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Dopo il Coronavirus, lo Yaravirus è l’ultimo in ordine di tempo che sta mettendo alla prova ricercatori e scienziati di mezzo mondo. Come riporta l’Independent in un articolo di Harry Cockburn, i suoi legami con l’uomo sono ancora più deboli di quelli riscontrabili nel virus cinese: se il primo sarebbe derivato (o fatto veicolare) da alcune specie animali – pesci, secondo la prima equipe di studio di quello che prima si chiamava nCov-2019 – il secondo “presenta il 90 per cento di geni non riconoscibili”.

La “nuova stirpe di virus con una origine sconcertante”

Yaravirus (per alcuni “Iara”) è stato riscontrato in Brasile, il luogo tanto caro agli esperti della simulazione dell’Evento 201. Il team che lo ha esaminato ha parlato di “una nuova stirpe di virus con una sconcertante origine e filogenesi”. Ma perché? C’entri o meno, fa riflettere la recente ammissione di un ex astronauta della NASA, ora noto divulgatore. Molti lo ricorderanno per le missioni Expedition 34 e 35 (Parmitano era alla guida della numero 61) sull’ISS, la Stazione spaziale internazionale dove è stanziale anche l’agenzia Roscosmos.

“Prendiamo forme di vita terrestri e le portiamo nello Spazio per osservare la loro reazione”

È il canadese Chris Hadfield, che nel corso del documentario a puntate “One Strange Rock ” (National Geographic, 2018 – versione italiana: “Pianeta Terra” – Focus/Netflix st.1 ep.6 “Escape”) afferma: “Un esperimento interessante è prendere forme di vita terrestri con un ciclo biologico molto rapido, e portarle nello spazio per osservare la loro reazione”. [(…) spiega le caratteristiche delle meduse].

Le creature acquatiche portate sull’ISS e poi tornate sulla Terra

“Quando abbiamo portato delle meduse sulla stazione spaziale, non si sono sviluppate normalmente. Una volta tornate sulla Terra, quelle nate nello Spazio non sapevano più orientarsi. È un dato che ci fa pensare: trasferirci altrove potrebbe trasformarci in modi imprevedibili. Troveremmo un modo per sopravvivere, ma avrebbe un costo. L’uomo che conosciamo, può esistere solo sulla Terra”

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Dopo il covid e il vaiolo delle scimmie, è la volta della “ameba mangia cervello”

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Dopo il covid e il vaiolo delle scimmie, è la volta della "ameba mangia cervello" | Rec News dir. Zaira Bartucca

Devono aver pensato alla storia del cinema degli ultimi decenni quanti hanno ribattezzato il Naegleria fowleri – un protozoo – come “ameba mangia cervello”. Un tema fantascientifico che ha pervaso tutto il cinema moderno e contemporaneo, e che oggi fa il suo ingresso sui media (mainstream) di tutto il mondo. Perché dagli Stati Uniti è giunta la storia di, più che singolare, di sette persone. Infettate da un organismo che colonizzerebbe i rubinetti di casa e poi si insinuerebbe – tramite i lavaggi nasali – negli organismi delle ignare e malcapitate persone. Una narrazione da invasione da ultracorpi degna delle peggiori pellicole malriuscite, che però sta già mietendo le prime vittime: i virologi di sistema come Bassetti e i giornaloni che hanno già dimenticato le cattive figure fatte nel periodo covid.

Un clima terroristico che sta già generando fobie e disinformazione, se si considera che “ameba mangia cervello” è già diventato uno dei Trend Topic di Google e che molti utenti si siano convinti – complici le narrazioni sensazionalistiche – che l’ameba anziché un nanometrico organismo sia “un animale” o “un virus”. Ma c’è davvero da preoccuparsi?

Assolutamente no, se si pensa che le infezioni da Naegleria fowleri sono rarissime e riguardano – si legge nei siti specialistici – “persone gravemente immunocompromesse”. Ma c’è da immaginarsi che già ci sia pronto da qualche parte un vaccino che possa rendere i cervelli meno digeribili, e anche che sia in atto una campagna di disinformazione per denigrare l’igiene quotidiana nasale che, in realtà, è quella che consente di espellere possibili agenti patogeni.

