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Alcune posizioni non coincidono con quelle della Redazione. Alcuni riferimenti non trovano riscontro in quelli in possesso della Redazione

Egregio Presidente del Consiglio, mi rivolgo a lei a seguito del DPCM annunciato da lei stesso nel pomeriggio di venerdì 10 aprile. Lo faccio a nome mio personale e a nome di tutte quelle persone che durante l’elezione per il rinnovo del consiglio della Regione Lombardia del 2018 hanno scelto che io le rappresentassi, e tutte quelle persone che ogni giorno mi scrivono per avere informazioni e per darmi sostegno. Le scrivo una lettera perché io attualmente sono un “politico indipendente” e non sono in nessun organo per poter comunicare in modo diretto con lei, per queste ragioni ho scelto questo mezzo.

La situazione attuale che il nostro Paese, e tutto il mondo, sta affrontando in questo periodo a fronte dell’emergenza Covid-19 è qualcosa che nessuno di noi poteva aspettarsi o prevedere, nemmeno poter immaginare. Ognuno di noi ha dovuto modificare le proprie abitudini e il proprio stile di vita. Abbiamo vissuto sulla nostra pelle la disgrazia, l’emergenza e lo strazio della perdita di famigliari e amici, lo dico perché so benissimo di cosa sto parlando perché io abito a Bergamo, una tra le città più colpite nel nostro paese se non la più colpita. Vediamo tutti i giorni l’esercito, che ringraziamo per tutto quello che sta facendo, prendere le salme dei nostri cari e portarle in altre città per la cremazione, perché a Bergamo non c’è più spazio.

Ogni giorno vediamo i nostri cari andarsene senza che noi possiamo fare nulla, senza nemmeno stare con loro mentre vivono gli ultimi istanti di vita, li vediamo andare via su un ambulanza e, nei peggiori dei casi ma capita spesso, li rivediamo in un anfora cremati. Durante questa emergenza abbiamo visto il sistema sanitario quasi al collasso, ogni giorno sembrava che dovesse crollare da un istante all’altro ma così non è mai stato, e questo solo grazie ai nostri medici e infermieri. Lo sappiamo benissimo che il sistema sanitario e tutti questi eroi, perché questo sono, non potrebbero reggere una seconda emergenza in un arco di tempo così breve.

Per far fronte a tutto questo a fine febbraio ci sono stati chiesti dei sacrifici e senza tante polemiche li abbiamo fatti, poi ce ne sono stati chiesti altri più restrittivi e li abbiamo eseguiti, poi ancora una richiesta di portare pazienza fino a dopo la festività di Pasqua e tutti pronti ad eseguirlo di nuovo, poi il 10 ecco di nuovo a chiedere pazienza e sacrifici fino al 3 maggio e li faremo anche stavolta senza lamentarci troppo. Ma ci sono cose che non siamo più disposti a tollerare e sopportare, fino ad oggi abbiamo fatto finta di nulla, ma ora basta.

In primis il signor Borrelli Angelo, capo del Dipartimento della Protezione Civile, che ogni giorno legge i numeri delle persone contagiate e delle vittime come se fossero numeri del lotto, senza un minimo di umanità o di compassione per le vittime, per i parenti e per tutti coloro che stanno combattendo contro questo nemico invisibile. Lo segue il signor Boccia Francesco, nonché ministro per gli affari regionali e le autonomie, il quale si è permesso di ridere e ironizzare sulle mascherine rifiutate dalla Regione Lombardia perché sono carta straccia, vanno bene solo per fare le polveri non certo per proteggere le persone che ogni giorno sono in prima linea in questa battaglia. Queste due persone stanno giocando con la vita delle persone, ogni giorno muoiono centinaia e centinaia di persone e loro si permettono di fare dei siparietti?

Siamo stanchi di queste persone e dei loro comportamenti, si ricordino che ogni giorno muoiono delle persone, e se lo ricordi anche lei visto che sono dei suoi collaboratori. Avevamo detto che avremmo costruito ospedali in sette giorni, siamo stati derisi perché dichiarato impossibile, ma lo abbiamo fatto e lo abbiamo dimostrato alla faccia di chi rideva. Noi ora siamo qui a chiedere le scuse ufficiali e a pretendere che cambino i loro atteggiamenti da questo momento in avanti. Inoltre speriamo che una volta finita l’emergenza queste due persone si dimettano visti i loro atteggiamenti e comportamenti avuti fino ad oggi.

