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Sia stata o meno Greta la prima ad essere “sgamata”, è ormai chiaro che certo ambientalismo pilotato dall’alto continua a mostrare le sue falle. E le sue ipocrisie. In Italia, complici le agende messe in pratica dal ministro dei Trasporti in quota dem Paola De Micheli, è corsa al monopattino. Un’idea apparentemente furba (“smart” direbbero i globalisti recentemente rimproverati dall’Accademia della Crusca per l’utilizzo smodato di inglesismi) ma che in realtà continua a cozzare con la mancanza di piste ciclabili, con l’architettura di moltissime città d’Arte italiane chiamate a preservare centri storici intoccabili, con il traffico delle città metropolitane e con le strade impervie che caratterizzano molti tratti meridionali.

Ma pazienza. Tutti sul monopattino a sfidare camion, traffico cittadino, buche tipicamente romane, tornanti, perché lo dice la tv o perché in questa direzione vanno i moniti de La Scienza. Quella che si allarma per il cambiamento climatico e vuole l’elettrico, ma non racconta mai lo sfruttamento naturale che c’è dietro la creazione di una batteria al litio. Il futuro del “niente sarà più come prima” deve avere il suo cuore pulsante in nuovi assetti sociali sempre più aridi, nella tecnologia sempre e comunque e – appunto – in nuove forme di sfruttamento.

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Di certo, i cambiamenti forzati che non risiedono nel miglioramento delle condizioni comuni generali – quelli cioè dettati esclusivamente da interessi specifici di pochi – mostrano ben presto i loro limiti. Con il monopattino sta già succedendo. Lo raccontano gli ultimi concitati giorni in fatto di mobilità a due ruote. Ieri in Via Braga, a Milano, stando alle prime ricostruzioni una 31enne non è riuscita a cambiare la traiettoria del suo monopattino elettrico e si è schiantata contro un furgone. Ora si trova all’ospedale Niguarda in condizioni disperate a causa del grave trauma cranico riportato.

Sempre a Milano, nella notte, a perdere il controllo del mezzo è stato un diciannovenne che è caduto sull’asfalto e che, fortunatamente, non è in gravi condizioni. Nello stesso giorno è stato registrato uno scontro tra un’auto e un monopattino guidato da un bambino di 11 anni. Il giovane (che ha subito l’impatto mentre si trovava in una strada a senso unico) è ora ricoverato all’ospedale Sant’Anna di Como. Tre incidenti balzati alle cronache (ma il fenomeno potrebbe essere molto più diffuso) in appena 24 ore. Lasciando da parte il 47enne di Campobasso che il 13 luglio ha riportato diverse ferite a seguito di una caduta e anche le due 15enni che viaggiano insieme a Milano e sono state ricoverate in codice giallo.

E davvero bastano gli equipaggiamenti – caschi, parastinchi e chi più ne ha più ne metta – per far terminare quella che si configura come la futura strage silenziosa dei più giovani e dei più incoscienti o, meglio, di chi crede ciecamente senza riflettere a consigli che in realtà nascondono la volontà di cavalcare fette di mercato a scapito della stessa sicurezza dei cittadini? Perché il tempo libero è un conto, circolare su due rotelline nell’ora di punta o in periferia, è un’altro.

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ECONOMIA

Paradosso caro bollette. Il governo anziché punire le speculazioni, le promuove

Con la scusa della fantomatica “crisi energetica”, il governo tenta di imporre nuovi divieti e di ottenere nuove privazioni. Le aziende “energifore” festeggiano l’aumento vertiginoso dei ricavi ma, paradossalmente, mandano bollette sempre più salate. Si pensa ad aumentare il debito pubblico regalando miliardi, ma nessuno parla di impianti di produzione di energia ecologici, poco costosi e in grado di generare migliaia di posti di lavoro: quelli che producono biogas

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Paradosso caro bollette. Il governo anziché punire le speculazioni, le promuove | Rec News dir. Zaira Bartucca

Metti un conflitto utile, che faccia passare l’idea – sotto l’ombrello dell’Agenda 2030 – che i rincari siano colpa di un presidente estero e che i sacrifici siano “necessari” e anzi inevitabili. Aggiungi miliardi che piovono a iosa sulle aziende in corsa per la transizione energetica e otterrai l’istantanea precisa dell’Italia in questo momento: un Paese dove ai cittadini non si vogliono garantire neppure i beni di prima necessità che servono al sostentamento dell’essere umano e alla sua sopravvivenza (acqua, gas, energia elettrica), e dove si costringono le aziende “energivore” a chiudere bottega perché hanno la colpa di “consumare troppo”.

