Periodico di Inchieste

Non di solo giornalismo vivrà la democrazia e neanche gli Umani

di Carla Villa Maji – Filosofa e Intellettuale

Gentile Direttore,

trovo nel Vostro giornale online una non comune sintonia con il mio pensiero e le questioni che più mi stanno a cuore in tema di libertà, giustizia, diritti, salute, famiglia e quant’altro. Io sono filosofa, laureata a Milano da studi classici e musicali, strumentali e compositivi, tuttavia negli anni sulla liricista ha prevalso in me la ricercatrice spirituale. Ho avuto un vissuto personale e familiare non facile e sento una profonda ‎distanza dall’ordine delle cose odierno sempre più tecnocratico e caratterizzato da una presenza dello Stato invasiva in ogni ambito cui io non mi adatto e non mi adatterò mai. Quest’ordine devasta la vita umana e il suo senso, che ha origine proprio nella libertà dell’ individuo.


Ancora negli anni universitari pensavo, tra le altre cose, di fare la giornalista, tuttavia ho sempre contestato l’iter corporativo previsto in Italia per tale professione, un iter che certo non è in funzione della qualità, in Paesi dove la professione è ‎libera e senza albi il livello medio di scrittura e istruzione dei giornalisti è molto superiore. Ho tuttavia scritto come intellettuale sul web per una decina d’anni‎, poi ho smesso.


Il lettore apprezza spesso un testo ben scritto, se ha pazienza di leggerlo fino in fondo, può anche trovarsi d’accordo ma poi, per lo più, continua a tirare a campare, perché tanto le cose sarebbero così e se son così saranno così e via dicendo. Quello che non trovo, cioè, è l’indignazione profonda. L’Umano cyber è già tra noi, è giunto a gran velocità, come dai primi areoplani a elica le stazioni spaziali, dal telegrafo internet. L’Umano cyber si è già venduto, ha già perpetrato il proprio tradimento, forse spesso senza neanche rendersene conto, e per che cosa?


Non di solo giornalismo vivrà la democrazia e ‎neanche gli Umani significa che a una testata come la Vostra dovrebbe affiancarsi un vero e proprio impegno sociale e politico, perché scrivere non basta. L’ho sperimentato, la gente ha bisogno di essere raccolta, scrivere e basta è come seminare eppoi non raccogliere. In passato, negli anni ’90, collaborai con Alleanza Nazionale, poi cessai: era chiaro che non s’andava da nessuna parte. Per l’occasione scrissi una lettera profetica a Fini.


La Meloni avanza nei sondaggi ma ha delle incongruenze, non si può contestare Conte e andare a braccetto con Orban, eppoi dovrebbe circondarsi di persone di cultura e competenti e non lo fa. Di recente le ho fatto notare l’insufficiente livello culturale dei militanti di FdI anche a livello amministrativo‎ regionale e comunale, le ho anche chiesto una posizione precisa sul 5G, ma queste persone rispondono solo fino a che non si va al fondo delle questioni. Un paio di anni fa ho avuto un colloquio via mail con Salvini, interrotto dopo le mie osservazioni in merito alla totale inconsistenza dei programmi del suo partito su Istruzione e Giustizia. Mi ha risposto, in modo del tutto autoreferenziale, che il suo partito portava avanti il suo programma.


Possiamo dire che il primo Parlamento della Repubblica era composto, se non erro, per circa il 98%‎ da effettivi dottori per lo più da liceo classico, non da dottori con tre anni di studio da qualsiasi istituto superiore, cioè al massimo bachelor e in verità molti ancor meno di questo. Perché infatti il dramma italiano è ‎l’ inesorabile abbassarsi del livello culturale dei suoi politici, dei suoi magistrati, dei suoi insegnanti, dei suoi amministratori e dei suoi professionisti.


I nostri Parlamentari sanno scrivere le leggi? E prima ancora, sanno leggerle?‎ Come si può legiferare senza conoscere bene prima di tutto l’italiano, le sue sfaccettature quindi le sue origini, eppoi il pensiero la storia le diverse espressioni dello Spirito e cioè senza una formazione critica? Pertanto non ho votato neanche alle ultime politiche, non voto a politiche e europee da una ventina d’anni. L’ultimo mio voto politico‎ risale al maggio 2001. Votai un piccolo partito solo perché si era opposto a quello scempio di legge elettorale con la quale s’andava appunto a votare per la prima volta quel giorno.


