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Una legge per punire le opinioni di chi – per esempio – afferma che una famiglia è fatta da un uomo e da una donna, o che per crescere in maniera sana a un bambino servono una mamma e un papà, cioè una figura maschile e una femminile tali da garantire uno sviluppo completo. Oppure per mandare dritti in galera i genitori che non vogliono che a scuola vengano lette fiabe gender. La propongono i deputati Zan e Scalfarotto in prima firma, e altri deputati provenienti in prevalenza da Pd, Movimento 5 Stelle e Italia Viva.

La componente forzista pro-gender

Non mancano neppure gli esponenti di Forza Italia, come Renato Brunetta (storico ponte tra dem e forzisti) Mara Carfagna (già al centro di una querelle per un tentato passaggio verso i renziani, poi fallito) e Stefania Prestigiacomo, la deputata che andava a visitare i barconi delle Ong assieme a Nicola Fratoianni.

Un alone di intoccabilità deve ammantare gli omosessuali. Non persone come gli altri, ma “più uguali” degli altri

Una questione personale per Scalfarotto, il “fashionista” della Farnesina (non si perde un evento di moda-uomo, e tanti del resto ne organizza il ministero degli Esteri) che due anni fa è convolato a nozze civili con Federico Lazzarovich, e che ora propone un disegno di legge in cui ci sta comodamente tutto e il contrario di tutto. La complicata “omotransfobia”, per esempio, termine che per i firmatari starebbe ad indicare gli atti di violenza contro persone provenienti dall’universo lgbt. Deprecabili, certo, ma già puniti dalla normativa vigente. Ma il Ddl Zan Scalfarotto ci tiene a fare figli e figliastri, ammantando di un alone di intoccabilità gli omosessuali.

Che c’entrano stranieri ed ebrei?

Ma l’inganno di un disegno di legge che in realtà serve a creare un’èlite di incriticabili, è presto svelato all’Articolo 2, quando si legge di “xenofobia” e “antisemitismo”: che c’entrano, verrebbe da domandarsi, gli stranieri e gli ebrei con le lotte arcobaleno? Non è che la questione è più politica, squisitamente costruita per legittimare le visioni global-progressiste colpendo tutto ciò che non è allineato, come sta facendo la task-force Martella voluta dal governo Conte per deligittimare l’informazione indipendente con presunti debunking e liste di proscrizione dei siti non graditi? E perché l’mofobia sì e l’eterofobia no, che pure miete vittime di continuo tra chi viene diffamato, denigrato pubblicamente, bersagliato, perseguitato e minacciato dagli esponenti lgbt, spesso solo per aver espresso un’opinione contraria alla loro visione personale di mondo?

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LAZIO

Dopo le critiche ai termovalorizzatori, il secondo di Legambiente passa al Comune di Roma

L’associazione appena qualche giorno fa aveva criticato la volontà di Roberto Gualtieri di avviare una stagione tutt’altro che attenta all’ambiente nella Capitale. Oggi l’annuncio dell’ingresso nell’Ufficio “Clima” del gabinetto del sindaco

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Dopo le critiche ai termovalorizzatori, il secondo di Legambiente passa al Comune di Roma | Rec News dir. Zaira Bartucca

Edoardo Zanchini, già vicepresidente e membro della segreteria nazionale di Legambiente, è stato nominato direttore dell’Ufficio “Clima” del Comune di Roma, emanazione del Gabinetto del sindaco. L’associazione appena qualche settimana fa aveva criticato la volontà di Roberto Gualtieri di avviare una stagione tutt’altro che attenta all’ambiente nella Capitale, con la previsione della costruzione di nuovi termovalorizzatori. Quale sarà la posizione di Zanchini sull’argomento? Non si sa, e comunque a passaggio avvenuto le acque si sono calmate e il clima si annuncia più che disteso.

Legambiente ha già inviato il suo bigliettino virtuale di felicitazioni: “Auguri di buon lavoro per il nuovo prestigioso incarico. Roma ha bisogno della sua competenza ed esperienza”. I termovalorizzatori ora non sono più un problema: il baricentro si è già spostato sulla “diffusione degli impianti a fonti rinnovabili, gli interventi per l’efficientamento energetico degli edifici e i progetti di forestazione per contribuire a combattere la crisi climatica”: questi i punti indicati dal presidente nazionale di Legambiente Stefano Ciafani assieme alla “decarbonizzazione”.

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POLITICA

Petrocelli silurato, la Commissione Esteri del Senato ha un nuovo presidente

Le manovre per il suo insediamento – supportate anche dalla Lega di Salvini, che oggi si è complimentato via social – sono la conseguenza…

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Petrocelli silurato, la Commissione Esteri del Senato ha un nuovo presidente | Rec News dir. Zaira Bartucca
Immagine Angelo Carconi (Ansa)

La Commissione Esteri del Senato ha un nuovo presidente: è Stefania Craxi, figlia di Bettino. Le manovre per il suo insediamento – supportate anche dalla Lega di Salvini, che oggi si è complimentato via social – sono la conseguenza dell’addio di Petrocelli. Il pentastellato è stato costretto a lasciare la commissione e anche il M5S dopo aver espresso posizioni critiche verso l’invio di armi in Ucraina e verso l’operato del governo Draghi.

Negli scorsi giorni la Giunta per il regolamento aveva votato a favore dello scioglimento della Commissione Esteri dopo che venti membri di tutti i partiti avevano annunciato le loro dimissioni.

Rec News dir. Zaira Bartucca

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POLITICA

Chiesta la sfiducia di Draghi

Ma a sostenere l’operato del premier con le dimissioni di massa dalla Commissione Affari Esteri ci sono esponenti di tutti i partiti. Anche i “pacifisti” della Lega con a capo Matteo Salvini e la cosiddetta opposizione di Fratelli d’Italia. Petrocelli: “Hanno votato tutti la delega in bianco per armare l’Ucraina fino a dicembre 2022, tutto il resto è propaganda”

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Chiesta la sfiducia di Draghi | Rec News dir. Zaira Bartucca
Immagine di repertorio (Imagoeconomica)

“Togliere la fiducia a Draghi” e “fermare l’invio di tutte le armi” all’Ucraina. E’ quanto ha chiesto oggi il presidente della Commissione Esteri al Senato Vito Petrocelli. E’ l’epilogo di tensioni che si sono manifestate nel corso di tutta la settimana, prima con la promessa di ricorrere alla Corte Costituzionale e poi con le dimissioni di diversi componenti della commissione.

Ad abbandonare l’organismo in segno di protesta verso le recenti prese di posizione di Petrocelli negli scorsi giorni sono stati esponenti di tutti i partiti. Ci sono anche i leghisti “pacifisti” a difendere l’operato del premier Draghi e l’invio di armi all’Ucraina: Matteo Salvini, Tony Iwobi, Stefano Lucidi, e Manuel Vescovi.

Non resta fuori neanche la cosiddetta opposizione di Fratelli d’Italia, che ha confermato le dimissioni del presidente del Copasir Adolfo Urso. A fare blocco contro la via diplomatica sono poi stati Stefania Craxi (Forza Italia), Alberto Airola (M5S), Laura Garavini (Italia Viva) e Pier Ferdinando Casini.

“Tutti i partiti – ha detto Petrocelli – hanno votato la delega in bianco per armare l’Ucraina fino a dicembre 2022. Tutto il resto sono chiacchiere e propaganda elettorale”.

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