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Nel calderone di quello che è percepito come superfluo dalle istituzioni nazionali e da Bruxelles non ci sono solo la sanità pubblica e l’istruzione di qualità, ma anche sicurezza e difesa. Gli Stati continuano a sfrondare sulle Forze dell’Ordine, e la stessa Unione europea ha di recente proposto un taglio che potrebbe sfiorare i 6 miliardi per la mobilità militare.

Al contrario, si vanno ad affermare gli organismi sovranazionali previsti dal trattato di Valsen del 2007 (che ha introdotto le Forze di gendarmeria europea) che sono diretta espressione dei burocrati europei, per il cui conto sono chiamati ad agire spesso godendo dell’immunità totale. Se, da un lato, gli Stati sovrani e le possibilità di proteggere il cittadino si vanno assottogliando, parallelamente cresce un super-Stato unico non eletto, in grado di far uso della forza in maniera indiscriminata. Ma le dittature, si sa, sono sempre altrove.

Sicurezza e difesa sovrane a rischio. Si va verso i tagli e l'accentramento nelle mani di Bruxelles. Europol ed Eurogendfor nelle intenzioni di Bruxelles dovrebbero sostituire le Forze dell'Ordine dei singoli Stati | Rec News dir. Zaira Bartucca
Europol ed Eurogendfor nelle intenzioni di Bruxelles dovrebbero sostituire le Forze dell’Ordine dei singoli Stati

Il corto-circuito, tuttavia, è evidente, e lo notano perfino i gruppi parlamentari europei che non rigettano l’impianto di Bruxelles. Radosław Sikorski, eurodeputato del Partito popolare, ha per esempio fatto il punto sui primi tre anni dalla cooperazione di difesa tra gli Stati membri dell’Ue, PESCO, e il quadro di cooperazione strutturata permanente. “Razionalizzare la cooperazione nel settore della Difesa – ha detto – è ancora più importante oggi in quanto i bilanci nazionali della difesa subiranno riduzioni a causa della pandemia di covid-19. Questo indebolirà ulteriormente la preparazione degli Stati membri per affrontare crisi simili in futuro”.

“I finanziamenti per la mobilità militare in tutta l’Ue, considerati cruciali – ha detto ancora Sikorski – devono affrontare tagli da €5.8 miliardi a 1.5 miliardi nel bilancio UE proposto. Questo va contro le esigenze. Non possiamo permetterci di ignorare la necessità di rafforzare le capacità di difesa in Europa. Non solo una cooperazione più forte, ma anche più intelligente in materia di difesa è urgentemente necessaria quando guardiamo alle minacce appena fuori dai nostri confini”, ha concluso.

ESTERI

L’azione meschina del PPE: ecco come ha raffigurato il presidente della Bielorussia Lukashenko

La raffigurazione estrema e violenta scelta dalla coalizione europea che ospita anche Forza Italia

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L'azione meschina del PPE: ecco come ha raffigurato il presidente della Bielorussia Lukashenko | Rec News dir. Zaira Bartucca

Dietro le sbarre, imprigionato. E’ la raffigurazione estrema e violenta che il PPE – la coalizione popolare di cui fanno parte Ursula Von der Leyen ed esponenti di Forza Italia – ha scelto per rappresentare Lukashenko (a questo link). L’immagine non è un episodio di satira, ma la scelta dell’organo ufficiale di un partito. Un segno dei tempi e di un dibattito politico connotato sempre più da toni aspri, da fanatismi ciechi e da estremizzazioni. Il presidente della Bielorussia è stato eletto ad agosto del 2020 attraverso una sorta di plebiscito popolare, portando a casa l’80,23% delle preferenze. Resta tuttavia inviso ai gerarchi europei che vogliono imporre la loro alternativa costruita. Una degli sfidanti in corsa nelle ultime presidenziali bielorusse è stata Svetlana Pilipchuck, nota come Tikhanovskaya. Il PPE la considera, con il 6% che ha ottenuto, il “presidente eletto”. In realtà Tikhanovskaya ha sostituito il marito che era in corsa prima di lei, ma che ha dovuto rinunciare alla candidatura per le indagini che lo interessavano. Attualmente si trova in carcere (lui sul serio), per reati accertati che nulla hanno a che vedere con la dissidenza politica.

Il presidente scomodo che scompagina i piani

Ma perché l’Unione europea e i partiti più spiccatamente europeisti ce l’hanno a morte con Lukashenko? Se è difficile fornire una risposta univoca, bisogna ricordare che lo scorso anno il suo esecutivo ha rifiutato i 940 milioni che gli erano stati offerti per inscenare il piano pandemico e il lockdown, per condurre la popolazione bielorussa all’esilio domestico e per obbligarla ai tamponi e all’utilizzo costante della mascherina. Il presidente della Bielorussia in quel contesto fece sapere di aver declinato ogni offerta giunta dal Fondo monetario internazionale: “Non balleremo per nessuno – aveva riferito – e non faremo come ha fatto l’Italia”. Coincidenza vuole che alle dichiarazioni siano seguiti i soliti disordini di piazza a orologeria.

