ULTIM'ORA
Di Lorenzo (Irbm Pomezia): “Produciamo il vaccino da mesi”. Ma la fase 3 non è ancora finita
Il presidente dell’Irbm di Pomezia: “Le agenzie devono darsi da fare per eliminare tutti i tempi burocratici e per accelerare il processo”. La sperimentazione, però, non è ancora terminata
“Il vaccino deve essere sottoposto a tutte le leggi di sicurezza fissate. Non per niente l’Oms ha parlato di 18 mesi. Se si vuole fare una scorciatoia si può fare in 12 mesi, ma in ogni caso ci sono delle fasi indispensabili una volta che il vaccino è pronto. Ormai ci sono fattori etici. Non siamo a Norimberga, per intenderci”. Sono le dichiarazioni rilasciate lo scorso aprile dal dottor Giulio Tarro a Rec News, il quale metteva in guardia dai tagli alla filiera della sperimentazione per giungere a un vaccino in tempi rapidi, fosse anche sacrificando la sicurezza.
Finora Moderna, Johnson&Johnson e AstraZeneca non hanno fornito risultati incoraggianti in fase di sperimentazione. Per quanto riguarda l’ultima azienda, una delle cavie umane impiegate in Brasile che si era iscritta al programma di sperimentazione è deceduta, anche se l’azienda afferma che non avesse ricevuto la dose di vaccino. La difficoltà da parte del governo a interrompere gli accordi milionari sottoscritti a scatola chiusa prima della fine della sperimentazione, del resto, sono oggettive. Il vaccino deve esserci, deve essere assunto “almeno dal 50% della popolazione”, anche se è lecito nutrire riserve verso sicurezza ed efficacia: il virus muta, avvertono i virologi lontani dal cono d’ombra dei media di sistema.

A inquietare ulteriormente, ora, sono le stesse parole di Piero Di Lorenzo, il presidente dell’Irbm di Pomezia, l’azienda produttrice del vaccino di AstraZeneca. Intervenuto a Omnibus di La7, il dirigente ha spiegato: “Grazie alla forza economica e organizzativa della leader del progetto, la multinazionale AstraZeneca, abbiamo cominciato a produrre il vaccino già da mesi“. Le dichiarazioni sono state riprese da Repubblica. La fase 3 relativa alla sperimentazione che dovrebbe suggellare la sicurezza del prodotto non è stata ancora ultimata, ma Di Lorenzo tira dritto: “In questa situazione, che non è normale visti milioni di malati e di morti (?) sono certo che le agenzie si daranno da fare per eliminare tutti i tempi burocratici e per accelerare il processo“.
I diciotto mesi dell’Oms e i dodici degli esperti, insomma, per l’azienda che ha stretto accordi di ferro con il governo Conte vanno accantonati: se la produzione fosse iniziata a giugno in concomitanza della sottoscrizione degli accordi di Villa Pamphilij tra governo e AstraZeneca, e se il vaccino fosse pronto “entro la fine dell’anno” come auspicato, sarebbero trascorsi appena 6 mesi dalla produzione alla commercializzazione, a tutto svantaggio – secondo medici ed esperti – per la sicurazza.


-
TECHArticoloYouTube Recap, la nuova funzione che racconta il tuo anno in video
-
TREND TOPICSArticoloAccordo UE sulle nuove tecniche genomiche (NGT). Cosa cambia per i consumatori
-
ATTUALITA'ArticoloSciopero generale 12 dicembre 2025: cosa succede a scuola, università, ricerca, AFAM e formazione professionale
-
CRONACAArticoloAereo precipitato in Valtellina con 4 persone a bordo. L’incidente tra le montagne della Valmalenco









