Intervista | Varianti e vaccino a mRNA, risponde il professore Giulio Tarro


Varianti “normali” ed ibride, anticorpi monoclonali, danni, decessi e contro-indicazioni relativi all’assunzione di vaccini, sperimentazione e prevenzione. Tutte le domande che abbiamo rivolto al luminare e allievo di Albert Sabin


Nel corso di questa intervista – la seconda che facciamo al Professore Giulio Tarro – siamo stati messi di fronte a due evidenze. La prima: che stavamo parlando con un medico che considera il paziente, la sua cura, la sua sopravvivenza e la sua Vita, come il centro della propria attività. Attenzione, perché a partire dalle mancate cure ai pazienti non covid di cui molti si sono resi colpevoli nel corso della prima fase, non si tratta più di un’ovvietà. La seconda evidenza, è che un virus simile a tanti altri per caratteristiche e letalità, è diventato il lasciapassare per avviare la più grande sperimentazione di massa mai esistita per la somministrazione di una “terapia genica”, come l’ha recentemente definita lo stesso Tarro: tale è il cosiddetto vaccino a mRNA che, nei fatti, non sarebbe neppure un vaccino. Non contiene il virus (condizione che la medicina reputa necessaria affinché si parli di “vaccino”) ma viene comunque fatto passare per quello che non è. Il professore Tarro lo spiega molto bene per tutti – senza troppi giri di parole – qua e là nelle risposte. E’ giusto saperlo, così come è giusto saperne di più sulla reale efficacia di questo preparato e sui rischi che si corrono ad assumerlo. Andiamo con ordine.


Volevamo capirne di più su queste varianti che stanno terrorizzando un po’ tutti. Cosa sono?
Innanzitutto il virus quando entra in un nuovo organismo cerca di fare di tutto per sopravvivere. Non gli conviene distruggere l’organismo, ma stabilire una specie di patto di convivenza. E’ un patto biologico abbastanza importante. Una particella piccola come il virus cosa può fare per stabilire il quieto vivere? Può fare qualcosa che da una parte non distrugge la cellula in cui è penetrata, e dall’altra gli permette di non essere distrutto dalle difese immunitarie dell’organismo. Il virus cerca quindi la possibilità di “variare”. Il fine è quello. La possibilità è legata agli stessi anticorpi che poi si formano, a cui lui cerca di sfuggire.


Quindi si adatta per sopravvivere?
Esatto, è un patto biologico abbastanza fondamentale nell’ecologia totale, di tutti gli esseri.


E’ una cosa nuova che ci sia una variante di un virus o succede normalmente?
Succede normalmente, anzi per esempio succede spesso con il virus influenzale, ma anche a livello delle famiglie virali c’è sempre questa possibilità.


Quindi niente di nuovo sotto il sole.
No, assolutamente. D’altra parte si sta facendo tutto questo rumore adesso, ma nessuno ha detto che già a fine marzo quando eravamo in piena epidemia si era stabilita una variante che da aprile è stata prevalente e che già aveva sostituito la cosiddetta catena terminale, un aminoacido che poi era l’acido aspartico, con la glicina. Questo permetteva al virus di passare meglio nelle cellule. Non vuol dire comunque che fosse più virulento, più aggressivo o che desse fatti patologici maggiori.


Quindi non sono delle varianti così pericolose come si dice?
No, l’unica “pericolosità” è questa, cioè rispetto al precedente si cambiano gli anticorpi.



Invece le varianti ibride cosa sono?
Variante ibrida significa che c’è una parte di un virus e una di un altro. Per esempio i vaccini con vettore sono ibridi, possiamo anche parlare di chimere, ma siamo sempre là.


Per restare in tema di vaccini, molti manifestano preoccupazioni sul vaccino Pfizer-Biontech e su quello di Moderna, perché sono a mRNA. Può spiegarci cosa vuol dire?
Normalmente in qualsiasi cellula c’è la cosiddetta molecola della vita che è il DNA, poi su questo DNA in maniera speculare c’è un altro acido nucleico che si chiama RNA. Quest’ultimo porta le informazioni del DNA ai ribosomi, là dove si producono le proteine. Sono informazioni a RNA messaggero. Successivamente è possibile che intervenga un altro RNA messaggero, che sarebbe quello transfer. Se noi facciamo un nuovo vaccino utilizzando questo RNA messaggero, ovviamente a livello produttivo è relativamente più semplice rispetto a creare il vettore che dicevamo prima o un vaccino chimerico.