Un appunto lo vorremmo fare anche per quanto riguarda il lockdown, ci era stato chiesto di portare pazienza fino a dopo Pasqua, fino a quando il fattore di R0 fosse stato uguale a 1. In questi giorni abbiamo posto il fattore R0 inferiore a 1, ma non è bastato. Lo sapevamo che non bastava, sapevamo che era un’illusione, sapevamo che il 13 aprile non sarebbe iniziata la fase 2, sapevamo che ci sarebbe stato un prolungamento del lockdown senza allentamenti. Ora la domanda che sorge spontanea è se il 3 maggio sarà davvero possibile un inizio della fase 2, si potrà davvero pensare all’allentamento di qualche misura? C’è gente che non vede i propri familiari, i rispettivi compagni o compagne da un mese ormai, e il 3 maggio i mesi saranno diventati due.

Nel prossimo DPCM, qualunque sarà la decisone, verranno tenute in considerazione tutte queste situazioni? Noi speriamo vivamente di sì. La gente ha voglia di rialzare la testa e ripartire, anche per avere uno stimolo psicologico di un barlume di speranza per il ritorno alla normalità. Per questo noi speriamo che dal prossimo 3 maggio si possa avere qualche allentamento nelle restrizioni fino a qui applicate, sempre però rispettando le misure igenico-sanitarie per il contenimento della diffusione del virus e continuando ad evitare assembramenti. Non siamo di certo a chiedere un ritorno alla normalità assoluta perché sarebbe da delinquenti irresponsabili, siamo solo chiedere l’alleviamento di qualche misura restrittiva.

Con queste considerazioni mi accingo alla conclusione, non dimenticandomi però di poterle l’attenzione su un altro problema che stiamo vivendo in questo momento: la liquidità alle aziende. Siamo a chiederle di velocizzare tutti i tempi e ridurre al minimo la burocrazia per l’immissione di denaro per le nostre aziende, i nostri artigiani e le nostre attività produttive, non vorremmo mai trovarci nella situazione che finita l’emergenza molta gente si trovi senza un posto di lavoro e molte partite Iva debbano chiudere. Sono state fatte delle promesse e noi ci auguriamo che il governo e lei rispettino quanto dichiarato, nel minor tempo possibile. Ci auguriamo che questa lettera venga presa in considerazione, cogliamo l’occasione anche per augurarle buon lavoro.
Cordiali saluti.

*Politico

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Realizzare il sogno di Basaglia

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Realizzare il sogno di Basaglia | Rec News dir. Zaira Bartucca

A meno di una settimana dalla scomparsa del giovane di Lampedusa, che ha preferito gettarsi in mare dal traghetto piuttosto che subire un TSO, si è conclusa a Milano la mostra multimediale “Controllo sociale e psichiatria: violazioni dei diritti umani”. L’evento, organizzato dal Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani (CCDU), ha attirato oltre mille visitatori in cinque giorni, molti dei quali hanno voluto esprimere parole di ringraziamento e di complimenti sul libro degli ospiti, e si è concluso con un convegno intitolato “180 – una riforma incompiuta”. 

Dopo i saluti del presidente del CCDU, avv. Enrico del Core, che ha voluto ricordare l’importanza vitale del diritto alla difesa nell’ordinamento costituzionale, il vicepresidente Alberto Brugnettini ha aperto i lavori ricordando le forti critiche e i dubbi espressi a suo tempo da Franco Basaglia nei confronti di una legge che, pur fregiandosi del suo nome, riproponeva le logiche manicomiali cambiandone solo il nome. 

I primi a parlare sono stati Fabio, che ha riferito i gravi maltrattamenti cui è stato soggetto suo fratello durante la sua lunga esperienza nei servizi psichiatrici ospedalieri, le angherie e i soprusi di cui è stato testimone oculare, e le condizioni ignobili in cui vivono i degenti – costantemente sotto il ricatto della contenzione se non fanno i bravi. 

Fabio ha concluso chiedendo che la medicina faccia un passo indietro e ammetta di non saper curare il disagio mentale. Maria Cristina Soldi, ha raccontato l’incredibile e dolorosa vicenda di suo fratello Andrea, ucciso a Torino nel 2015 durante un TSO. La vicenda legale si è chiusa recentemente con la condanna definitiva dei responsabili, ma resta l’amarezza per quanto è accaduto e per i particolari – assieme tragici e grotteschi. 

