Periodico di Inchieste

I ricordi su Philippe Daverio che ci sono pervenuti (c’è anche un ritratto)


Artisti e critici ricordano il collega, storico conduttore della trasmissione Passepartout, scomparso di recente



di Mario Vespasiani – Artista


P come Philippe, una specie di farfalla con gli occhiali sulle ali, che ha attraversato il mondo dell’arte con quella leggerezza di chi conosce le altezze, del pensiero e della persona. Perciò P era sempre rivolto in avanti, andando incontro all’altro, alla telecamera, al quadro o al paesaggio. Anche col suo bel programma Passepartout è riuscito a veicolare quello stile eclettico e girovago, tra un luogo e l’altro, tra periodi storici diversi, dove persino gli oggetti o le opere d’arte considerate minori diventavano parte viva della narrazione che dall’arte, in un discorso unitario portava ad inquadrare l’intera società. Perché a suo agio più che negli accademismi si ri-trovava nelle connessioni insolite tra cultura bassa e alta, grandi maestri ed enogastronomia, antiquariato, giovani artisti e folklore. 


Entrambi eravamo dell’idea che chi si occupa di arte non possa trascurare il resto, perché se al contrario si pensa solo alla professione – un po’ come per il sesso – è probabile che alla fine non la si faccia più come si deve. E credo che con la stessa intuizione abbia fatto a meno della laurea, ribadendo che – a memoria di chi ancora oggi è in cerca solo di un titolo – “in quegli anni si andava all’università per studiare e non per laurearsi”. Le sue molteplici esperienze tra TV, insegnamento, galleria, politica e conferenze in giro per l’Italia, confermano la mia idea iniziale di un ciclo vitale fluttuante, tale a quello dei lepidotteri che attraversano stadi differenti, da uovo a larva, da crisalide a farfalla, anzi a “papillon”, come quella cravatta annodata a fiocco che rendeva il suo viso così solare, indossata in maniera divertita, di giorno e negli abbinamenti più arditi.


Il ritratto realizzato da Mario Vespasiani in ricordo di Philippe Daverio

Anch’io ho sempre preferito il papillon alla cravatta, ma dandogli un significato opposto, di eleganza notturna, di mistero e di certi sguardi magnetici e serate memorabili. Per me il farfallino è nero su smoking nero, per P era di tutti gli altri colori e tessuti. Ricordo quando Philippe riuscì ad abbinarlo ad una camicia a larghe righe verticali rosse e bianche, episodio che mi fece subito venire in mente quell’altro Papillon, quello del film, ma non nell’imprendibile Steve McQueen, bensì nell’amico d’avventura o di sventura Louis Dega, coprotagonista perfetto interpretato da Dustin Hoffman con addosso la stessa tenuta a righe – ma da galeotto – e simili occhiali tondi. 


Non conosco ancora il linguaggio sottile delle farfalle ma penso che Philippe col suo timbro colloquiale e trasversale, lo avrebbero ascoltato piacevolmente anche loro, fosse solo per via della voce scandita e rauca da fumatore e per quel singolare rotacismo, utile a chi sa maneggiare molte lingue (e meravigliare tutti gli altri in ascolto) come per lo sguardo, che dagli occhiali si sporgeva in avanti quasi spinto fuori su due antenne. Alla conoscenza ha saputo abbinare “l’incantamento”, rare qualità che in TV salvano dalla noia di un’altra lezione, manifestando caratteristiche proprie e assolutamente personali, valide in maniera diversa anche per i suoi colleghi drammaticamente scomparsi in questo sciagurato 2020. Da Maurizo Calvesi a Germano Celant, ognuno col proprio metodo di divulgazione, ognuno col proprio guardaroba studiato che completava il discorso non detto. Penso al minimalismo, al rigore e al bianco della chioma sul nero delle giacche di pelle dell’impenetrabile Celant, in rapporto ai completi sartoriali da “dandy da fumetto, più che da maledetto”, che incorniciavano il sorriso amichevole di Daverio.