Non votare per me significa questo, che sono oppressa ma che non ho dato il mandato a nessuno per questo, subisco l’oppressione ma non ne sono l’artefice con il mio assenso. A ogni ciclo elettorale tutti i servi e cortigiani di regime, tra cui ahimè i giornalisti non sono pochi, spiegano e ripetono che non è tanto importante chi votare quanto votare, e questo già dice tutto. Nonostante tanta pubblicità e lavaggio di cervello, e nonostante ogni volta l’assorbimento di voti da parte dei sempreverdi nuovi riformatori di turno, gli astensionisti sono la maggioranza relativa degli aventi diritto.


Non tutti forse si astengono nel modo consapevole con cui lo faccio io però io sono certa che tra loro si trovino molte persone che non hanno perso il senso dell’ Umanità, dello Spirito, della Libertà, perché appunto nasciamo liberi e abbiamo il diritto di esserlo, sempre. A partire da ciò forse possiamo ricostruire un tessuto sociale umano. Se vuole, Lei può pubblicare questa lettera oltreché rispondermi. Cordiali Saluti, Carla Villa Maji.


Gentilissima Carla,

rispondo con piacere alla sua lettera che credo abbia al suo interno quel sale utile a un dibattito che riguarda tutti. Anche chi in questo momento è più preoccupato per mascherine e distanziamenti strumentali e trascura i temi ben più importanti e urgenti che lei giustamente solleva. “Non di solo giornalismo vivrà la democrazia”, dice. Dal tenore di quello che scrive, non serve certo che arrivi io a dirle che mediamente il giornalismo nostrano – quello che chiamiamo “mainstream” o commerciale – non solo non alimenta da tempo la democrazia, ma addirittura la colpisce.


Mi sbaglierò, ma addebito a molti colleghi noti e meno noti – molti dei quali amici – la colpa di essersi allontanati dai problemi della gente e dalla missione a cui un tempo forse avevano creduto, soprattutto in questo periodo di presunta pandemia. Il giornalismo anglosassone cui ci rifacciamo nel nostro percorso di studi (per chi, tra noi, ha studiato) fa proprio un motto base: “Il giornalista è il cane da guardia del potere”. Dovrebbe essere, cioè, un “whatch dog”, una sentinella disinteressata che vigila sul corretto funzionamento della democrazia, sul lavoro dei politici, sull’illegalità. E’ un concetto semplice, che da solo permetterebbe di evitare tante dannose malefatte, o di porvi rimedio. Eppure ha ragione: i giornalisti “buoni” da soli non bastano, e quelli “cattivi”, che agiscono per tornaconto e per agevolare disegni che un tempo avremmo chiamato eversivi dell’ordinamento democratico, sono troppi.


I quotidiani che pure ricevono corposi finanziamenti, i programmi di approfondimento, una televisione ormai acritica – politicamente incentrata sul culto del caro leader – hanno agevolato un ritorno alle logiche democratiche cancellate o piuttosto l’hanno ritardato e tuttora lo ritardano, questo ritorno, tentando di far passare l’idea di un’emergenza eterna? I colleghi della stampa e della tv commerciale hanno riflettuto sul perché crescevano i decessi, hanno letto un documento – uno – e si sono fatti due domande su un blocco illogico della sanità che stando ai primi rilievi ha provocato più morti dello stesso coronavirus?


Più che a lei che dimostra un’ammirevole capacità di analisi, lo domando all’Ordine dei giornalisti che detiene gli albi di cui lei parla. Per l’ennesima volta, in un momento così delicato per il Paese e per l’incolumità di cittadini privati dei loro diritti basilari, finanche minacciati e interessati da TSO per il solo fatto di aver espresso un’opinione, dimostra tutta la sua inutilità. E avalla – anziché esprimersi quanto meno in senso contrario – quei giornalisti che si stanno rendendo complici di un circo mediatico senza pari, arrivando a riprendere con le telecamere poveri e incosapevoli ammalati ricoverati nei reparti ospedalieri, con l’ovvia complicità di chi i reparti li gestisce. Ma dovrà pur arrivare, come dice Sgarbi, una commissione d’Inchiesta che delinei in ogni ambito le responsabilità.


