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Una lettera per dare il bentornato agli studenti che oggi tornano a scuola per i recuperi, e che dal 14 riprenderanno in quasi tutte le regioni le lezioni. L’ha scritta il ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina, di recente sotto attacco per alcune proposte discutibili come la mascherina in classe o i banchi a rotelle. Un bel pensiero, certo, ma quello che colpisce è che in quattro pagine nullo sia lo spazio dedicato a questioni come l’apprendimento, le materie di studio, le prospettive d’impiego per i ragazzi che si stanno per diplomare.

Tanto lo spazio che invece è dedicato al coronavirus – nonostante i numeri incoraggianti – e all’edilizia scolastica, il cavallo di battaglia di Renzi. E così, se Azzolina non nomina neppure una volta la parola “istruzione”, è però un trionfo di “emergenza”, “distanziamento”, “pandemia”, “regole”, “sanità” e “preoccupazione”. C’è spazio per “gel” e “mascherine”, ma non per un verbo ormai desueto: imparare. Esemplificativa è del resto la chiosa finale: “Aiutiamo gli studenti a conoscere al meglio e rispettare le regole sanitarie”.

POLITICA

Carenze energetiche, governo al lavoro, ma per l’Africa

Italiani non pervenuti. Perché la Farnesina porta avanti una politica africanista tout-court, dove l’UA viene perfino prima dell’UE. Il continente africano è al centro anche dell’agenda di Draghi e dei partiti di governo, Lega compresa. Senza che nessuno consideri che non ha bisogno di spinte, perché l’Afcfta, il mercato libero africano, l’ha trasformata in una delle zone più produttive e all’avanguardia del pianeta. Nel lungo termine questo provocherà una diminuzione dei flussi migratori, ma nel frattempo economie concorrenti come quella italiana soccomberanno, incapaci di reggere la concorrenza con prodotti che hanno prezzi nettamente inferiori

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Carenze energetiche, governo al lavoro, ma per l'Africa | Rec News dir. Zaira Bartucca

“L’Italia dedica un’attenzione strategica all’Africa e perciò i temi dell’accesso all’energia e della transizione energetica nel Continente sono per noi essenziali”. E’ quanto ha detto il viceministro degli Esteri Marina Sereni all’evento promosso dalla fondazione RES4Africa, che si è svolto a ridosso dei festeggiamenti promossi dal governo per la Giornata dell’Africa.

Le dichiarazioni del viceministro in quota Pd arrivano arrivano in un momento in cui il nostro Paese si proietta verso una crisi energetica estrema. Ma quello che conta, per Sereni, è l’Africa. Come sempre. “La crescita demografica – ha detto la vice di Di Maio – aumenterà enormemente la domanda di energia nel Continente: entro il 2030 la metà degli africani vivrà nelle città, mentre entro il 2100 13 delle più grandi megalopoli del mondo si troveranno in Africa. Oggi, circa 600 milioni di africani non hanno accesso all’elettricità e la domanda chiave sarà come le energie rinnovabili possano aiutare a migliorare i loro mezzi di sussistenza e il loro benessere sociale”.

Gli italiani? Non pervenuti, perché com’è noto la Farnesina anziché stringere rapporti internazionali a vantaggio dell’Italia porta avanti una politica africanista tout-court, dove l’UA viene perfino prima dell’UE. Insomma, il passaggio di consegne da Emanuela Del Re (che oggi, non a caso, ricopre la carica di rappresentante per il Sahel) a Sereni, non ha cambiato nulla. Il continente africano è al centro anche dell’agenda di Draghi e dei partiti di governo, Lega compresa.

Senza che nessuno consideri che l’Africa a differenza dell’Italia non ha bisogno di spinte, perché l’Afcfta l’ha trasformata in una delle zone più produttive e all’avanguardia del pianeta. Nel lungo termine questo provocherà certamente una diminuzione dei flussi migratori e darà al suo territorio il giusto riscatto che merita, ma nel frattempo economie concorrenti come quella italiana soccomberanno sotto il peso del mercato unico africano e sotto l’impossibilità di competere con prodotti (agricoli, soprattutto) che hanno un prezzo nettamente inferiore.

Non importa, perché l’Italia è vista anche dal governo Draghi come uno strumento dello sviluppo altrui, a discapito del proprio. Nell’Africa, secondo il sistema, è racchiuso il futuro demografico del pianeta, mentre gli italiani devono accettare di scomparire nel giro di cinquanta anni, se non meno. Le politiche a sostegno dell’incremento demografico e produttivo, al netto dei proclami e delle promesse, continuano dunque a essere assenti.

“L’Italia – ha proseguito Sereni – può divenire un ponte energetico per una transizione sostenibile dell’Africa, grazie alla grande presenza del nostro settore privato e al nostro impegno, a livello regionale come globale, sul tema essenziale dell’accesso all’energia. L’Africa sta pagando un prezzo molto alto per l’aggressione russa in Ucraina, con gravi conseguenze a livello energetico sui consumatori, sui produttori e su gran parte della popolazione che dipende dall’energia per la propria sopravvivenza. Nel Continente, i crescenti prezzi di carburante e gas avranno un impatto fortemente negativo sui trasporti, il commercio e soprattutto l’agricoltura”. Come se per l’Italia non fosse lo stesso.