Alcuni medici che hanno manifestato preoccupazioni rispetto a questo meccanismo, nel senso che hanno evidenziato che i vaccini a mRNA vadano poi ad incidere sullo stesso DNA, provocando malattie anche pericolose. Lei è d’accordo con questa lettura?
Non in questo modo semplice, perché già il bugiardino di questi vaccini parla del fatto che ci può essere anzitutto una certa sintomatologia. Per esempio mal di testa, mali articolari, muscolari, allergie come per tutti i vaccini. Non c’è solo l’mRNA, c’è anche altro materiale che viene somministrato. E poi dico la cosa forse più importante di questo aspetto: dobbiamo vedere in prospettiva. Ebbene, lo stesso bugiardino (il foglietto illustrativo, ndr) dice che questi vaccini possono provocare delle malattie auto-immuni.


Ecco, appunto.
Questi vaccini poi non vengono consigliati in gravidanza, presumibilmente perché nella prima fase di sperimentazione non c’è stato modo di provarne gli effetti. E poi soprattutto si consiglia di far passare almeno due mesi da un eventuale concepimento.


Eppure sono già stati somministrati a molte donne e ragazze in età fertile.
Si, questo è stato contrario a quello che bisognava fare, per esempio in Inghilterra hanno cominciato con gli anziani. Quando si è in età per così dire fertile, l’mRNA può potenzialmente integrarsi con le cellule. Escludere questo per principio non è giusto, perché bisogna proiettare il tutto nel tempo. Non c’è stato il tempo per provare. Io ho detto fin dall’inizio che questo RNA messaggero potrebbe addirittura simulare un altro RNA virus latente, oppure potrebbe fornire il codice proprio al nostro DNA, come accennava lei prima. Questi aspetti sembrano impossibili e vengono esclusi dai cosiddetti saccenti della biologia molecolare, ma proprio in questi giorni è uscito un lavoro dell’Università di Boston che ha dimostrato che questa cosa impossibile, è possibile. Si è dato così ragione a chi fin dall’inizio diceva che questo aspetto sperimentale che a questo punto è diventato pratico riguarda un po’ gli Ogm, gli organismi geneticamente modificati, che sono stati vietati proprio per i pericoli connessi al loro utilizzo.


Lei ha detto che questo aspetto da “sperimentale è diventato pratico”: cioè la somministrazione sta coincidendo con la sperimentazione umana? Siamo cavie? Vogliono modificare i nostri geni?
Come per tutte le cose serve esperienza, a partire dall’Oms che ha detto che ci volevano diciotto mesi per avere un vaccino. Anche per campagne vaccinali precedenti, non è mai successo che un prodotto fosse immesso in commercio dopo pochi mesi. Il vaccino potenzialmente potrebbe essere efficace, ma potrebbe non essere sicuro.


Da questo punto di vista la preoccupano i decessi sospetti e le reazioni avverse che si stanno verificando e che sono stati enucleati in molti report? Si parla già di oltre ottomila danneggiati nella sola Italia.
L’Italia per numero di danneggiati è al primo posto in Europa. Le altre Nazioni, Germania, Inghilterra, Spagna in particolare hanno un minor numero di casi. Anche negli Stati Uniti, dove sono stati prodotti questi vaccini a RNA messaggero, ci sono stati dei problemi. Sono state descritte varie situazioni: dall’anafilassi, una risposta allergica forte, alle paralisi facciali. Nei soggetti fragili, inoltre, si è riscontrato l’aumento delle patologie sussistenti.


Considerando questi dati, non è pericoloso continuare con la somministrazione di massa? Non è dannoso pensare a meccanismi come il Green Pass o il Covid Pass che possono potenzialmente moltiplicare i danni?
Certo, i danni potenzialmente possono moltiplicarsi. Chi adotta queste misure lo fa senza avere un’esperienza e senza avere una proiezione. Poi, non puoi tornare indietro nel momento in cui danneggia la gente. Non so se rendo l’idea.