Andrea Soldi se ne stava tranquillamente seduto sulla panchina di un parco torinese quando lo hanno avvicinato due psichiatri chiedendogli di seguire uno di loro per un trattamento sanitario. Andrea avrebbe volentieri seguito il secondo psichiatra, di cui si fidava, ma fu obbligato con la forza a seguire l’altro. Sdraiato a pancia in giù e con le mani legate dietro alla schiena, Andrea morì soffocato durante il trasporto in ambulanza. I familiari si sentirono dire dai medici che il loro congiunto era morto d’infarto, per poi scoprire l’amara verità dalla stampa. 

La dottoressa Eleonora Alecci, psicologa e psicoterapeuta con un passato in un reparto psichiatrico in cui si praticava la contenzione, ha confermato che i fatti riferiti da Fabio sono la routine quotidiana, e ha ribadito il suo impegno verso il superamento di queste pratiche, impegnandosi in un programma di addestramento del personale medico e infermieristico, come anche spiegato nel corso di un suo recente intervento al congresso della Società Italiana di Psichiatria.  

La dottoressa Maria Rosaria D’Oronzo, collaboratrice per molti anni di Giorgio Antonucci – il medico e psicoterapeuta che liberò i “matti” del manicomio di Imola dimostrando al mondo intero che è possibile alleviare la sofferenza mentale senza usare forza o coercizione – ha ricordato il lavoro di Antonucci, e il suo profilo di umanitario, ben documentati nell’archivio online di cui la dottoressa D’Oronzo è curatrice. 

L’avvocato Michele Capano, dell’Associazione Radicale Diritti alla Follia e del Direttivo Radicale, ha denunciato l’incredibile contraddizione della legge italiana, che da una parte ha ratificato le risoluzioni ONU per la cessazione delle pratiche coercitive in psichiatria, e dall’altra mantiene in vigore una legge che le consente. L’Associazione Diritti alla Follia e il Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani intendono lavorare assieme, e coinvolgere altre associazioni e individui, per una riforma della 180 in senso garantista, che superi questa contraddizione e realizzi il sogno basagliano. 

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LETTERE

Caro premier, si ricordi di tutti i totalitarismi

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Caro futuro premier, si ricordi delle foibe e di tutti i totalitarismi | Rec News dir. Zaira Bartucca

Egregio Signor Presidente, da italiani, sia per scelta sia per nascita, non possiamo che essere contenti per l’esercizio di democrazia registrato con le elezioni dello scorso 25 settembre. Finalmente saremo guidati da un governo espressione del voto popolare e non da uno maturato da accordi di Palazzo, come accaduto negli ultimi anni.               

Abbiamo ascoltato con grande interesse, in questi giorni, le dichiarazioni degli esponenti della maggioranza appena eletta e che lei, signor presidente, avrà l’onore e l’onere di guidare. Da tali esponenti, in queste ore, è stato espresso ripetutamente un concetto che ci sentiamo di condividere totalmente: uno Stato è tanto più credibile ed è tanto più considerato, quanto più onora e rispetta i Trattati internazionali che esso stesso ha sottoscritto.

Noi crediamo che sia arrivato, alfine, il momento di rispettare quei Trattati che non sono stati ottemperati fino ad oggi, provocando, in tal modo, un grave danno al mondo dell’Esodo Giuliano-Dalmata. Ci riferiamo al Trattato di Pace di Parigi del 1947 il quale, al punto 9 dell’allegato XIV, stabilisce che: “I beni degli italiani residenti nei Territori ceduti […] non potranno essere trattenuti o liquidati […], ma dovranno essere restituiti ai rispettivi proprietari”.

Come sappiamo a tale Trattato, ampiamente disatteso, seguirono diversi accordi bilaterali tra Italia e Jugoslavia – accordi del 23/05/1949, 23/12/1950, 18/12/1954 – tutti poi tramutati in Leggi attuative, che in sintesi sancivano il pagamento dei debiti di guerra dell’Italia nei confronti delle Jugoslavia utilizzando i beni degli Esuli a fronte dell’impegno dello Stato italiano di un successivo risarcimento per l’esproprio perpetrato.

