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Coronavirus e Schengen, Conte gela i giornalisti: “Prima l’economia”


Il premier intervenuto in conferenza stampa: “Guardiamo alle proporzioni”. Quanti morti sacrificherà il governo giallo-rosso prima di ammettere i pericoli legati ai mancati controlli sulle persone stabiliti dall’Ue in nome di un’unica frontiera?



Cautela, proporzioni, economia. Gli imperativi del premier Conte sembrano lontani da quelli che dovrebbe avere un primo ministro chiamato a gestire l’emergenza legata al Coronavirus. Come tutelare la salute pubblica e ogni singolo cittadino, anziché preferire alla società civile i mercati o le coccole di Charles Michel. Sospendere l’Area Schengen figlia di Bruxelles, che prevede la libera circolazione delle persone nella totale assenza dei controlli? “Formalmente e legalmente possibile” per Conte, ma allo stesso tempo inapplicabile.


Perché Giuseppi manco fosse Michelangelo ora pensa “alle proporzioni”, alla soglia di tollerabilità, al numero di vittime sacrificali da immolare allo straccetto blu a stelle. Venti? Cento? Mille? Quanti ne lasceremo trapassare prima di ammettere il fallimento della libera circolazione in assenza di controlli? Quando il governo ammetterà la sua paternità rispetto al macabro primato dell’Italia, quello che ha già fatto totalizzare due morti e 79 contagi ufficiali?


Ma Conte sembra essere sordo e cieco alle sollecitazioni della società civile, della politica, di parte dell’associazionismo. “Le nostre azioni – ha detto – saranno sempre proporzionate. Le esigenze di contenimento del contagio e la salute dei cittadini italiani vanno commisurate. Non possiamo permettere un crollo dell’economia o che l’Italia si trasformi in un lazzaretto”. Che ci siano altri morti, quello sì, si può permettere.


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