Appunto. Da esperto: qual è il suo consiglio pratico per indirizzare chi ora si trova ai vertici decisionali?
Ci sono altri vaccini che utilizzano un virus attenuato o un virus disattivato che evita l’insorgere di patologie e permette comunque al corpo di produrre gli anticorpi. Una cosa classica, diversa dal vaccino che ha scombinato tutto il panorama, che è quello a mRNA. Esistono controindicazioni dimostrabili a livello scientifico, e la somministrazione fino a questo momento era stata limitata a prove per virus come Zika. La FDA che ha dato il nullaosta è riuscita a far passare dei motivi di emergenza. Ha parlato del 90-95% di efficacia, ma poi chi ha fatto i conti in tasca all’organismo è stato il professore Peter Doshi, esperto del Maryland che ha pubblicato sul British Journal of Medicine un editoriale. In pratica, se si esamina quello che è stato realmente presentato per avere l’approvazione, dunque tutti i soggetti coinvolti e il modo in cui erano stati controllati dopo la somministrazione, l’efficacia scende al 19-29%. Questo già pone un punto interrogativo.



Si parla tanto di vaccini, di quello americano, cinese, russo, ma spesso ci si dimentica di un’ovvietà: non è detto che una persona abbia tutta questa necessità di vaccinarsi.
Lei dice bene perché dobbiamo considerare che tutto sommato, tenendo presenti anche i dati cinesi dell’inizio, l’81% delle situazioni è caratterizzato da un banale raffreddore febbrile. Solo in alcuni casi si parla di una fase critica della malattia. Come per tutte le malattie, prima si interviene e meglio è, e questo purtroppo non è stato fatto.



Quindi non serve chiudere l’Italia e non serve mettere in campo determinate misure perché si tratta di un virus simile all’influenza, se preso in tempo?
Certo, ma tenga presente che è una cosa importante. Anche l’influenza può provocare delle encefaliti o altre patologie di organo. Questo virus può anche provocare alterazioni a livello vascolare, quelle che erano sfuggite inizialmente non facendo le autopsie. E’ stato inutile dare ossigeno o intubare questi soggetti: bisognava dare l’eparina. Con il cortisone, un anti-infiammatorio, si sarebbe poi evitata la tempesta dei mediatori linfocitari che sono quelli che intervengono nelle infiammazioni pesanti. Questo meccanismo non si verifica nei bambini, che non hanno una risposta alterata come quella dell’anziano.


Quindi per i bambini non dovrebbero preoccupare neppure le varianti che secondo alcuni dovrebbero impedire il ritorno a scuola?
Assolutamente, né le varianti né altro, perché i bambini sani non hanno alcun problema.


Oltre ai vaccini, è già partita la corsa agli anticorpi monoclonali. Cosa sono?
Tenga presente che l’anticorpo monoclonale era stato preparato per la prima SARS, però non era stato utilizzato perché l’epidemia era finita troppo presto, in sei mesi. L’anticorpo monoclonale si fa in culture di tessuto con la particella virale e poi si utilizzano questi anticorpi per la somministrazione. Per la SARS fu fatto utilizzando il furetto e poi i dati sono stati pubblicati nel 2004. Successivamente c’è stato bisogno di ricorrere agli anticorpi monoclonali e alla sieroterapia soprattutto per la MERS, la sindrome respiratoria del Medio Oriente, che aveva una letalità del 36%. L’istituto Pasteur ha dimostrato l’efficacia di questi anticorpi monoclonali, che avevano permesso la cura dei soggetti guariti. Si tratta in ogni caso di malattie che una volta che sono state inquadrate e diagnosticate, si possono curare.


Quindi non c’è bisogno di fare allarmismi: i soggetti sani reagiscono alle cure o sono protetti dal loro sistema immunitario.
Esatto, e quando si parla di anticorpi monoclonali si parla di cure. Finalmente sono stati prodotti. La prima fase dell’epidemia, che è stata quella controllata dai cinesi, è stata gestita con la sieroterapia, che è la cosa migliore. Negli Stati Uniti la sieroterapia è stata utilizzata come profilassi per gli operatori sanitari che potevano entrare in contatto con potenziali pazienti contagiosi. Anche gli anticorpi monoclonali sono legati, come i vaccini, alle varianti. C’è la possibilità che l’anticorpo monoclonale non funzioni con una determinata variante, perché magari è stato concepito per una variante precedente.