Una narrazione, c’è da dire, tutta italiana, perché all’estero i governi non stanno utilizzando le guerre come una scusa per educare i cittadini alla povertà, al non avere a conti fatti nulla e a esserne pure soddisfatti. Vogliono che in Italia si impari – zitti e anzi contenti – a fare a meno di tutto. Ieri era in nome del covid, oggi del clima e dell’ambiente, domani chissà. Ma se guardiamo al pratico e mettiamo da parte la narrazione dei tg, scopriamo che il gas tradizionale non manca affatto (sono solo cambiate le rotte commerciali) e, soprattutto, le aziende “energifore” con la scusa della “crisi” stanno facendo affari d’oro. Enel nel primo semestre del 2022 ha aumentato i ricavi di oltre l’80%, Eni ha più che quintuplicato gli utili. Ma allora cosa sono questi nuovi costi in bolletta che vengono addossati a famiglie e a imprese? Mica qualcuno starà di nuovo speculando su crisi artefatte, mentre l’Antitrust dorme sonni tranquilli?

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Bisogna salvare il Paese dalla “crisi energetica” – quella reale, risolvibile accendendo il cervello e non facendo ulteriore debito pubblico – e anche da chi ci specula sopra. Basta caricare tutto sul groppone delle famiglie e delle imprese. Se si sta rischiando di passare un inverno più freddo del solito, non è colpa di Putin o di Zelensky, della Russia, dell’Ucraina, degli Usa o di Taiwan, ma – a limite – della mancanza di programmazione di questo governo e dell’incompetenza di molti politici.

E visto che a conti fatti non è cambiato quasi nulla a livello di approvvigionamento (perché la situazione non è come viene raccontata) se un’azienda ti fa pagare il triplo o il quadruplo di bolletta di luce e gas senza motivo, devi partecipare a una class action in cui chiedi di essere rimborsato o risarcito, non pagare e stare zitto nella convinzione che le tue tasse aumentate siano il riflesso di situazioni internazionali. Perché non è affatto così. E perché, poi, si dovrebbero regalare miliardi alle aziende per fare in modo che le speculazioni continuino, abbiano motivo di esistere e i cittadini si trovino sempre di fronte a costi insostenibili?

Se esiste un partito che non ha ancora interessi e azioni con le aziende energetiche, faccia il suo dovere e supporti i cittadini. Non servono altri 30 miliardi di debito pubblico, il progetto per aiutare l’Italia nel lungo periodo c’è già. Paesi europei come la Germania, la Francia e la Spagna utilizzano impianti con poco impatto ambientale per produrre gas biologico (biogas). Trasformano l’umido e gli scarti in energia a tariffa verde, che poi viene portata in migliaia di case e di aziende. La Germania ha più di 10mila fabbriche di questo tipo, in Italia aziende come la Tim o Sofidel e perfino o ospedali come il Niguarda e il San Raffaele hanno i loro impianti a biomassa che permettono loro grandi risparmi. Perché non estendere questo modello anziché piangere e cercare scuse per imporre ai cittadini nuove privazioni?

Il biogas si estrae dai rifiuti umidi, dalle erbacce, dagli scarti grassi e dai reflui animali, dai fanghi di depurazione (non solo dal mais, come dice, mentendo, qualcuno). Un solo impianto può alimentare anche 3000 abitazioni, può essere dotato di filtri che non fanno percepire cattivi odori dovuti al trattamento di liquami e può utilizzare i residui finali come concimi. Il costo per singolo impianto è di circa 20-30 milioni di euro. Quanti se ne farebbero con 30 miliardi? Quanto si risolverebbe, invece di creare ulteriore debito pubblico? Lo Stato guadagnerebbe autonomia energetica, creerebbe nuovi posti di lavoro e potrebbe contare su gas ed energia verde, come chiede l’Europa e anche un’Agenda applicata per favorire il depopolamento anziché un miglioramento ambientale e umano. Più impianti costruisci, meno dipendi dagli altri Paesi.