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Mangino riforme

Maria Antonietta Meloni sembra aver usato il dibattito sul presidenzialismo come una carrozza per poter giungere, oggi, al premierato “à titre personnel”

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Mangino riforme | Rec News dir. Zaira Bartucca

In questi giorni la tentazione di scomodare Maria Antonietta – carismatica e influente sovrana francese – è forte. Le somiglianze somatiche con la nostra premier – senza voler riesumare ridicole teorie lombrosiane – sono manifeste, ma questo poco importa. Quello che interessa è invece il celeberrimo “mangino brioche”, due parole rimaste scolpite nella storia per la distanza siderale che intercorreva tra la percezione della realtà degli abitanti di Versailles e la Francia reale, quella morsa dalla povertà e ripiegata su se stessa nei ghetti di Parigi.

Oggi in Italia lo tradurremmo in un laconico “Mangino riforme”, risposta secca e lapidaria da inoltrare a chi – forse illudendosi – si appella al confronto, alla partecipazione popolare ma non a cose fatte, alla conservazione di un assetto istituzionale conquistato a fatica col sangue, con una controversa Unità, con due guerre mondiali e con una Costituzione che rimane l’unico vero bene di tutti, in grado di sopravvivere perfino alla diluizione dei partiti e delle ideologie.

La nostra “Nazione” (come la chiama Meloni attribuendo all’Italia caratteristiche superate o purtroppo mai esistite), è quel Paese in cui si parla di presidenzialismo per decenni, e poi si usa quel dibattito come una carrozza per ottenere tutt’altro, cioè un aumento dei poteri del premier (non del presidente della Repubblica). Insigni giuristi mettono in guardia dell’inutilità – se non dei rischi – dell’uno e dell’altro, ma non è questo il punto.

Maria Antonietta Meloni ha cavalcato per decenni le idee missine e almirantiane per arrivare a una premiership da trasformare in premierato. Traducendo per tutti – anche per chi non ne capisce di politica – un qualcosa che equivale a chiedere inizialmente l’aumento di influenza di una figura di mera garanzia (quella del Presidente della Repubblica, appunto) per poi cambiare le carte in tavola e chiedere a tutto il governo, a tutti i ministri e a tutte le forze politiche di mettersi in moto per aumentare il potere nelle sue mani, perché è lei – ieri ad Ancona ha usato un preoccupante singolare – l’unica ad “averne le prerogative”.

E’ chiaro che stampelle debitamente create come il terzo polo rispondano sì subito, senza fiatare. Quello che non è chiaro è come Meloni possa attribuire esclusivamente a sé stessa un mandato popolare che invece riguarda il governo e tutti quelli che lo animano e compongono, ognuno con le sue specifiche prerogative. Le sue sono frasi che sembrano escludere ogni confronto, e che fanno ripiombare ai tempi cupi del governo Conte, un altro esponente politico colpito dalla sindrome di Versailles che amava definirsi “il perno del sistema” e che ha pagato le sue mire espansionistiche, per così dire, con la fine dell’esperienza da premier.

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“Spacewalker” anticipa Polaris, il nuovo album dei Medusa’s Spite

Nuova prova (superata) per la band electro-pop romana. Il singolo anticipa l’album “Polaris”

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"Spacewalker" anticipa Polaris, il nuovo album dei Medusa's Spite | Rec News dir. Zaira Bartucca

Si chiama “Spacewalker” il nuovo singolo del Medusa’s Spite. Il brano è stato scritto da Stefano Daniele e arrangiato insieme al fratello Paolo, co-fondatore della  band e responsabile delle parti elettroniche. Il missaggio è stato perfezionato a Londra, agli Abbey Road Studios, da Paul Pritchard. Come per gli album precedenti, la  band si è avvalsa della post produzione e mastering al The Exchange di Mike Marsh.

“Spacewalker” il secondo singolo dopo “Destinations” (120.000 streaming su Spotify) ad aprire l’album in arrivo “Polaris”, il quarto per la band. Spacewalker è una miscela di elettropop che potremmo definire romantic mischiata all’energia di un’elettronica compatta influenzata in parte dal meglio delle costruzioni anni novanta e dall’esperienza dell’ultima generazione di producer: Vitalic, Chemical Brothers, Depeche Mode e Prodigy, ma anche il brit rock di Mansun e Kasabian.

Stef Daniele, cantante e fondatore insieme al fratello Paolo della band, così disegna il nuovo percorso della band: “Spacewalker dopo Destinations è il secondo di 12 brani che andranno a chiudere il progetto aperto “Polaris”, il nostro quarto album. Abbiamo scelto di concentrare la nostra attenzione su ogni brano e promuoverlo come fosse un album, semplicemente perché pensiamo che ogni brano di Polaris lo meriti come impostazione, costruzione e forza emotiva”.

