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Il giornalista e scrittore Aldo Cazzullo mi ha scritto in merito a un articolo di Rec News pubblicato questo pomeriggio dal titolo “La sequela di gaffe del governo sul coronavirus”.

In questo, veniva erroneamente tirato in ballo il giornalista del Corriere della Sera per quanto riguarda la frase: “In qualche modo si deve pur morire”, in realtà pronunciata da Giuliano Cazzola nel corso di una trasmissione televisiva.

Mi scrive Aldo Cazzullo: “Non ho mai scritto né detto la frase che mi viene attribuita. Direttore ti prego di smentire questa cosa”. Come spiegato, siamo incorsi in questo errore – che abbiamo prontamente corretto – per una questione di assonanza tra i due cognomi. Certi della comprensione del signor Cazzullo, ci scusiamo per l’inconveniente.

Direttore e Founder di Rec News, Giornalista. Inizia a scrivere nel 2010 per la versione cartacea dell'attuale Quotidiano del Sud. Presso la testata ottiene l'abilitazione per iscriversi all'Albo nazionale dei giornalisti, che avviene nel 2013. Dal 2015 è giornalista praticante. Ha firmato diverse inchieste per quotidiani, siti e settimanali sulla sanità calabrese, sulle ambiguità dell'Ordine dei giornalisti, sul sistema Riace, sui rapporti tra imprenditoria e Vaticano, sulle malattie professionali e sulle correlazioni tra determinati fattori ambientali e l'incidenza di particolari patologie. Più di recente, sull'affare Coronavirus e su "Milano come Bibbiano". Tra gli intervistati Gunter Pauli, Vittorio Sgarbi, Giulio Tarro, Armando Siri, Gianmarco Centinaio, Michela Marzano, Vito Crimi, Daniela Santanché. Premio Comunical (2014, Corecom/AgCom). Autrice de "I padroni di Riace - Mimmo Lucano e gli altri. Storie di un sistema che ha messo in crisi le casse dello Stato". Telegram: t.me/zairabartucca - sito: www.zairabartucca.it

POLITICA

Entrato in vigore il Trattato del Quirinale

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Entrato in vigore il Trattato del Quirinale | Rec News dir. Zaira Bartucca

Il primo febbraio 2023 è il giorno dell’entrata in vigore del Trattato tra la Repubblica italiana e la Repubblica francese per una “cooperazione bilaterale rafforzata”. Si tratta del cosiddetto “Trattato del Quirinale”. A poco più di un anno dalla sua firma, il 26 novembre 2021, il Trattato suggella quello che le istituzioni considerano un “rapporto strategico tra l’Italia e la Francia”. L’avvio della cooperazione bilaterale segna un ulteriore elemento di continuità tra il governo Draghi (in carica quando il trattato è stato firmato) e il governo Meloni. La collaborazione tra le amministrazioni italiane e francesi si dispiegherà in nuove iniziative congiunte, in linea con i dettami provenienti dall’Unione europea.

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PRIMO PIANO

Covid, una lettera alle Istituzioni rimarca l’importanza dell’immunità naturale

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Covid, una lettera alle Istituzioni rimarca l'importanza dell'immunità naturale | Rec News dir. Zaira Bartucca

Una lettera congiunta per rimarcare l’importanza dell’immunità naturale in fatto di contrasto al covid e per chiedere di non estendere le vaccinazioni a chi ha contratto il virus ed è guarito senza bisogno di interventi farmacologici. L’ha redatta il Coordinamento Comitati Guariti Covid e l’hanno sottoscritta diverse associazioni – Condav ODV, Comitato Ascoltami, ACU Marche, Immuni per sempre, Comilva, Noi Avvocati per la Libertà, Associazione Jenner, Coscienze Critiche, Associazione Thomas International, Diritti Umani e Salute, La Genesi, Arbitrium, IDU, Reaction 19, Eunomis – oltre che decine tra avvocati e medici. La missiva è stata inviata alle massime istituzioni. In essa si legge:

Preg.ma Presidente del Consiglio, Onorevoli Ministri, Onorevoli Parlamentari, formuliamo la presente nell’interesse del Coordinamento Comitati Guariti da Covid 19 e di tutte le Associazioni e Comitati che lo costituiscono, composto da avvocati, medici e professionisti per la salvaguardia e gli interessi dei GUARITI da Covid 19 e a tutela della discriminazione che gli stessi hanno subito dal punto di vista umano, scientifico e lavorativo negli ultimi due anni. La scienza medica, da sempre, riconosce la validità e l’efficacia dell’immunità naturale a seguito di infezione, assioma inspiegabilmente dimenticato nella pandemia causata dal virus Sars Cov-2, nonostante le conferme degli studi scientifici susseguitisi in questi ultimi due anni e mezzo.