Ebbene, gli Esuli istriani, fiumani e dalmati ed i loro discendenti, sono ancora in attesa di un “equo indennizzo”, avendo percepito solo una minima parte di quanto promesso. Si tratta di un indennizzo che, secondo i nostri calcoli, si aggira intorno ai 4,5 miliardi di euro. Una cifra che sembra enorme, ma che se confrontata con l’attuale debito pubblico (ad oggi pari a circa 2770 miliardi) rappresenta l’1,6 per mille.

Quanto fin qui non è solo una questione di vile danaro, si tratta, piuttosto, di un’espressione di civiltà attesa da lunghi decenni da un intero popolo. Gli Esuli e i loro discendenti si sono rifatti una vita in Patria, eppure resta l’insopportabile retrogusto amaro nella consapevolezza di essere stati ignobilmente usati per questioni geopolitiche giocate sulla propria pelle.

La vita della nostra Gente è stata tutta in salita per troppo tempo, anche dal punto di vista culturale. Sempre a dover giustificare la propria identità, sentendosi dire che la sofferenza patita era il giusto scotto per colpe di altri. Il giustificazionismo è un concetto terribile che porta allo stupro della ragione, definendo accettabile l’eliminazione di un qualcosa o qualcuno – magari per mezzo di una foiba -, su cui far ricadere i misfatti di qualcun altro.

Per questi motivi auspichiamo anche l’emendamento della Legge 167/2017 che punisce la propaganda, l’istigazione e l’incitamento al razzismo e chiediamo l’inserimento di una menzione specifica al negazionismo e giustificazionismo per i crimini commessi in Istria, Fiume e Dalmazia in merito alla persecuzione anti-italiana avvenuta a guerra finita. Così come auspichiamo che possa essere emendata la Legge 178/1951 che disciplina il conferimento delle onorificenze al Merito della Repubblica, senza la quale non è possibile la revoca del cavalierato assegnato al Maresciallo Tito, causa di dolore e sofferenza non solo per la nostra Gente, ma per centinaia di migliaia di persone che si opponevano alla dittatura comunista jugoslava.

A tale proposito vogliamo ricordare il pronunciamento del 19 settembre 2019 in cui il Parlamento Europeo – presieduto da David Sassoli – approvò a larghissima maggioranza (89%) la risoluzione: “Importanza della memoria europea per il futuro dell’Europa”, che condanna tutti i totalitarismi del XX secolo, equiparando in tal modo il comunismo al nazismo. L’attuale maggioranza, così come maturata il 25 Settembre, ha dimostrato nel tempo grande sensibilità ai temi qui riportati. Confidiamo nella sua futura opera.

*Esule di seconda generazione nato al Villaggio Giuliano-Dalmata di Roma nel 1959. Past-President FederEsuli – Federazione delle Associazioni degli Esuli istriani, fiumani e dalmati  – Vicepresidente Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia – Consigliere Associazioni Dalmati Italiani nel Mondo – Fondatore MondoEsuli – Movimento per la memoria e la promozione di Istria, Quarnaro e Dalmazia»

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Perché boccio la Meloni

di Paolo Battaglia La Terra Borgese*

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Perché boccio la Meloni | Rec News dir. Zaira Bartucca

Non vorrei andare troppo lontano con un “da che esiste il mondo”, purtuttavia si può affermare con scienza storica che la disoccupazione è residente in Italia da sempre. Che ora la Meloni pretenda di avere la ricetta risolutiva al problema – dopo che nemmeno i grandi economisti del passato e il fior fiore di statisti alla guida della nostra Nazione e dei suoi governi, lungo il corso democratico dell’Italia unita, l’abbiano mai potuta redigere, odora di presunzione. A meno che gli ingredienti non siano chiari, e chiari non sembrano affatto.

La Meloni immagina “per chi è in condizione di lavorare non di essere trattato come qualcuno che non è in condizione di lavorare ma di avere un posto di lavoro”. Sagace! Ora: ma se anche l’immaginazione supera la conoscenza come giustamente afferma Albert Einstein, qui manca la conoscenza degli ingredienti, che la Meloni pretende di avere spiegato senza nulla avere chiarito, dato che non si capisce dove sono i posti di lavoro di cui tanto straparla.

