IoT, cosa cela l’acronimo con cui le aziende ora tentano di far accettare il 5G


Cosa dobbiamo aspettarci davvero dall’Internet delle cose e dal suo gemello, l’Internet of Thing o Internet of People



Il 5G è una risorsa o piuttosto un qualcosa cui si può tranquillamente rinunciare in vista della tutela della salute pubblica e in attesa che si sviluppino appieno tecnologie equiparabili ma meno invasive? Lo abbiamo chiesto negli scorsi giorni al dottor Agostino Di Ciaula, il presidente del Comitato Scientifico dell’ISDE esperto di rapporti tra salute e ambiente che ha fugato diversi dubbi e perplessità sull’argomento.




La corsa delle aziende e i timori dei consumatori

Il dottor Di Ciaula si è soffermato anche sul ruolo delle aziende, le stesse che in questo momento fanno pressione su un esecutivo – quello Conte – che sembra risoluto a far passare le questioni legate all’incolumità comune in secondo piano. E non che dalle opposizioni arrivino segnali incoraggianti, anzi. Le aziende sono in corsa, ansiose di azzannare fette di mercato su cui rivendicano diritti non solo per gli investimenti fatti (che in genere non sono mai garanzia di rendita certa) ma soprattutto per la mano libera lasciata dai due governi Conte e dagli esecutivi che sono venuti prima.


L’informazione che procede carponi e che magnifica il 5G

Sta di fatto che, al contempo, la coltre di nebbia e glitter sta iniziando a squarciarsi, e l’informazione connessa ai possibili pericoli (quella che giornali e siti abituati ad andare carponi si rifiutano di fare per poter raccogliere le monetine elargite a destra e a manca) si sta affermando. Nel sentire comune, insomma, il 5G non è più il Paese delle Meraviglie, e il suono della sua parola non evoca necessariamente prospettive rosee e possibilità fantasmagoriche.


IoT, l’Internet delle cose…che dovremo sostituire per forza

Ecco allora che si inizia a chiamare sempre più spesso in causa l’acronimo “IoT” (una scelta che di recente ha per esempio fatto Tim) che altro non significa che “Internet of Thing”. E’ l’internet delle cose che dovremo sostituire per forza, volenti o nolenti, per permettere lo scambio e la compravendita di dati dalle aziende alle aziende terze, ma anche di Stato in Stato. Smartphone, tv, lavatrici, forni, frigorifero, ogni sorta di dispositivo indossabile – dagli orologi agli strumenti per il benessere – sarà connesso. Con buona pace di chi è convinto che già i telefoni (da soli) facessero la loro parte per quanto riguarda l’insorgenza di tumori e patologie varie.


“IoE” o “IoP”, l’Internet “di tutto” o delle persone

Tutto iperconnesso e, dunque, perfettamente controllabile. Ma la cosa che più desta preoccupazioni è il passo successivo, quello tanto atteso dall’èlite modial-globalista e che riguarderà lo “IoE” (Internet of Everything), anche indicato come “IoP”, (Internet of People). Abbiamo provato ad affrontare l’argomento soffermandoci sul 5G e sul bio-hacking. L’Internet of Everything o Internet of People, è l’internet che riguarda tutte le cose e più specificatamente le persone, come dice il nome stesso.


Vogliono fonderci agli oggetti, e ci hanno abituato all’idea di farlo

Ma come? Il 5G non ci riguarda già? E’ facile domandarsi. Non abbastanza: L’Interent of Everything “connetterà” gli oggetti alle persone, nella misura in cui dispositivi e organismi si fonderanno. E’ un principio che abbiamo imparato ad accettare microchippando gli animali, prendendo consapevolezza che alcuni indossano protesi particolari e soprattutto è un qualcosa cui la fantascienza per decenni ha tentato di abituarci.


Si può evitare tale distopico e inquietante scenario?

E’ il sogno di magnati dell’I-Tech come Elon Musk che lavora da tempo all’installazione di chip nel cervello, ma non serve andare troppo lontano per comprendere che lo scenario distopico che ci vedrebbe protagonisti da qua a qualche anno fa gola a molti, dai promotori di controversi festival a chi – come Fastweb – già ora promuove il business dell’uomo-cyborg. E non è fantascienza. Si può evitare di confondere le persone con gli oggetti, di spersonalizzarle, di eliminare milioni di posti di lavoro a favore dell’automazione a tutti i costi e di mettere a repentaglio l’incolumità comune? Ce lo chiediamo noi, ma lo chiediamo soprattutto a una classe politica disposta a tutto pur di assecondare i voleri delle multinazionali e pur di ottenerne i tornaconti.


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Let’s face it, no look is really complete without the right finishes. Not to the best of standards, anyway (just tellin’ it like it is, babe). Upgrading your shoe game. Platforms, stilettos, wedges, mules, boots—stretch those legs next time you head out, then rock sliders, sneakers, and flats when it’s time to chill.