Azzolina e la lettera agli studenti. Quattro pagine senza mai nominare la parola “istruzione”


Ricorrono invece “emergenza”, “sanità” e “preoccupazione”. Poi la chiosa finale: “Gli studenti imparino le regole sanitarie”. Ma lo studio che fine ha fatto?



Una lettera per dare il bentornato agli studenti che oggi tornano a scuola per i recuperi, e che dal 14 riprenderanno in quasi tutte le regioni le lezioni. L’ha scritta il ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina, di recente sotto attacco per alcune proposte discutibili come la mascherina in classe o i banchi a rotelle. Un bel pensiero, certo, ma quello che colpisce è che in quattro pagine nullo sia lo spazio dedicato a questioni come l’apprendimento, le materie di studio, le prospettive d’impiego per i ragazzi che si stanno per diplomare.



Tanto lo spazio che invece è dedicato al coronavirus – nonostante i numeri incoraggianti – e all’edilizia scolastica, il cavallo di battaglia di Renzi. E così, se Azzolina non nomina neppure una volta la parola “istruzione”, è però un trionfo di “emergenza”, “distanziamento”, “pandemia”, “regole”, “sanità” e “preoccupazione”. C’è spazio per “gel” e “mascherine”, ma non per un verbo ormai desueto: imparare. Esemplificativa è del resto la chiosa finale: “Aiutiamo gli studenti a conoscere al meglio e rispettare le regole sanitarie”.


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Let’s face it, no look is really complete without the right finishes. Not to the best of standards, anyway (just tellin’ it like it is, babe). Upgrading your shoe game. Platforms, stilettos, wedges, mules, boots—stretch those legs next time you head out, then rock sliders, sneakers, and flats when it’s time to chill.