Rec News dir. Zaira Bartucca – recnews.it

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Povero Fazzolari. Cosa non si fa per accaparrarsi la simpatia dell’Ue e del Pd (e per andare a tutti i costi al governo)

Il senatore meloniano e il futuro possibile governo dei surrogati dei migliori. Due regimi – quello di Conte e quello di Draghi – contro cui Fratelli d’Italia non ha fatto neppure un minuto di opposizione

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Povero Fazzolari. Cosa non si fa per accaparrarsi la simpatia dell'Ue e del Pd (e per andare a tutti i costi al governo) | Rec News dir. Zaira Bartucca

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L’errore dei partiti, la Flat tax e il futuro dell’Italia

di Denys Shevchenko

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L'errore dei partiti, la Flat tax e il futuro dell'Italia | Rec News dir. Zaira Bartucca

L’economia italiana e le proposte deboli dei partiti, quasi tutte manchevoli di reali idee di crescita per il Paese. Non ci sono proposte concrete, non c’è rispetto per le esigenze e per le istanze dei cittadini. Si sentono troppi monologhi, mentre sarebbe importante scendere dal piedistallo e iniziare ad ascoltare. Questo potrebbe migliorare il rapporto tra la politica e un popolo sempre più disgustato e disilluso. Le parole si dimenticano, il rispetto no.

Che dire poi della campagna elettorale e di tecnici sempre più improvvisati, che fanno commettere scivoloni grossolani pur essendo – in alcuni casi – lautamente retribuiti? Per me qualcosa non funziona. E se non funziona dall’inizio, come può funzionare nel momento in cui i partiti si troveranno a governare?

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Non basta promettere di azzerare le tasse o parlare dell’aumento del potere d’acquisto se gli stipendi rimangono più bassi della media europea. L’azienda che viene agevolata dalla Flat Tax paga meno tasse, ma che fa per i lavoratori? Forse – non è sicuro – ne assume altri, ma per loro la situazione rimane la stessa, quindi è un regalo a una fetta troppo esigua di popolazione. In tempi di crisi si deve guardare all’aumento della produttività, ma anche con la tassa piatta il futuro imprenditore ci penserebbe mille volte prima di aprire un’attività. Certo, chi non rischia non saprà mai come andrà a finire.

Ma secondo me questa misura – che potrebbe essere promettente – continua ad avere delle debolezze che vanno sanate. Per farla funzionare, se quello è l’intento, ci vogliono moltissimi anni, oppure bisogna collegare un progetto di ampio respiro. Il punto però è che i tecnici spesso non sono in grado di vedere abbastanza avanti, oppure sono troppo restii ad accettare proposte.

Un’altra cosa che ho sentito è l’azzeramento dell’Iva sui prodotti alimentari. Per il cittadino forse è bello sentire una cosa del genere, ma nella pratica si crea un buco nell’economia nazionale. I soldi per sanarlo vanno trovati, e non possono essere cercati in uno strumento indebitante come il PNRR.

Il primo punto in agenda dovrebbe essere invece la creazione di nuove aziende su tutto il territorio nazionale. L’Italia deve essere unita e stretta attorno a questo proposito, con tutti i governatori di tutte le regioni, senza divisioni politiche. La politica, tanto brava a scendere a compromessi, dovrebbe trovare urgentemente un accordo per non far perire l’Italia. Esistono modi per creare lavoro in poco tempo e per sempre, anche guardando alla sostenibilità. Ho avuto già modo di parlare varie volte del mio progetto “Ragnatele”, pensato specificatamente per un territorio come l’Italia che ha bisogno di rialzarsi in fretta, perché in caso contrario rischia molto.

Concludo dicendo che gli italiani devono essere apprezzati e premiati per la loro pazienza infinita, e che va garantito loro un futuro migliore. Questo nessuno lo dice, e da come parlano certi politici si sente chiaramente che dei cittadini non gliene frega purtroppo niente. L’Italia è il Paese della bellezza, dove le decisioni spetteranno sempre ai cittadini. Se qualcuno pensa di prenderli in giro anche questa volta deve prepararsi al caos.

Rec News dir. Zaira Bartucca – recnews.it

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