Coronavirus, un documento parla di casi sovrastimati in Italia | Rec News
Periodico di Inchieste

Coronavirus, anche un documento parla di “casi sovrastimati” in Italia


Il caso emblematico di Vo: mentre il mainstream gridava alla tragedia, i dati (reali) parlavano di qualche decina di “contagi” e dieci ricoveri



Articolo scritto l’11/03/20 e aggiornato il 21/05/20

A marzo c’è stato il caso di Treviso, quando i dati di Iss e Prociv avevano dato conto di “diciassette casi”, poi smentiti. A stretto giro sono arrivati i 60 medici di base di Cosenza “tutti in quarantena”, ennesima costruzione allarmistica per far passare – soprattutto all’estero – l’immagine di un’Italia piegata dal Coronavirus “profetizzato” da Bill Gates. Per quale motivo Conte, Colao, Borrelli e gli altri si sono prestati a inscenare l’epidemia dimensionata dagli stessi dati dell’ISS? Abbiamo provato a spiegare quali sono le poste in gioco, settore per settore. A gettare ulteriore luce su quella che assume sempre più i contorni di una grossa costruzione mediatica per danneggiare il Belpaese e per lucrare sulla presunta emergenza, è arrivato il 5 marzo uno studio del NCBI che spiega come l’80,33% dei tamponi fatti a chi era entrato in contatto con malati di Covid-19 e che avevano rilevato il coronavirus, avessero in realtà generato dei “falsi positivi”.


L’altra Vo: 84 casi e dieci ospedalizzati

Per restare in ambito nazionale, l’otto marzo del 2020 il presidente della Regione Veneto Luca Zaia scriveva al premier Giuseppe Conte e al ministro della Salute Roberto Speranza per domandare “quali motivazioni scientifiche” fossero alla base dell’inserimento delle province di Venezia, Padova e Treviso nelle cosiddette “zone rosse”. Il governatore allegava la relazione del Comitato Tecnico Scientifico a supporto dell’Unità di Crisi della Regione Veneto, che in pratica per zone considerate ad alto rischio e repentinamente isolate come Vo, ha riscontrato appena 84 casi, 10 dei quali ospedalizzati.



Fiumi di tamponi

Nell’ambito dello stesso documento, a mettere i puntini sulle “i” arrivava inoltre l’Azienda Zero della Regione Veneto, che metteva a disposizione dati dettagliati sui tamponi effettuati. In pratica quello che la stampa commerciale ha definito il più grande studio collettivo (che ha riguardato quasi la totalità degli abitanti di Vo Euganeo) per acquisire dati sul coronavirus, è stato in realtà il più grande laboratorio d’Italia per generare falsi positivi. Un “modello” che a detta di personaggi come il virologo Andrea Crisanti, andrebbe esteso a tutta Italia. Il modesto costo di somministrare 60 milioni di tamponi circa lo spiega lo stesso Crisanti: 30 euro a tampone “appena”, che come abbiamo visto generano più falsi positivi che tutto il resto. Quanti posti di terapia intensiva e strumentazioni per gli ospedali che possono servire anche passata la (presunta) emergenza italiana di coronavirus si acquisterebbero con gli stessi soldi?


Il nuovo business da trenta euro a testa

I tamponi sono poi davvero stati effettuati secondo necessità? Stando a quanto reso noto dall’ISS, dovevano essere destinati unicamente a chi mostrava sintomi, ma in realtà si è presto palesato l’esercito di impavidi vip che faceva la fila davanti ai nosocomi. E a Vo? Per accertare qualche decina di casi, sono stati fatti 2778 tamponi. Il 29 febbraio si è raggiunto il picco di 728 tamponi in un giorno, il 2 marzo (appena due giorni dopo) il numero di tamponi era uguale a zero (!!!). In Italia alla loro produzione tramite la tecnica della stampa 3D potrebbe provvedere nei prossimi mesi lo stabilimento novarese di Protolabs, azienda tedesca che ieri ha annunciato investimenti per 12 milioni, anche nel settore dei dispositivi medici.


beenhere

Caro amico prima che caro lettore, Rec News ti ricorda che nella Costituzione sono regolati i Diritti inviolabili del cittadino. Essi riguardano il proprio domicilio, cioè il posto dove si abita: è il padrone o la padrona di casa che decide chi vi può accedere e cosa si può fare al suo interno. Ogni cittadino può circolare liberamente all’interno del territorio nazionale (Art.16), riunirsi pacificamente anche in pubblico (Art. 17), professare la propria religione (Art.19) senza limitazioni (Art. 20). Diritto inviolabile è l’espressione del proprio pensiero in forma scritta o parlata (Art.21). Secondo l’Articolo 32 della Costituzione, nessuno può essere obbligato a un trattamento sanitario (tamponi, vaccini, test, ecc.) se non è previsto dalla legge per gravi e documentati motivi. Allo stesso modo, può astenersene se le sue convinzioni religiose o sociali non gli consentono di ricevere trattamenti sanitari. Uno governo Democratico consente il confronto tra le varie forze politiche e include anche le forze d’opposizione. Un premier che agisce secondo principi democratici non fa le leggi da solo o con i tecnici, ma le sottopone al Parlamento.


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