Le dico amareggiata che chi non si presta a questo gioco al massacro che riguarda la gente comune, quel “popolicchio” che gli intellettuali di una certa pasta disprezzano, deve subire diffamazioni e querele temarie, solo perché ha deciso di fare il suo lavoro secondo coscienza. Perdoni lo sfogo ma è quello che ci sta accadendo in questo momento, solo perché abbiamo pensato – che idioti – di informare e di denunciare – anziché tessere le lodi di ha deciso di distruggere l’Italia. Con questo, il lavoro di questo sito continua, e anzi facciamo nostro il suo richiamo al sociale e alla politica.


Per la verità, nella nostra piccola squadra abbiamo persone che in passato hanno regalato idee e progetti organici che poi politici noti si sono personalmente intestati, peraltro senza capirne nulla. Il clima non è collaborativo, ma incentrato su un protagonismo utile a racimolare qualche manciata di voti in più, preoccupandosi tra l’altro di escludere chi avrebbe le competenze per offrire un contributo reale. Non va meglio con i finti indipendenti (in realtà espressione diretta ma solo più velata dei partiti) e con un’associazionismo altrettanto strumentale. Per quello che riguarda noi saremmo ben lieti di costruire e se intorno a noi si costruisse, ma per il momento non intravediamo nessuno che sia intenzionato a farlo per la sola idea di miglioramento sociale. Restiamo comunque attivi e ricettivi.


Mi parla delle opposizioni. Qui c’è un filo con il discorso precedente, perché anche i partiti di opposizione scontano la colpa di non aver agito – nel contesto dell’emergenza – nell’interesse comune. In alcuni casi, di non avere un progetto chiaro e realmente applicabile e di non essere in grado di comprendere la gravità di quello che accade, proprio a causa delle mancanze su cui si sofferma lei. Questo al netto di eventuali complicità e senza considerare i pochissimi che vorrebbero realmente cambiare qualcosa, ma o non contano abbastanza o gli si rema contro. Si può proteggere la Costituzione senza averla mai letta? Ovviamente no. L’economia soccombe, la gente sviene per strada a causa della mascherina (l’ho documentato sui social grazie alla segnalazione di un conoscente) la classe media diventa bassa e quella bassa scompare. Non a causa delle ovvie dinamiche socio-temporali ma, semplicemente, perché crepa. Muore.


Eppure le risposte rimangono ferme ai proclami. L’Italia va distrutta, perché così hanno deciso i panfili reali e le riunioni segrete tra chi comanda davvero. Una di queste riunioni, a buon ragione bandita ai giornalisti, ha luogo proprio oggi. Si possono “sabotare” i grandi piani di distruzione? Sì, con la giusta coordinazione, le giuste coraggiose personalità, la giusta tempestività. Non siamo ancora all’irrimediabile, ma molto vicini al limite. Per questo io credo che le elezioni che lei diserta (anche se capisco la sua scelta) non solo debbano essere indette il prima possibile, ma debbano essere il più possibile partecipate. Non si tratta tanto di scegliere i rappresentanti validi che in questo momento sono pochi, ma di allontanare chi vuole distruggere più che costruire, chi vuole relegare gli italiani alla schiavitù morale e fisica che lei giustamente rifugge.


Ma il difficile viene sempre dopo, quando cioè i nostri rappresentanti sono chiamati a rispettare il mandato popolare senza cedere alla pressione delle lobby e alla tentazione dei rimpasti a posteriori. Se considero questo, mi viene da dirle che se oggi andassimo tutti convinti e votare senza che queste dinamiche siano nel frattempo cambiate, non risolveremmo nulla. Esistono le proposte di legge di iniziativa popolare, ma nessuno le considera seriamente. Abbiamo bravissimi avvocati che stanno offrendo contributi davvero utili al dibattito e orientati a un cambiamento positivo, altri che stanno denunciando e aiutando a denunciare. Credo che lavorare a delle proposte di legge “dal basso” (preoccupandosi di pulire i testi da qualunque ambiguità, quella che piace alla classe dirigente attuale) e raccogliere il numero di adesioni necessarie sia quanto mai urgente.


Dalla vecchia politica, si tratti della destra o della sinistra, non mi aspetto nulla, e la nuova deve ancora presentarsi innanzi ai nostri occhi. In un momento come questo, credo che lo sforzo dei pochi “risvegliati” – cioè di chi non si beve tutto quello sente e crede di vedere – debba essere ancora maggiore ed incentrato anche alla messa in gioco personale, se serve. E’ necessaria una macchina coesa, che abbia un buon motore e la solidità di non scomporsi davanti a sassi e pietruzze. Chi la guida dovrebbe – a differenza di chi ci governa oggi – abbandonare i personalismi e lo sterile culto dell’Io, quello tipico di uomini piccoli che si illudono di essere grandi. In realtà vivono di una grandezza percepita, che non è radicata nel gradimento popolare.


