Le mani della Prociv e del governo Conte su case, attività e beni mobili


Il “Cura Italia” curerà determinati interessi ma non quelli degli italiani e dei privati che, da oggi, potranno vedersi sottrarre terre, auto e abitazioni in nome della presunta emergenza



Immagine il Sole 24 web

La questione girava da settimane ed è spuntata persino nella bozza dell’ultimo decreto, il cosiddetto “Cura Italia”: ma pochi pensavano che potesse essere confermata nella sua durezza. Ma stanotte (anche se il provvedimento è comparso nella GU di ieri, quella del 17 marzo) è arrivata l’ufficialità. Conte, Borrelli e gli altri sono pronti a requisire i beni mobili e immobili degli italiani in favore di un’emergenza che secondo personalità come Puoti e Sgarbi (non sono i soli, anzi) è inesistente. Ma vediamo che significa.


Che cos’è la requisizione

La requisizione è un atto giuridico che deve essere motivato da gravi motivi (il coronavirus, che in Italia ha una “mortalità” che per esperti come Stefano Montanari è pari allo zero, è un grave motivo o un pretesto?). Con essa, una persona può essere privata di un bene. La requisizione può essere “in proprietà”, nel qual caso il bene si perde per sempre e al suo posto spunta un indennizzo, un risarcimento. Oppure può essere “in uso”: in questo caso si viene indennizzati per i mesi in cui il bene è stato sottratto.



Cosa prevede il decreto in materia di requisizioni

Il decreto licenziato la notte del 18 marzo ma inserito nella Gazzetta Ufficiale del giorno prima, è disponibile in versione integrale in alto in formato Pdf. All’articolo 6 si legge che “fino al termine dello stato di emergenza dichiarato con delibera del Consiglio dei ministri del 31 gennaio 2020, il capo del Dipartimento della Protezione civile può disporre, anche su richiesta del commissario straordinario, la requisizione in uso o in proprietà da un soggetto pubblico o privato, di presidi sanitari e medico chirurgici, nonché di beni mobili di qualsiasi genere (…). Inoltre “il prefetto può disporre con decreto la requisizione di strutture alberghiere e di altri immobili per ospitare persone in sorveglianza sanitaria o in isolamento fiduciario o in permanenza domiciliare“. Nell’ultimo caso, chiaramente, non sussistono necessariamente problemi di ordine sanitario e chiunque (migranti compresi) può essere alloggiato nelle abitazioni private o negli alberghi, come già accaduto. In questi casi, si legge, verrà corrisposta un’indennità pari allo 0,42% del valore del bene, così come stimato dall’Agenzia delle entrate.


Le storture dell’articolo 6 del “Cura Italia”

Come detto, la requisizione di ogni bene mobile e immobile, anche di quelli non strettamente correlati alla sanità, è stata prevista per decreto e potrà essere eseguita fino al 31 luglio su disposizione del capo della Prociv Angelo Borrelli, del commissario per l’emergenza Domenico Arcuri e, localmente, dei prefetti. Ma perché prevedere la requisizione di ogni bene mobile e immobile, anche di quelli che non hanno nulla a che vedere con la presunta emergenza, come abitazioni o veicoli? Perché toccare i privati o i gestori di alberghi anziché pensare alle riqualificazioni di strutture pubbliche fatiscenti? Altro punto: le requisizioni in uso che si trasformano in proprietà se il bene non viene mantenuto nelle condizioni originali e non viene restituito nello stesso luogo in cui è stato preso. La requisizione diventa, in quel caso, da temporanea a definitiva, e addio bene. Come se si trattasse di una sorta di racket legalizzato, che in realtà non tiene conto della stringente normativa in fatto di requisizioni. Se esiste la possibilità di frenare il provvedimento qualora lo si ritenga ingiusto o forzato? Per “l’avvocato del popolo”, no: “in caso di contestazione anche in sede giurisdizionale – si legge infine – non può essere sospesa l’esecuzione del provvedimento”.


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