Evidenze che, oltre a confermare, come detto, l’assoluta validità ed efficacia dell’immunità naturale a seguito di pregressa infezione, hanno evidenziato, invero, che vaccinare un soggetto guarito non apporta beneficio né alla comunità né al soggetto stesso, ma lo espone al 60% in più di potenziali effetti avversi e a un rischio maggiore del 50% di miocardite grave, rispetto a un soggetto covid-naive! Il Coordinamento di Comitati dei Guariti da Covid, unitamente ad altre importanti Associazioni nazionali, ha cercato sin da subito ma inutilmente, di richiamare l’attenzione del Ministero della Salute e delle varie Autorità competenti in merito a queste evidenze, come risulta dalle comunicazioni in allegato.

In relazione al silenzio delle Autorità adite, confidiamo che si voglia fare chiarezza, tenuto conto che sul punto guarigione e immunità naturale sono state disattese le risultanze di centinaia di pubblicazioni medico-scientifiche internazionali degli ultimi due anni a sostegno delle basi dell’immunologia e della fisiologia, senza giustificazione alcuna e sulla base di sparuti studi in contro tendenza (ampiamente discussi nella documentazione da noi inviata già dal mese di aprile u.s).

E ciò, peraltro, in palese violazione dell’art. 7 del Regolamento Europeo 2021/953, art. 3 lett. c, e dell’art. 7 comma 4, che, in ossequio al predetto principio di immunità naturale, autorizza espressamente il test anticorpale, compreso un test sierologico per la ricerca degli anticorpi contro il SARS COV 2, o qualsiasi altro metodo convalidato dalla comunità scientifica per l’ottenimento del Green Pass. Tutt’ora, infatti, per l’accesso ad alcune strutture sanitarie viene richiesta tale certificazione, per il cui ottenimento la circostanza della guarigione rileva, inspiegabilmente, solo per un lasso temporale limitato.

Non possiamo dimenticare che in spregio al predetto Regolamento Europeo, che consente ai Guariti di essere esonerati dalla vaccinazione anche tramite esecuzione di esame postumo e successivo all’infezione, in Italia non solo è stata imposta la vaccinazione ma sono stati ordinati richiami vaccinali con tempistiche sempre più ridotte per lo svolgimento di attività lavorative e sociali; le circolari sul richiamo vaccinale ai Guariti si sono trasformate da mera raccomandazione a imposizione vaccinale attraverso il c.d. richiamo “booster” con una lasso temporale sempre più stringente, ovverosia da un anno a 3 mesi, in assenza di qualsivoglia dato di evidenza scientifica.

Nonostante lo scrivente Coordinamento abbia attenzionato la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Ministero della Salute, il Cts, l’Iss e le altre Autorità, citando la più accreditata scienza medica, nessun provvedimento è stato preso a salvaguardia dei Guariti. A suggello di quanto da sempre esplicitato nelle nostre diffide e comunicazioni, si ricordi il recentissimo e ampio studio italiano dell’Istituto Altamedica, presentato dal Prof. Giorlandino al congresso della Società Italiana di Genetica Umana (Margiotti et al., 2022) che, assieme alla recente revisione narrativa sul ruolo dell’immunità naturale (Diani et al., 2022), nonché al recentissimo articolo apparso pochi giorni fa su Biomedicines (Ferraresi e Isidoro, 2022), ha confermato tutte le precedenti conoscenze sulla valenza dell’immunità naturale. Inoltre, il rapporto appena pubblicato dall’ISS, dal titolo: “Impatto della vaccinazione e della pregressa diagnosi sul rischio di infezione e di malattia severa associata a SARS-CoV- 2: un’analisi dei casi diagnosticati nel mese di ottobre 2022”, indica chiaramente che non vi sono differenze sostanziali tra immunuità naturale (acquisita tramite pregressa infezione da 90 a oltre 180 giorni) e immunità ibrida (infezione naturale preceduta o seguita da ciclo vaccinale con ultima dose somministrata entro o oltre i 180 giorni), anzi con un piccolo vantaggio a favore dell’immunità naturale, nella protezione nei confronti di Sars-Cov-2 per infezioni, Covid grave e ricovero in terapia intensiva.