Vede, Carla, inseguendo le nostre idee, le nostre nozioni, i nostri progetti, abituati come siamo a decidere anche per gli altri, ci siamo dimenticati troppe volte di un aspetto basilare. Che, cioè, siamo uomini e donne fatti di carne e ossa che non devono ignorare – per poter sviluppare la propria Essenza – un’Umanità che è contraddistinta dalla debolezza morale e materiale, e non solo per colpa sua. E’ una dimenticanza che abbiamo avuto un po’ tutti a cui ora con urgenza siamo chiamati a rimediare, ognuno con la nostra inclinazione e professionalità. Solo questo potrà permettere di preservare quel senso di Umanità messo a repentaglio dalla fredda digitalizzazione e dai messaggi disturbanti e manipolatori che ci bombardano ogni giorno. Solo questo potrà evitare che brutture inedite per la storia dell’uomo come quelle che cita lei parlando di cyber uomo, abbiano luogo.


Ognuno – ora – deve essere un po’ giornalista, un po’ divulgatore, un po’ politico, e prestarsi alla causa laddove necessario e laddove si ritenga in grado di gestire una sfida impegnativa, che però merita di essere combattuta. C’è in gioco il benessere nostro e dei nostri cari, la possibilità di mettere al mondo le nuove generazioni (perché i piani alti hanno deciso che nascere sia una colpa e che una famiglia fatta da mamma, papà e bimbi sia un qualcosa da combattere) e – non da ultimo – quella di rimanere noi stessi, con il nostro Spirito e come natura ci ha creato. Saremmo contenti se Rec News diventasse sempre più la casa di questo work in progress. Un luogo dove proporre azioni concrete, scambi di vedute, opinioni, come stiamo facendo adesso. Lei, assieme a chi altro riterrà opportuno contribuire, è sempre benvenuta. La sua lettera per me rappresenta uno sprone anche a livello personale, il segno concreto che nulla è perduto. Per questo ho voluto dedicarle una risposta ampia. Mi sono comunque dilungata troppo e me ne scuso. Un caro saluto.

zb


beenhere

Caro amico prima che caro lettore, Rec News ti ricorda che nella Costituzione sono regolati i Diritti inviolabili del cittadino. Essi riguardano il proprio domicilio, cioè il posto dove si abita: è il padrone o la padrona di casa che decide chi vi può accedere e cosa si può fare al suo interno. Ogni cittadino può circolare liberamente all’interno del territorio nazionale (Art.16), riunirsi pacificamente anche in pubblico (Art. 17), professare la propria religione (Art.19) senza limitazioni (Art. 20). Diritto inviolabile è l’espressione del proprio pensiero in forma scritta o parlata (Art.21). Secondo l’Articolo 32 della Costituzione, nessuno può essere obbligato a un trattamento sanitario (tamponi, vaccini, test, ecc.) se non è previsto dalla legge – non dai Dpcm – per gravi e documentati motivi. Allo stesso modo, può astenersene se le sue convinzioni religiose o sociali non gli consentono di ricevere trattamenti sanitari. Uno governo Democratico consente il confronto tra le varie forze politiche e include anche le forze d’opposizione. Un premier che agisce secondo principi democratici non fa le leggi da solo o con i tecnici, ma le sottopone al Parlamento.


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Carla Villa Maji
Carla Villa Maji
3 mesi fa

Gentile Direttore, La ringrazio per aver pubblicato la mia lettera e per la esauriente risposta, non è affatto troppo lunga. Credo che sia importante non disertare le prossime elezioni ma anche che dobbiamo arrivarci preparati, senza ambiguità, con programmi in grado di cambiare il rapporto del cittadino ormai ridotto a suddito con lo Stato. Da tempo ho in bozza una sorta di programma con relativo statuto sul quale mi propongo di trovare delle sinergie, abbiamo bisogno di una opposizione coerente capace e libera, che abbia a cuore l’ Italia e gli Italiani sopra ogni altro interesse particolare, è un programma… Leggi il resto »

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