Accetterebbe un ipotetico incarico all’interno del Cts? Nessuno l’ha mai interpellata. Purtroppo, diremmo.
Beh, effettivamente io sono intervenuto nel ’73 nell’epidemia di Colera che si è verificata a Napoli. La cosa che mi dà più soddisfazione è però l’aver salvato i bambini di Napoli, nel ’79, isolando il virus sinciziale. Il male “oscuro” in questione era la bronchiolite. Ho scoperto la possibilità di intervenire a livello pediatrico: anche in quel caso i malati venivano mandati direttamente in rianimazione o intubati, con un peggioramento della situazione. Quando si è manifestato l’AIDS, sono stato tra i primi ad elaborare una metodica: si poteva così effettuare una diagnosi, prima del famoso e più gettonato test “Elisa”. I soggetti potevano essere trattati con il plasma, si poteva salvare e prolungare la loro vita. Da allora all’arrivo dei farmaci salvavita, nel ’97, passarono 14 anni. In tempi recenti per l’influenza aviaria e suina il Cotugno era al primo posto per numero di pazienti, perché venivano diagnosticati e curati subito.


Il Professore Giulio Tarro insieme ad Albert Sabin

Il suo è un curriculum invidiabile, non so lo è altrettanto quello di alcuni che sono sovraesposti mediaticamente. Possiamo dirlo tranquillamente.
E’ la realtà delle cose.


Allora noi ne approfittiamo per ottenere un consiglio per chi ci legge: come si può potenziare e migliorare il sistema immunitario – il migliore difensore dell’organismo – per essere più forti di fronte a possibili minacce esterne e per diventare più tranquilli di fronte al clima allarmista?
Lei ha ragione, anche i cinesi lo scorso anno quando sono venuti in Italia con una loro delegazione hanno parlato del sistema immunitario e dell’assunzione di vitamina C. Non in milligrammi, ma in grammi. C’è poi l’importanza della Vitamina D, che è stata anche studiata in Piemonte per la sua efficacia in termini di prevenzione. Poi c’è la lattoferrina, sono tutte sostanze che vanno in aiuto del sistema immunitario.


Dunque anche frutta, verdura e latte. L’anno scorso durante la nostra prima intervista ha consigliato anche l’attività fisica: uscire, correre, camminare, evitando di stare chiusi in casa isolandosi fisicamente e mentalmente e distruggendosi da soli la salute. L’aria aperta è una medicina, ci aveva detto.
Assolutamente si! Il virus non sta bene ai raggi ultravioletti del sole, che lo distrugge in pochi minuti. Al contatto col vento, con la brezza marina nelle giornate soleggiate, dove vuole che ci sia il virus?


Zaira Bartucca

Direttore e Founder di Rec News, Giornalista. Inizia a scrivere nel 2010 per la versione cartacea dell’attuale Quotidiano del Sud. Presso la testata ottiene l’abilitazione per iscriversi all’Albo nazionale dei giornalisti, che avviene nel 2013. Dal 2015 è giornalista praticante. Ha firmato diverse inchieste per quotidiani, siti e settimanali sulla sanità calabrese, sulle ambiguità dell’Ordine dei giornalisti, sul sistema Riace, sui rapporti tra imprenditoria e Vaticano, sulle malattie professionali e sulle correlazioni tra determinati fattori ambientali e l’incidenza di particolari patologie. Più di recente, sull’affaire Coronavirus e su “Milano come Bibbiano”. Tra gli intervistati Gunter Pauli, Vittorio Sgarbi, Giulio Tarro, Armando Siri, Gianmarco Centinaio, Michela Marzano, Vito Crimi, Daniela Santanché. Premio Comunical (2014, Corecom/AgCom). Autrice de “I padroni di Riace – Mimmo Lucano e gli altri. Storie di un sistema che ha messo in crisi le casse dello Stato”.

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