“Per raggiungere gli obiettivi – ha proseguito Sereni – è fondamentale che Italia e Ue confermino il loro pieno impegno per l’Africa, trasformando in realtà le promesse fatte in questi anni. A questo proposito, la Global Gateway Initiative, lanciata al vertice UE/UA di Bruxelles lo scorso febbraio, dovrà diventare operativa quanto prima, per contribuire a promuovere l’elettrificazione e la transizione energetica, rilanciando così lo sviluppo complessivo del continente africano”. Gli italiani, come sempre, aspetteranno.

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POLITICA

Petrocelli silurato, la Commissione Esteri del Senato ha un nuovo presidente

Le manovre per il suo insediamento – supportate anche dalla Lega di Salvini, che oggi si è complimentato via social – sono la conseguenza…

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Petrocelli silurato, la Commissione Esteri del Senato ha un nuovo presidente | Rec News dir. Zaira Bartucca
Immagine Angelo Carconi (Ansa)

La Commissione Esteri del Senato ha un nuovo presidente: è Stefania Craxi, figlia di Bettino. Le manovre per il suo insediamento – supportate anche dalla Lega di Salvini, che oggi si è complimentato via social – sono la conseguenza dell’addio di Petrocelli. Il pentastellato è stato costretto a lasciare la commissione e anche il M5S dopo aver espresso posizioni critiche verso l’invio di armi in Ucraina e verso l’operato del governo Draghi.

Negli scorsi giorni la Giunta per il regolamento aveva votato a favore dello scioglimento della Commissione Esteri dopo che venti membri di tutti i partiti avevano annunciato le loro dimissioni.

Rec News dir. Zaira Bartucca

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POLITICA

Chiesta la sfiducia di Draghi

Ma a sostenere l’operato del premier con le dimissioni di massa dalla Commissione Affari Esteri ci sono esponenti di tutti i partiti. Anche i “pacifisti” della Lega con a capo Matteo Salvini e la cosiddetta opposizione di Fratelli d’Italia. Petrocelli: “Hanno votato tutti la delega in bianco per armare l’Ucraina fino a dicembre 2022, tutto il resto è propaganda”

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Chiesta la sfiducia di Draghi | Rec News dir. Zaira Bartucca
Immagine di repertorio (Imagoeconomica)

“Togliere la fiducia a Draghi” e “fermare l’invio di tutte le armi” all’Ucraina. E’ quanto ha chiesto oggi il presidente della Commissione Esteri al Senato Vito Petrocelli. E’ l’epilogo di tensioni che si sono manifestate nel corso di tutta la settimana, prima con la promessa di ricorrere alla Corte Costituzionale e poi con le dimissioni di diversi componenti della commissione.

Ad abbandonare l’organismo in segno di protesta verso le recenti prese di posizione di Petrocelli negli scorsi giorni sono stati esponenti di tutti i partiti. Ci sono anche i leghisti “pacifisti” a difendere l’operato del premier Draghi e l’invio di armi all’Ucraina: Matteo Salvini, Tony Iwobi, Stefano Lucidi, e Manuel Vescovi.

Non resta fuori neanche la cosiddetta opposizione di Fratelli d’Italia, che ha confermato le dimissioni del presidente del Copasir Adolfo Urso. A fare blocco contro la via diplomatica sono poi stati Stefania Craxi (Forza Italia), Alberto Airola (M5S), Laura Garavini (Italia Viva) e Pier Ferdinando Casini.

“Tutti i partiti – ha detto Petrocelli – hanno votato la delega in bianco per armare l’Ucraina fino a dicembre 2022. Tutto il resto sono chiacchiere e propaganda elettorale”.

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CONFLITTO RUSSO-UCRAINO

Il governo non vuole la guerra ma “invierà altre armi”

Appena oggi Draghi nel corso di una conferenza stampa si è appellato a iniziative che possano portare “l’Ucraina sedersi al tavolo di pace”. “Vogliamo lo strumento più efficace per permettere la pace”. La corsa ad armare l’Ucraina, tuttavia, continua

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Il governo non vuole la guerra ma "invierà altre armi" | Rec News dir. Zaira Bartucca
Giorgio MulE’ a radio 24

“E’ possibile che vengano inviate ulteriori armi all’Ucraina laddove il governo ucraino ravvisi la necessità di aver un ulteriore rifornimento di armi, così come lo stanno facendo quasi 30 paesi che stanno inviando armi all’Ucraina. Il decreto legge approvato pochi giorni fa prevede che, sulla base di una risoluzione parlamentare fino alla fine del dicembre 2022, laddove fosse necessario con un decreto interministeriale tra Difesa-Esteri e Sviluppo Economico, è possibile inviare altre armi all’Ucraina, laddove ci fosse questa richiesta l’Italia non girerà le spalle e continuerà ad aiutare l’eroica resistenza ucraina”. Lo ha detto il sottosegretario alla Difesa Giorgio Mulè a Radio 24.