Nel periodo considerato, infatti (Cfr. Tabelle 3, 4, 5 e 6), i casi di reinfezione rilevati nei soggetti guariti non vaccinati sono stati lo 0,85% della relativa popolazione suscettibile, contro lo 0,91% dei soggetti con immunità ibrida; i casi ospedalizzati sono stati lo 0,0046313% dei guariti non vaccinati, contro lo 0,0077545% dei soggetti con immunità ibrida; i casi ricoverati in TI sono stati lo 0,0001535% dei guariti non vaccinati, contro lo 0,0002713% dei soggetti con immunità ibrida. I decessi risultano lo 0,0003326% nei guariti non vaccinati, contro lo 0,0009905% nei soggetti con immunità ibrida.

Peraltro, a conferma della protezione esercitata dall’immunità naturale acquisita tramite infezione, indipendentemente se associata o meno a vaccinazione, il dato delle reinfezioni risulta attestato al 2,2%.

Ancora una volta, quindi, viene confermato che:
❖ ai primi studi che dimostravano (Wajnberg et al., 2020) come l’immunità umorale permanesse per almeno i cinque mesi successivi all’infezione, si sono susseguite le evidenze che dimostrano come l’immunità naturale umorale, derivante dall’aver contratto l’infezione, perduri per almeno 20 mesi (Alejo et al., 2022; Yang et al., 2022) e che nei guariti è rilevabile una immunità cellulare di memoria permanente (Wang et al., 2021; Ng et al., 2016; Rodda et al., 2021; Cohen et al., 2021; Ansari et al., 2021; Bilich et al., 2021; Turner et al., 2021; Gao et al., 2022; Jeffery-Smith et al., 2021; Le Bert et al., 2021; Winklemeier et al., 2022; Martner et al., 2022);

In base alle analogie osservate con altri coronavirus umani e animali (dalla cui infezione è derivata una immunità eccezionalmente duratura e sicuramente rilevabile fino a 18 anni (Ng et al., 2016; Le Bert et al., 2020; Kojima et al., 2021), si può ragionevolmente affermare che l’immunità acquisita con l’infezione da Sars-Cov-2 permanga stabilmente nel tempo;

la pregressa infezione produce un’immunità protettiva di maggior efficacia e di lunga durata anche nei confronti delle nuove VOC che, qualora si verifichi il raro evento della reinfezione, è efficacemente protettiva anche da malattia grave, ospedalizzazione e morte (Chemaitelly et al., 2022; Altarawneh et al., 2022; Flacco et al., 2022; Nyberg et al., 2022; Wolter et al., 2022; Pilz et al., 2022; Gazit et al., 2022; Goldberg et al., 2022; Azzi et al., 2021; Reddy et al., 2021; Neidleman et al., 2021; Sheikh-Mohamed et al. 2022);

la carica virale dei soggetti guariti e poi reinfettati è bassa (e comunque di molto inferiore a quella dei soggetti vaccinati anche con booster), e quindi con esigua potenzialità di diffusione virale (Kuhlmann et al., 2022; Abu-Raddad et al., 2022; Letizia et al., 2021; Pilz et al., 2022; McGonagle, 2022);

la vaccinazione nei guariti produce un beneficio insignificante (Nordström et al., 2022; Shenai et al. 2021; Medic et al., 2022; Gazit et al., 2021) mentre espone i soggetti a una percentuale di effetti avversi superiore fino al 60% rispetto ai soggetti covid-naive (d’Arminio Monforte et al., 2021; Mathioudakis et al., 2021; Menni et al., 2021; Raw et al. 2022; Debes et al., 2021; Zappa et al., 2021; Joob et al., 2021; Angeli et al., 2022; Krammer et al., 2021; Kings College London COVID Symptom Study, 2021, Tré-Hardy et al., 2021, Buonfrate et al., 2021; Barda et al., 2021) con rischio doppio di miocardite grave, rispetto ai soggetti vaccinati senza infezione (Patone et al., 2022), senza differenze significative per sesso;