L’emergenza comoda al confine con la Polonia

Attualmente, l’Unione europea sorride sottecchi per le tensioni al confine della Polonia, dove le provocazioni sono all’ordine del giorno. Alcuni osservatori oculari denunciano il lancio continuo di pietre sui migranti dal fronte polacco, mentre lo stesso Lukashenko nelle scorse settimane aveva denunciato l’utilizzo di idranti sulla folla di accampati, tra cui ci sono anche molti bambini e neonati. Sulle violenze strumentali perpetrate dalle Forze dell’Ordine polacche, tuttavia, l’Ue resta silente. E anche il PPE.

Colpire l’avversario con falsità e calunnie

Sarebbe bello vedere un faccia a faccia tra un popolare qualunque e Lukashenko. C’è da domandarsi se di persona i rappresentanti del PPE sarebbero altrettanto loquaci. “Di solito non commentiamo quello che dice il signor Lukashenko, perché spesso non ha nulla a che fare con la realtà”, ebbe a dire a fine novembre il portavoce dell’Ue Peter Stano. Meglio allora optare per le calunnie e l’invettiva a tutti i costi e – soprattutto – la falsità come metodo e come metro di giudizio. Sono le pratiche promosse dall’Unione europea (e non solo) e dalle sue task-force di manipolazione dell’informazione che hanno creato – tra le altre cose – il “mostro” Lukashenko, ma anche la demonizzazione di chi non intende piegarsi alla narrazione dominante e artefatta sulla cosiddetta pandemia.

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EUROPA

Vaccini, obbligo e preparati genici. Il conflitto di interessi dei coniugi Von der Leyen

L’incarico in Orgenesis, azienda biotecologica specializzata in preparati mRNA, e lo scambio di messaggi privati con l’ad di Pfizer Albert Bourla

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Vaccini, obbligo e preparati genici. Il conflitto di interessi dei coniugi Von der Leyen | Rec News dir. Zaira Bartucca
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Heiko Von der Leyen, marito del presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen (all’anagrafe Ursula Gertud Albrecht), risulta essere direttore medico nel team di gestione Orgenesis, azienda biotecnologica specializzata nelle terapie cellulari e geniche che vengono utilizzate nei vaccini a mRna. La moglie – che ha affermato che si debba iniziare a parlare di obbligo vaccinale – negli scorsi mesi ebbe uno scambio di messaggi privati con l’ad di Pfizer Albert Bourla. Il conflitto di interessi macroscopico (che dovrebbe suscitare richieste di chiarimento e di dimissioni) è stato raccontato da Affari Italiani.

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EUROPA

Intelligenza artificiale, il Consiglio europeo promuove una consultazione, ma discrimina l’Italia

Si discute tanto, in quest’ultimo periodo, dell’IA, settore che secondo i promotori dell’Agenda 2030 dovrà prendere il volo proprio grazie all’atmosfera di emergenza sanitaria instaurata. C’è il…

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Intelligenza artificiale, il Consiglio europeo avvia la consultazione, ma discrimina l'Italia | RN dir Zaira Bartucca

Si discute tanto, in quest’ultimo periodo, di Intelligenza artificiale, settore che secondo i promotori dell’Agenda 2030 dovrà prendere il volo proprio grazie all’atmosfera di emergenza sanitaria instaurata. C’è il telelavoro (il cosiddetto “smart-working”) che per gli scettici anticiperà i licenziamenti di massa, c’è l’automazione che via via sta soppiantando diverse professioni e c’è tutta la partita sul 5G. CAHAI, il Comitato europeo sull’intelligenza artificiale in seno al Consiglio europeo, per fare il punto ha avviato una consultazione pubblica che sarà online fino al 29 aprile “per raccogliere le opinioni su alcune questioni chiave da parte di attori rappresentativi (imprese, Ong, associazioni, università, think-tanks ecc.)”, come riportato dalla Farnesina.

Una buona iniziativa e una possibilità di confronto, che però sarà preclusa a molti italiani che pure avrebbero voluto dire la loro, ma potranno farlo solo se conoscono l’inglese e il francese o se utilizzeranno estensioni che però non mettono al riparo da possibili fraintendimenti. La consultazione, infatti, è disponibile solo in queste due lingue. L’Ue già in passato è stata ammonita da diversi Stati membri per la scarsa accessibilità di siti e documenti spiccatamente anglocentrici, aspetto in netto contrasto con l’idea di integrazione che l’organismo dice di perseguire.

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