Coronavirus, “l’ospedale Sacco non ha depositato il genoma”


Il presidente dell’Ordine nazionale dei biologi Vincenzo D’Anna è intervenuto sulla presunta epidemia chiarendo alcuni aspetti



Vincenzo D’Anna, presidente dell’Ordine nazionale dei biologi, è tornato indietro sulle dimissioni dopo aver – ha riferito – ricevuto attestati di stima trasversali. E meno male: senza di lui, in tempi di dittatura mediatica, si saprebbe di sicuro meno sui vaccini e anche sul Coronavirus. Su quest’ultimo argomento, il presidente dell’Onb ha chiarito numerose questioni nel corso di un’intervista rilasciata al divulgatore indipendente Marcello Pamio.


Il “ceppo italiano scoperto” dall’ospedale Sacco

Ne abbiamo parlato a ridosso dell’ufficializzazione della notizia da parte di Massimo Galli. Il medico affermava che l’ospedale Sacco di Milano avesse scoperto il “ceppo italiano” del Coronavirus, lasciando tuttavia spazio a una serie di quesiti tuttora senza risposta. Sull’argomento è intervenuto lo stesso D’Anna, che ha chiesto lumi su un deposito che, allo stato, risulterebbe inesistente: “Un collega genetista iscritto all’Ordine dei biologi, mi ha detto che il virus non risulta nelle banche dati dove si depositano i codici genetici dei virus per metterli a disposizione degli studiosi”, ha riferito.


“Due decessi su cento riconducibili al Coronavirus”

Non è l’unica cosa che non torna sulla presunta emergenza. Altri aspetti sono costituiti dai falsi positivi, citati dallo stesso presidente dell’Onb, e dai recenti dati forniti dall’ISS di cui nessun sito, giornale, tg e programma allarmista parla. Cosa dicono? Che “solo – chiosa l’esperto – due decessi su cento sono realmente attribuibili al Coronavirus”. Il che equivale a 60 morti su 3000. Sessanta-morti-su-tremila.


L’Iss, i falsi positivi e la “scienza politicizzata

Ma perché non si sente parlare più di tanto di aspetti del genere? A una prima lettura, sarebbe facile credere che l’Iss – che fa i dati, decide e divulga – possa cedere a input esterni. Del resto l’organismo presieduto da Brusaferro, salvo modifiche con l’ultimo decreto si beccherá dodici milioni aggiuntivi in tre anni (in questo articolo, il decreto pubblicato in GU in versione pdf). L’Iss è l’Istituto che per l’emergenza coronavirus passa in rassegna e mette il suo “timbro” praticamente su tutto. Anche sui falsi positivi spariti dal dibattito pubblico. “Viviamo in una Nazione – è stato il commento rassegnato di D’Anna – in cui la scienza è asservita alla politica”.


Le caratteristiche del Coronavirus

“Il virus – ha detto il presidente dell’Ordine nazionale dei biologi – per il 50% è asintomatico. È come il virus dell’herpes: c’è ma non ce ne accorgiamo, perché abbiamo nel nostro organismo anticorpi per decine di migliaia di virus. Nove infetti su dieci da coronavirus, non hanno problemi”, il che equivale a 900 persone su 1000. “La percentuale di casi problematici – focalizza ulteriormente D’Anna – equivale allo 0,56% del totale”.


Il procurato allarme di media mainstream e politica

Eppure dei dati rassicuranti non parla quasi nessuno. “Stiamo giocando – riflette il presidente dell’Onb – ad allarmare la gente. Perché abbiamo questa esigenza di allarmare la gente? I tedeschi non hanno avuto l’esigenza di taroccare l’informazione“.


Il caldo. I focolai di Brescia e Bergamo

Il fatto che il virus tema il caldo è stato bollato dalla stampa commerciale come una fake news. Non è d’accordo, forte dei dati presenti nelle pubblicazioni scientifiche, Vincenzo D’Anna: “Il coronavirus – ha detto – ha un suo limite di attività, che va dai +2° ai +27°” (gradi centigradi). Il dato, domanda Pamio, può avere analogia con lo sviluppo maggiore del coronavirus a nord, che comunque come spiegato è da ridimensionare? “Ci dobbiamo spiegare – la risposta – i focolai del Bresciano e del Bergamasco. La Lombardia è l’unica regione che consente di spargere i fanghi industriali nel terreno, anche quelli di derivazione farmaceutica. La provincia di Brescia, inoltre, è la più inquinata d’Italia per quanto riguarda le polveri sottili”.


Le altre vittime da coronavirus

Cardiopatici, persone con problemi circolatori, obesi. A causa dell’emergenza (costruita?) potrebbero vedersi ridotte le possibilità di camminare, nonostante per loro si tratti di un gesto vitale. Lo è, in realtà, per tutti, perché solo ciò che è inerte e senza vita può stare fermo e al chiuso. Eppure in queste ore il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana e l’influente ministro dello Sport Spadafora, stanno invocando chiusure totali per vietare completamente le uscite. Gli anziani, i senzatetto che ricevevano provviste dai volontari, gli animali non domestici? Abbandonati per un decreto che paradossalmente è stato battezzato “Cura Italia”. E gli altri non stanno meglio: “Così facendo – chiude D’Anna – riempiremo i reparti di Neurologia”. Inseguendo psicoreati che solo Orwell avrebbe potuto immaginare.


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