una recente pubblicazione su Science cita il fenomeno dello “smorzamento immunitario ibrido”, descrivendo come la combinazione di infezione e successiva vaccinazione (c.d. immunità ibrida) determinerebbe un impatto negativo sulla successiva immunità protettiva nei confronti della Voc Omicron e dei suoi sottolignaggi (Reynols et al. 2022);

non vi è differenza alcuna tra immunità naturale e immunità ibrida nel prevenire i rischi correlati a una successiva reinfezione o infezione post vaccinale (Al-Aly et al., 2022); anzi, nella fascia di età dai 5 agli 11 anni, l’immunità ibrida per Omicron raggiunge efficacia negativa dopo soli quattro mesi (Lin et al., 2022);

gli attuali vaccini non hanno attività sterilizzante (come peraltro recentemente dichiarato dalla Dr.ssa Janine Small, responsabile per i mercati internazionali della casa farmaceutica Pfizer BionThec che, nel corso dell’audizione al Parlamento Europeo del 12 ottobre scorso) e il loro effetto immunizzante degrada rapidamente nel tempo fino a raggiungere addirittura efficacia negativa, finanche sui decessi (Nordstrom et al., 2022; Tseng et al., 2022; Chemiatelly et al., 2022; Andrews et al., 2022; cfr. anche Emani et al., 2022, preprint), per cui gli obblighi previsti ex-lege al fine di prevenire il contagio, non potevano essere assolti utilizzandoli;

come peraltro accertato dai consulenti tecnici della Procura della Repubblica di Siracusa nel “caso Paternò”, esiste correlazione eziologica tra la presenza di IgG per Sars-CoV-2 (che indicano una pregressa infezione) e la morte per disregolazione immunitaria (ADE) avvenuta a seguito di successiva vaccinazione antiCovid.

Considerato inoltre che:

non esistono dati sperimentali relativi a vaccinazione di soggetti guariti, dal momento che gli stessi sono stati esclusi aprioristicamente da tutti i trials pre-marketing condotti dalle case farmaceutiche produttrici dei vaccini;

la prescrizione degli interventi sanitari deve fondarsi sulle evidenze scientifiche disponibili, sull’uso ottimale delle risorse e sul rispetto dei principi di efficacia clinica, di sicurezza e di appropriatezza, valutando l’applicabilità al caso specifico delle linee guida diagnostico terapeutiche, non intraprendendo né insistendo in interventi terapeutici clinicamente inappropriati ed eticamente non proporzionati, dai quali non ci si possa fondatamente attendere un effettivo beneficio per la salute e/o un miglioramento della qualità della vita (cfr. Codice di Deontologia Medica);

Il Dr. Giovanni Rezza, già Direttore della Direzione Generale della Prevenzione Sanità del Ministero della Salute con riguardo ai guariti da Covid ha affermato testualmente che: “siccome ci sono delle novità rispetto a uno o due anni fa, sicuramente questo è un punto che è sotto revisione”. Invero, la Circolare 43189 del 17 ottobre scorso del Ministero della Salute continua a non distinguere affatto tra soggetti con pregressa infezione e soggetti Covid-naive e le raccomandazioni che l’ISS e il Ministero continuano a emanare non tengono in alcun conto la circostanza della pregressa guarigione.

le numerose evidenze scientifiche che si sono susseguite sulla vaccinazione ai guariti hanno dimostrato e stanno dimostrando, che richiedere una vaccinazione per i soggetti con pregressa infezione sottopone gli stessi a gravissimo rischio, esponendoli a fenomeni patologici da disregolazione immunitaria (fenomeni trombotici, autoimmunitari, iperinfiammatori, fino a potenziale exitus), a fronte di un beneficio pressoché nullo per sé stessi e per la comunità;

la richiesta, o addirittura l’obbligo vaccinale per il GUARITO, oltre a contrastare con i principi basilari della medicina, fa disperdere preziose risorse pubbliche ed espone la collettività e i singoli (si pensi ai sanitari guariti sospesi dall’attività professionale fino al 1 novembre u.s. o ai guariti con esiti conseguenti a vaccinazione) a ulteriori ricadute economiche, sia sotto un punto di vista sanitario che sociale; riteniamo sia, invero, assolutamente necessario, di norma, NON RACCOMANDARE una successiva vaccinazione ai soggetti guariti.