Amiamo l’arte anche grazie a queste persone, che ce ne mostrano gli aspetti più vari, gli aneddoti e i molteplici punti di vista: Anche per questo a mio avviso l’arte rimarrà ancora a lungo il più libero campo di conoscenza dell’umano, perché è esclusivo e inclusivo insieme, complesso e intuitivo, generoso e implacabile. Esattamente così come è la vita. Philippe Daverio avrebbe compiuto 71 anni il prossimo 17 ottobre, dunque 71-17, un numero palindromo che entrerebbe perfettamente, col trattino al centro, in quel farfallino a cui in questo scritto mi sono aggrappato spesso. E con la stessa acutezza e sagacia ritengo che la frase pronunciata proprio da Hoffman nel film, per via di quell’aspetto eccentrico e delicato avrebbe potuto tranquillamente esternarla lui durante le sue presentazioni: “Tu lo sai che il primo uomo che fece una ruota da una pietra la usò come ornamento? L’ho sempre ammirato per questo”. Buon volo Philippe, ora stai attraversando ciò che il bruco chiama fine del mondo, ma per tutti noi che viviamo di arte chiameremo sempre farfalla.



di Paolo Battaglia La Terra Borgese – Critico d’Arte


Nella notte tra l’1 e il 2 settembre, all’Istituto dei Tumori di Milano, ci ha lasciato un uomo di stampo antico ma il vero Philippe Daverio è e sarà in noi sempre vivo. Oggi Philippe Daverio è soltanto assente, dove sia è nella autonoma immaginazione di ciascuno di noi, scegliendo per Lui il luogo ideale che riteniamo il migliore ove ricordarLo quale modello di vita, vigile rimembranza di un autentico studioso di intransigente osservazione storica.


Tale per tutti noi sia nel consenso vuoi nel dissenso, perché sempre determinato ed indirizzato ad essere Guida alla quale si ispirava come paladino dell’Arte, in particolare quale punto di riferimento della divulgazione. Perché lui amava le parole, era un pragmatico che però rispettava al massimo il linguaggio, guardava e sorvegliava i fatti, li considerava nelle prevedibili conseguenze reali o virtuali.


Era elegantemente schivo agli elogi e agli onori che pure molto spesso meritava per questo Suo attaccamento creativo, anche fisico, all’Arte. Ha militato nell’Arte senza mai alcuna ingiustificata assenza, interruzione o sospensione, con la mente libera. Personalmente l’ho ascoltato in ogni occasione, in ogni questione ove lasciava sempre la Sua impronta risolutiva. Era consapevolmente decisionista a costo di apparire autoritario anche se in realtà era solo un innamorato autorevole della Bellezza.


Ecco: è stato un Uomo certamente autorevole che faceva sentire il valore della Sua personalità non già come strumento di esibizione e di prevalenza ma come portatore di idee precise, di saggi consigli e talvolta anche di un qualche imperativo categorico che solo Lui poteva permettersi. La sua Memoria rimarrà in noi, e con me, che per Lui ho creato una camera ideale, quella del “memento” per contrapporla alla camera dell’oblio, per il segno che Philippe Daverio ha inciso profondamente in noi, nell’Arte.


Non Lo penso con rimpianto perché abbiamo detto che è solo assente ma è tuttavia un tesoro, un amico, uno sposo e un padre della Critica dell’Arte che va a vivere lontano da noi lasciandoci a coltivare e rispettare i Suoi ammaestramenti, quali auspicio del nostro futuro sempre con Lui, sempre con Philippe Daverio, sempre con l’Arte”.


beenhere

Caro amico prima che caro lettore, Rec News ti ricorda che nella Costituzione sono regolati i Diritti inviolabili del cittadino. Essi riguardano il proprio domicilio, cioè il posto dove si abita: è il padrone o la padrona di casa che decide chi vi può accedere e cosa si può fare al suo interno. Ogni cittadino può circolare liberamente all’interno del territorio nazionale (Art.16), riunirsi pacificamente anche in pubblico (Art. 17), professare la propria religione (Art.19) senza limitazioni (Art. 20). Diritto inviolabile è l’espressione del proprio pensiero in forma scritta o parlata (Art.21). Secondo l’Articolo 32 della Costituzione, nessuno può essere obbligato a un trattamento sanitario (tamponi, vaccini, test, ecc.) se non è previsto dalla legge – non dai Dpcm – per gravi e documentati motivi. Allo stesso modo, può astenersene se le sue convinzioni religiose o sociali non gli consentono di ricevere trattamenti sanitari. Uno governo Democratico consente il confronto tra le varie forze politiche e include anche le forze d’opposizione. Un premier che agisce secondo principi democratici non fa le leggi da solo o con i tecnici, ma le sottopone al Parlamento.


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