POLITICA
Non solo Ilva e Alitalia. Ora tremano in 16mila
Le maestranze messe a rischio dall’internalizzazione voluta dal governo. Il punto di Anip-Confindustria, Legacoop e Confcooperative
ROMA, 13 novembre 2019 – “Chiediamo al più presto un tavolo istituzionale. Il Governo convochi le parti datoriali: le nostre imprese sono pronte al confronto per trovare una soluzione, ed evitare un vero e proprio salto nel buio ai lavoratori e le loro famiglie. Fermare gli appalti nelle scuole è anacronistico, dannoso per le imprese, per il mondo scolastico e per i lavoratori”. Lo dichiarano i vertici di ANIP-Confindustria, Legacoop Produzione e Servizi, Confcooperative Lavoro e Servizi nella conferenza stampa unitaria celebrata a Montecitorio per spiegare le ragioni della contrarietà al provvedimento che, come prima conseguenza, vedrà 16mila procedure di licenziamento a fronte di 11263 unità che verranno riassunte, secondo il Miur, da gennaio 2020. Numero palesemente insufficiente a coprire il fabbisogno di oltre 30mila plessi scolastici in Italia.
Le associazioni che rappresentano le imprese individuano diverse criticità nel dl 126/2019
E in particolare su ‘Misure di straordinaria necessità e urgenza in materia di reclutamento del personale scolastico e degli enti di ricerca e di abilitazione dei docenti’. Non si delinea nessun risparmio della spesa pubblica a fronte dell’obiettivo dichiarato di miglioramento della qualità dei servizi: nessuna analisi preliminare su costi benefici sembra supportare questa decisione del governo. Da una prima analisi del provvedimento emergono profili di incostituzionalità, contrasto con decreti, trattati e norme europee, mancanza di una appropriata analisi costi-benefici, tempi di attuazione troppo stretti, incertezza sulle coperture.
“Dalla pubblicazione del decreto deriverebbero innumerevoli ricorsi”, spiega Lorenzo Mattioli
A parlare è il residente di ANIP-Confindustria. “Penso – prosegue – che a gennaio 2020 le scuole non saranno né pulite né manutenute, con rischio per la didattica, senza garanzie per la salute e l’incolumità di alunni e docenti. Altra criticità è l’obbligo per i candidati di presentare domanda solo nell’àmbito provinciale nel quale già prestano servizio, in palese violazione dei principi costituzionali e comunitari, evocando usanze da Medioevo. Il paradosso è che il decreto viene presentato come strumento per superare il precariato, mentre assume dipendenti che già erano a tempo indeterminato presso il privato”.
Dichiara Fabrizio Bolzoni, Direttore di Legacoop Produzione e Servizi:
“Consideriamo un pesante arretramento l’indirizzo assunto dal Governo di internalizzare il servizio delle pulizie scolastiche; un passo indietro rispetto ad una modalità, consolidata da decenni, che ha consentito recuperi di efficienza nei processi produttivi. Vanno sostenuti percorsi di ‘corretta esternalizzazione’, a tutela di lavoratori e aziende che rappresentano un comparto rilevante nell’economia del Paese”.
Per Massimo Stronati, presidente Confcooperative Lavoro e Servizi
«Un’internalizzazione che crea esuberi non è un bel segnale al Paese. Il lavoro e le imprese sono il fulcro del public procurement che può rilanciare il Pil. Internalizzando si penalizzano le imprese che sono cresciute mettendo il lavoro al centro. Non ci sono solo Ilva o Alitalia. Il governo convochi le parti sociali. Abbiamo 5.000 esuberi e imprese condannate a pagare la NaSpI per un appalto che finisce per volontà di Stato».
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