I Medusa’s Spite nascono nel 1996 e iniziano una ricerca approfondita nel campo della musica elettronica muovendosi verso un misto di generi diversi come electro, techno e hardcore. “Floating Around”, il loro primo album, prende forma tra il 1997 e il 1998 (vanta 36.000 copie vendute tra Italia, Germania, Austria e Svizzera). Dopo Floating Around, la band ha prodotto i due album Morning Doors e Morning Doors (The Glass Path), un concept di due cd dove li troviamo anche come produttori esecutivi. L’intero lavoro è stato registrato e mixato tra Roma (Spite room) e Liverpool (Parr street studios) e masterizzato a Londra presso “The Exchange”, lo stesso luogo in cui il suono di “Floating around” ha ottenuto il suo colore definitivo.

“Life in the year 2001”, “Will hunting”, “Soon” e “Cat Black D” sono i video diretti da Simone Pellegrini con cui la band continua a collaborare attualmente. “Soon” in particolare ha ottenuto 4 nomination e il premio per la migliore regia al MEI 2008 – Independent Italian Video Awards dopo che la musica della band è stata usata più volte come colonna sonora per programmi TV e serie, film ecc. 

Destinations è stato il primo di una serie di singoli che insieme a Spacewalker verranno raccolti nel progetto aperto Polaris. I brani prodotti dalla band vengono mixati negli Abbey Road Studios da Paul Pritchard e masterizzati a Exmouth al The Exchange sempre da Mike Marsh. Onirica è l’etichetta che cura la produzione sonora e video dai fratelli Stefano e Paolo Daniele, fondatori del gruppo. I Medusa’s Spite sono attualmente formati da Stefano Daniele, Paolo Daniele, Axel Donnini e Guido Cascone.

Rec News dir. Zaira Bartucca – recnews.it

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Vaiolo delle scimmie, breve guida per difendersi dai nuovi allarmismi

Come difendersi dai presunti esperti, dai manipolatori di professione, dagli spin doctors dei partiti e da chi tenta di sfruttare la paura a fini politici o commerciali

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Vaiolo delle scimmie, breve guida per difendersi dai nuovi allarmismi

In rete circola una citazione attribuita ad Abraham Lincoln che dice così: “Si possono ingannare molte persone per molto tempo o molte persone per poco tempo, ma non si possono ingannare molte persone per molto tempo”. Non si sa se il sedicesimo presidente degli Stati Uniti lo abbia detto davvero, ma di certo sono parole sagge con un fondo di verità.

Il coronavirus ha ingannato molte persone e ora qualcuno ha deciso di riprovarci col vaiolo delle scimmie. Non subito, perché bisogna abituare a poco a poco, bollire la rana, vaccinarla, imbottirla di farmaci e poi arrostirla. Questa volta l’impresa non sarà facile come con il covid, ma le varie Gismondo e Viola, i Crisanti e i Burioni ce la stanno mettendo davvero tutta.

Da bravi soldatini prestati alla disinformazione utilitaristica, ognuno fa la sua parte: tg e giornali, certo, ma anche profili social, creatori di meme con bubboni terrorizzanti, profeti di disgrazie e utilizzatori della paura a fine politico: per quest’ultima categoria purtroppo il covid è finito (anche se cercano in tutti i modi di tenerlo in vita con movimenti a volte anacronistici) e quindi un vaiolo buttato lì fa comodo anche a loro.

Ecco allora un breve vademecum per dare il proprio contributo affinché il morbo da primati non diventi il nuovo coronavirus.

Vaiolo delle scimmie, breve guida per difendersi dai nuovi allarmismi | Rec News dir. Zaira Bartucca
1. Spegnere la tv e non regalare clic a siti che ripartono con l’allarmismo.

Più volte ci siamo soffermati sul fatto che le nostre scelte commerciali rappresentano il nostro potere d’acquisto. Se nessuno compra un oggetto, non verrà più fabbricato e quindi non sarà più venduto. Scommettete che se tutti gli italiani avessero smesso in massa di dar retta da un giorno all’altro alle notizie sul coronavirus, queste sarebbero scomparse nel giro di qualche settimana, anziché riempire le pagine e i palinsesti per anni?

Che succederebbe se ognuno spegnesse la tv davanti all’ennesimo servizio terroristico e si andasse a fare una bella passeggiata? E se invece di leggere notizie sempre uguali sulla malattia di turno si passasse a un buon libro, ben più rilassante? Se anziché comprare un quotidiano o fare una donazione a chi si finge quello che non è tentando di sfruttarci a fini politici, utilizzassimo quel denaro per noi stessi e per la nostra crescita personale?