Pertanto, chiediamo formalmente, anche alla luce delle notizie allarmistiche che giungono dalla Cina e della possibilità che venga attuata una nuova campagna vaccinale anti Covid.19, che il Governo e il Parlamento Italiani vogliano prendere finalmente atto delle inconfutabili evidenze scientifiche che riguardano i soggetti guariti, per l’adozione delle azioni e soluzioni più corrette, così da porre rimedio all’assurdità antiscientifica e antietica di raccomandare loro una successiva vaccinazione.

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PRIMO PIANO

Dalla benzina ai pedaggi, anche il 2023 sarà un anno di rincari

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Dalla benzina ai pedaggi, anche il 2023 sarà un anno di rincari | Rec News dir. Zaira Bartucca

La manovra di Bilancio appena approvata dal governo Meloni avrebbe dovuto mettere al riparo gli italiani dagli aumenti repentini che hanno caratterizzato tutto il 2022, ma anche il nuovo anno si annuncia come caratterizzato da rincari e aumenti, soprattutto per quanto riguarda gli automobilisti. Già dal primo gennaio cesserà in fatti di essere in vigore la riduzione temporanea delle accise che era stata varata dal governo Draghi e prorogata con il Decreto Aiuti quater, il che potrebbe portare a nuove impennate quando si fa rifornimento. Niente di casuale e niente che riguardi in senso stretto l’Ucraina, dato che i prezzi si fanno alla borsa di Amsterdam e tutto sembra convergere verso il tentativo di far aumentare la mobilità elettrica.

Nemmeno il governo dell’aspeniana Meloni è lontano dai diktat dell’Onu: l’Agenda chiama e lei – prontamente – risponde, già immemore di quando, appena tre anni fa, si lamentava degli aumenti dal comodo posto di leader dell’opposizione (video in basso). Ma la poltrona più alta del governo, si sa, è in grado di trasformare anche l’anti-europeista e tradizionalista più convinta, o – almeno – questo racconta la parabola di “Yo soy Giorgia”.

L’istituzionalizzazione sembra colpire anche il vicepremier e ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini: un tempo critico con i rincari “che pesano sul portafoglio degli italiani”, oggi promuove un aumento dei pedaggi che inizierà ai primi del 2023 e toccherà tutte le tratte autostradali, eccezion fatta per l’Autostrade A24/A25 Roma-L’Aquila Teramo e la Diramazione Torano Pescara. I rincari previsti dovrebbero sfiorare, entro luglio prossimo, il 4%.

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POLITICA

“Dopo Bibbiano, parlateci di Torino”

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"Dopo Bibbiano, parlateci di Torino" | Rec News dir. Zaira Bartucca

Comunicato stampa Comitato Uniti per i bambini –

La relazione conclusiva della Commissione Parlamentare di inchiesta sugli Affidi, ha
evidenziato le numerose e gravose criticità di un sistema affidi che nel complessivo delle vicende si è dimostrato un vero disastro:

I Servizi sociali agiscono usando poteri illimitati e incontrollati;

i giudici emettono valutazioni senza un reale contraddittorio con le parti del procedimento, anzi molto spesso solo sulla base delle relazioni dei Servizi sociali, che possono essere contraddittorie e, come denunciano i genitori, i legali e i consulenti, false. Pertanto mentre i processi si basano su opinioni ed elementi soggettivi ricavabili dalle relazioni dei Servizi Sociali, spesso gravati da conflitti di interesse;

i Giudici devono basarsi su “certezze” e non su indizi o meglio su valutazioni “dubitative”, in quanto le stesse non sono in grado di integrare un accertamento dei fatti in causa. La conclusione di un giudice deve essere dotata di certezza. Oggi invece le famiglie pagano la mancanza dello stato di diritto: il fatto viene scalzato dal processo e sostituito da pareri, opinioni, impressioni espresse da “guru” di turno, opinioni le quali trovano casa in una
pseudoscienza non riconosciuta come testimoniano i casi di Bibbiano, Massa Carrara, Rimini, Salerno e altri tra cui anche Torino;

i controlli delle Procure nelle case-famiglia che ospitano i bambini sono sporadici o addirittura inesistenti e le case famiglia molto spesso si sono dimostrate essere dei “lager” che vanno chiusi, come già prevede la legge n.149/2001 dal dicembre 2006;