Appena oggi Draghi nel corso di una conferenza stampa si è appellato a iniziative che possano portare “l’Ucraina sedersi al tavolo di pace”. “Vogliamo lo strumento più efficace per permettere la pace”. La corsa ad armare l’Ucraina, tuttavia, continua.

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POLITICA

Addio al Green Pass e alle mascherine al chiuso, riferiscono fonti del governo. Le date

La tabella di marcia è stata delineata dai sottosegretari del ministero della Salute Andrea Costa e Pierpaolo Sileri. Al Green Pass potrebbe però subentrare – salvo interventi – ID Pay, il wallet presentato di recente da Colao

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Addio al Green Pass e alle mascherine al chiuso, riferiscono fonti del governo. Le date | Rec News dir. Zaira Bartucca

Si va verso l’addio definitivo allo strumento di controllo del Green Pass e anche verso lo stop dell’utilizzo delle mascherine all’aperto. Una possibile tabella di marcia è stata delineata dai sottosegretari del ministero della Salute Andrea Costa e Pierpaolo Sileri. I dettagli sono i seguenti (fonte: Meteo Web):

1 Aprile

  • Abolizione del Green Pass per gli Under 50 sul posto di lavoro (era stato introdotto il 15 ottobre 2021)
  • Abolizione del Green Pass per negozi e uffici pubblici (era stato introdotto il 1° febbraio 2022)
  • Abolizione del Green Pass per parrucchieribarbieri ed estetisti (era stato introdotto il 20 gennaio 2022)
  • Abolizione del “Super Green Pass” per gli Over 50 sul posto di lavoro (era stato introdotto il 15 febbraio)
  • Abolizione di ogni tipo di Green Pass (anche quello base) per gli Alberghi (era stato introdotto il 6 dicembre 2021, poi rafforzato in “Super Green Pass” dal 10 gennaio 2022)
  • Abolizione di ogni tipo di Green Pass (anche quello base) per i bar e i locali della ristorazione per i servizi al banco e nei tavoli all’aperto (era stato introdotto il 10 gennaio 2022)
  • Abolizione di ogni tipo di Green Pass (anche quello base) per tutte le attività sportive (era stato introdotto, a fasi alterne, tra dicembre 2021 e gennaio 2022)
  • Abolizione del “Super Green Pass” per gli staditeatricinemapalestreconcerti e discoteche (era stato introdotto il 10 gennaio 2022)
  • Abolizione del “Super Green Pass” per i trasporti (era stato introdotto il 10 gennaio 2022)

1 Maggio

  • Abolizione dell’obbligo di indossare le mascherine all’aperto, compresi i concerti e gli stadi (che tornano alla capienza completa)
  • Abolizione di ogni tipo di Green Pass (anche quello base) per i tavoli al chiuso dei locali della ristorazione (era stato introdotto dal 4 agosto 2021)
  • Abolizione del Green Pass per staditeatricinemapalestreconcerti e discoteche (era stato introdotto dal 4 agosto 2021)
  • Abolizione del Green Pass per i trasporti (era stato introdotto a fasi alterne tra lo scorso autunno per aerei e treni a lunga percorrenza, e dicembre 2021 per il trasporto pubblico locale, prima base e poi rafforzato)

15 Giugno

  • Fine dell’obbligo di vaccino per gli Over 50 (obbligo introdotto dal 1° febbraio) e contestuale abolizione del Green Pass per gli Over 50 sul posto di lavoro. Scade l’obbligo vaccinale anche per medici, infermieri, operatori delle Rsa, insegnanti e personale della scuola, ma anche per chi lavora nel comparto della difesa, della sicurezza, del soccorso pubblico, per il personale della polizia locale, dei servizi segreti e della polizia penitenziaria.

Addio (per il momento) al regime di controllo sanitario, ma c’è un ma

Si va dunque verso l’addio definitivo al Green Pass e alle mascherine al chiuso, e non c’è Dpcm che tenga. Quello del 2 marzo ha stabilito che la “validità tecnica” del certificato verde viene prorogata di “ulteriori cinquencentocinquanta giorni”, ma questo non significa che per altri due anni si dovrà utilizzare il Green Pass. Anzi. Il limite fissato, potrebbe lasciar intendere che al termine di questo lasso di tempo la struttura sperimentale messa in piedi dal governo Draghi verrà smantellata, semplicemente perché esistono dei paletti – ribaditi in più di un’occasione dal Garante per la Privacy – per quanto riguarda la conservazione dei dati personali. Con la fine dello stato di emergenza, inoltre, il governo non sarà autorizzato a far pervenire le anticostituzionali multe agli Over 50 – come vuole far credere il mainstream nel tentativo di indurre alla vaccinazione – e se anche volesse rischiare, si troverebbe dinnanzi a un fiume di ricorsi. Ma c’è un “ma”. Come anticipato, al passaporto sanitario potrebbe subentrare ID Pay, il wallet presentato dal ministro all’Innovazione e alla Transizione Digitale Vittorio Colao.

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