Affermare come fa lei “che nella serietà delle proposte di Fratelli D’Italia gli italiani troveranno un futuro decisamente più dignitoso di quello garantito dalla sinistra” è una locuzione che definire assolutamente priva di contenuti è come chiamare docce le cascate del Niagara, perché dopo l’assoluto, dopo l’immaginazione, dopo la conoscenza esiste solo la fantasia pura.

Che “Il lavoro si può generare e trovare con politiche intelligenti”, come spiega brillantemente (?) Meloni, ricorda quel famosissimo “Ho detto tutto” di peppiniana memoria nei film del grande Totò. Forse è convinta che quelle povere ragazze e quei poveri ragazzi che nottetempo ti portano la pizza a casa siano meno intelligenti? o siano figli di un dio minore? o appartengano a famiglie inferiori? visto che dignitosamente, questi giovani, ma anche brizzolati, svolgono un lavoro schiavizzante anziché munirsi di Reddito di Cittadinanza?

Secondo l’interessata “bisogna abbattere il cuneo fiscale per favorire il lavoro”. Bene. E allora corre l’obbligo di chiederle: visto che sei cosi brava e certa delle tue idee fantasiose, perché nel tuo programma prima non realizzi i posti di lavoro? Sulle ulteriori, preoccupanti, scoraggianti rassicurazioni, Meloni ha detto testualmente: “Il salario minimo non credo che risolva molto. La gente ha salari inadeguati perché la tassazione sul lavoro è al 46,65 per cento”, e ha pure detto che “bisogna abbattere il cuneo fiscale per favorire il lavoro”.

E allora: se il salario minimo non risolverebbe molto, non si capisce perché, tra quelli che percepiscono il Reddito di Cittadinanza ci siano tantissimi lavoratori con guadagni da fame (Meloni si informi all’INPS), cioè lavoratori che percepiscono il Reddito di Cittadinanza; la risposta è semplice: è proprio perché il Reddito sostiene la povertà e non la disoccupazione, come vorrebbe propinarci Meloni. Tanto è vero che nessun disoccupato benestante può percepire il Reddito di Cittadinanza.

Dunque, se la gente ha salari inadeguati, è perché secondo lei la tassazione sul lavoro è al 46,65%. Cioè Giorgia Meloni è convinta, o così vuol farci credere perché torna utile alla sua campagna elettorale, che se un datore di lavoro pagasse meno tasse di sua iniziativa aumenterebbe lo stipendio ai propri dipendenti. Cos’è? una nuova favola per sprovveduti? o una promessa alle multinazionali che divorano già le piccole aziende e il lavoro degli artigiani?

Invito colei che parla del Reddito di Cittadinanza come di un metadone per tossici, ad andarsene al cinema a vedere Spaccaossa, perché dimentica, o fa finta di non sapere, che in Italia tanti poveri si sono fatti letteralmente rompere le ossa per simulare incidenti stradali e ottenere soldi dalle Assicurazioni. Per fame.

Perciò anziché basare la sua campagna elettorale sull’abolizione del Reddito di Cittadinanza (un’inezia, se rapportata ai mille veri sprechi miliardari italiani), Meloni cerchi e trovi altre argomentazioni più convincenti. Per esempio, cerchi tra agevolazioni, sussidi, finanziamenti, indennità, elargizioni a fondo perduto, e mille altre ancora, sono tantissime e abbracciano tutti i settori produttivi e, soprattutto, improduttivi.

In Italia, attraverso il debito pubblico, cioè indebitando gli italiani compresi quelli delle generazioni future, si finanziano giornali inutili, associazioni fantasiose, cooperative di comodo, industriali volponi, cliniche private, e via dicendo. Pertanto stranisce parecchio tanto fervore contro il Reddito di Cittadinanza, specie se si riflette sui milioni, milioni di stipendi per mantenere dipendenti pubblici figli del clientelismo, inattivi e improduttivi negli innumerevoli uffici pubblici del Paese.

Per non dire dei lavoratori in nero perché pensionati, perché percettori dell’indennità di disoccupazione, perché cassintegrati, e via dicendo, che sottraggono lavoro ai disoccupati. Ma forse ai loro furbetti datori di lavoro la formula senza rischi vertenza fa comodo. Ah dimenticavo: Meloni cerchi anche nei vari paradisi fiscali.

*Opinionista, critico d’arte

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