spesso gli affidi diventano “adozioni mascherate” in quanto sono sine die e si prolungano per anni nei quali la famiglia viene completamente estromessa dalla vita del minore;

il sostegno alle famiglie è molto spesso inesistente e non vengono elaborati dei progetti di rientro del minore;

non esiste un reale monitoraggio dei minori allontanati, tanto che in Italia nessuno sa quale sia il loro vero numero, né quello delle strutture che li ospitano, né quello dei minori in affido etero-familiare o in affido ad un solo genitore;

il principio per cui l’ allontanamento del minore dalla propria famiglia possa essere disposto solo quale extrema ratio viene completamente ignorato. La legge attuale in materia non viene rispettata e i bambini si trovano reclusi in comunità, gestite generalmente da cooperative nelle cui casse economiche confluiscono fiumi di denaro pubblico.

In Piemonte evidenziamo il drammatico tema dei genitori, suicidi perché i loro figli sono stati strappati brutalmente dalle loro braccia da un sistema criminale che anziché aiutare le famiglie preferisce aumentare un business che trasforma i minori in fonte di guadagno. In Piemonte, nel mese di ottobre di quest’anno altri tre genitori si sono tolti la vita. Ogni anno in Italia i suicidi per questa causa sono centinaia.

In Piemonte c’è un vero e proprio allarme sociale di bambini “strappati” alle loro famiglie sulla base di presunte valutazioni e relazioni false e sulla base di presunti dolosi reati commessi dagli operatori sociali stessi, dal falso in atto pubblico, al reato di frode processuale all’abuso di potere. A confermare tutto questo, oltre la testimonianza di moltissimi genitori è anche lo scandalo degli affidi illeciti e della manipolazione di minori avvenuto a Torino, in cui è stata coinvolta l’ex compagna di Claudio Foti, Nadia Bolognini accusata di aver dato in affido due piccoli nigeriani ad una coppia di donne omosessuali, inventando false accuse e screditando i genitori.

Tra i 13 indagati dalla Procura di Torino, quattro sono assistenti sociali, mentre due sono neuropsichiatre, tutti professionisti che molto probabilmente sono coinvolti per altre vicende familiari, per questo chiediamo alla Procura di allargare le indagini.

Ogni scusa è buona per allontanare. Le casistiche sono infinite ma alla fine spesso le varie situazioni vengono ricondotte ad un motivo apparentemente valido per strappare i bambini alle famiglie. La verità è che in Piemonte, come nel resto d’Italia, c’è un sistema di cooperative, professionisti, strutture residenziali, con un giro d’affari milionario, migliaia di posti di lavoro e soprattutto voti politici di scambio che hanno dato una poltrona a più di un personaggio politico a livello sia locale sia nazionale. I vari “professionisti” alimentano le discordie tra i genitori con il fine ultimo di procurarsi la merce su cui guadagnano: i bambini. È triste e inquietante e forse anche incredibile, ma siamo a conoscenza di centinaia di storie in cui le valutazioni più variegate e assurde tentavano di giustificare l’allontanamento.

Attualmente, manipolando i genitori, assistiamo al tentativo dei nuovi guru della Filiera Psichiatrica di creare divisioni tra genitori e di distrarre dal vero problema: il sistema di collusioni tra il sistema privatistico della tutela minorile, le amministrazioni che dispensano i soldi e la politica che si regge sui voti di scambio.

L’assessore Chiara Caucino che ha fortemente voluto la legge regionale 28 ottobre 2022, n. 17: Allontanamento zero – Interventi a sostegno della genitorialità e norme per la prevenzione degli allontanamenti dal nucleo familiare d’origine – dalle indagini e valutazioni scaturiva che ci sono tantissime criticità nel sistema affidi e che addirittura “otto bimbi su dieci non andavano allontanati”; queste e altre numerose criticità, e gli alti costi del sistema evidenziano che esistono evidenti speculazioni ed abusi sui minori. Pertanto di fronte a questo “disastro” del sistema affidi noi genitori chiediamo a gran voce che vengano avviate delle indagini da parte della Procura di Torino in virtù dei numerosi esposti che già sono stati consegnati dai genitori vittime di queste ingiustizie.

Parlateci Di Torino, spiegateci perché avvengono questi crimini sulla pelle dei bambini e cercatene i colpevoli! La Procura accolga la denuncia della Regione Piemonte sugli allontanamenti immotivati.

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