Vaiolo delle scimmie, breve guida per difendersi dai nuovi allarmismi | Rec News dir. Zaira Bartucca
2. Diffidare dagli esperti (a volte presunti tali).

Quello che dicono non è necessariamente oro colato. Molti hanno all’attivo conflitti di interessi noti e non noti con case farmaceutiche e informatori scientifici. Se le loro affermazioni si contraddicono nel giro di poco, è il caso di diffidare, e in ogni caso un po’ di ricerche autonome possono permettervi di sapere qualcosa di più su di loro. Noi abbiamo parlato varie volte della veterinaria che è attiva in una società di big data, del virologo che ora è diventato consulente di Macron, di quelli che sono stati denunciati per diffusione di notizie false e dello zanzarologo che lavora sugli insetti gender, ma non sono gli unici.

Attenzione anche a chi fa opere di captatio benevolentiae con posizioni critiche o empatiche per conquistare la vostra fiducia e poi tenta di predisporvi a un’azione: “Sono prudente nei riguardi di questo vaccino ma in ogni caso lo consiglio per gli anziani”, “Stiamo tranquilli ma attenzione a quando diciamo che il vaiolo è sparito”, ecc.

Vaiolo delle scimmie, breve guida per difendersi dai nuovi allarmismi
3. Difendersi dai manipolatori di professione.

Come per il covid e la guerra in Ucraina, prevedibilmente si schiereranno anche stavolta. Se la cosa dovesse andare in porto, tra un mese o due chi dirà che la pustola è letale diventerà LaScienza, mentre chi si permetterà di avanzare qualsivoglia dubbio diventerà un terrorista diffusore di “fake news” da rieducare e da inserire in qualche lista di proscrizione.

Ormai dovete aver capito come funziona e sapere che questi personaggi sono pagati per legittimare bugie sonore e per screditare verità acclarate. Nevermind, potrebbe dire qualcuno, ma il problema è che spesso sono finanziati dal governo (e quindi da noi) per popolare le varie task-force sull’informazione. In altri casi invece portano avanti progetti partitici, europei o delle Big Tech (per esempio chi è pagato da Facebook e lì compare come fonte verificata, accreditata e autorevole: ma va?).

Vaiolo delle scimmie, breve guida per difendersi dai nuovi allarmismi | Rec News dir. Zaira Bartucca
4. Capire chi orienta i canali social e riconoscere l’ennesimo salvatore della Patria a orologeria

Occhio, perché questi non sono loro gli unici manipolatori di professione: molti sono impiegati nei social network come spin doctors e sono spesso pagati dai soliti partiti o dai partiti emergenti per tentare di canalizzare il dissenso. Li riconosci perché prima o poi tra un post e l’altro ti rifileranno l’ennesimo presunto salvatore della patria che hai imparato a conoscere su Youtube e che oggi ha creato il suo movimento. La politica non c’entra niente, ti dice molto sinceramente: è per il tuo bene e per il bene della democrazia, mica per il suo…

Vaiolo delle scimmie, breve guida per difendersi dai nuovi allarmismi
5. Imparare a essere più autonomi con le proprie scelte e con le proprie idee

Un’altra cosa che deve fare drizzare le orecchie, è quando questi personaggi tentano di affossare l’iniziativa del singolo a favore delle azioni di massa. Fateci caso: promuovono azioni legali cumulative, manifestazioni, petizioni che a volte hanno lo scopo di ottenere i vostri dati e di schedare il vostro dissenso, ma non vi danno mai gli strumenti per conoscere davvero un argomento o per agire da soli, in maniera non controllata. Nella maggior parte dei casi fanno parte dei vari gruppi di pressione, dunque, le loro denunce cadono sistematicamente nel vuoto, le loro manifestazioni non portano a niente e pur essendo onnipresenti non sono in grado di far cambiare davvero le cose e di incidere positivamente sugli eventi. Forse perché in realtà predicano in un modo e razzolano in un altro. Spesso, inoltre, stanno con “gli altri”, e tutti insieme non fanno che giocare al “poliziotto buono e poliziotto cattivo“.

In conclusione

Tirando le somme, è sempre meglio tentare di verificare da soli quello che leggiamo o sentiamo: in questo modo possiamo farci un’idea nostra ed essere più al riparo dai numerosi tentativi di manipolazione che circolano in giro. Forse dovremmo anche pensare ad attivarci di più in prima persona per quello che ci interessa (il nostro lavoro, la nostra salute, ecc.) senza aspettare che il leader di turno venga a suggerirci quello che dobbiamo fare. Fatemi sapere cosa ne pensate nei commenti in basso, se vi va.

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