. “Non ci siamo potuti muovere e riunire, non ci siamo potuti parlare, non abbiamo potuto valutare politicamente dal basso quali sono le scelte da fare nel Paese e questo è un momento democratico? Il dibattito che c’è sulla rete è la vera democrazia? Quindi non c’è più bisogno di persone che si incontrano, che discutono, che decidono? No, bisogna vedersi sulla rete, con l’algoritmo di Facebook che decide a quante persone far arrivare un messaggio. (..). Il virus non è un bombardamento – ha ricordato il giornalista – non deve comportare la fine delle attività sociali di un Paese.” In conclusione: “Mi chiamino pure novax o mafioso, non me ne importa nulla: ho le mie idee”, ha concluso il giornalista.

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