E l’armata Brancaleone venne a difendere Lucano

“Chi non ricorda il mitico Vittorio Gassman nei panni di Brancaleone, film peraltro girato in Calabria, a Le Castella? Chi ha dimenticato il motto degli “impavidi” e scalmanati soldati che si armavano alla buona e, come meglio potevano, correvano per poi…”

Chi non ricorda il mitico Vittorio Gassman nei panni di Brancaleone, film peraltro girato in Calabria, a Le Castella? Chi ha dimenticato il motto degli “impavidi” e scalmanati soldati che si armavano alla buona e, come meglio potevano, correvano per poi girare dietro l’angolo, quando il nemico diventava appena visibile? La campagna diffamatoria organizzata da qualche comunicatore fallito e dai familiari dell’ex sindaco mi ricorda un po’ l’orda di relitti sociali del film di Monicelli. Leoni forti quando si trovano nella massa, nel gregge di simili; agnellini, quando si tratta di avere uno scambio di battute o di visioni leale, faccia a faccia.


E così – come al solito – critiche, offese pesanti, minacce, non sono state recapitate ai destinatari (fatta eccezione per alcuni commenti moderati a un nostro articolo) ma sono finiti nelle bacheche di chi è avvezzo a sfogare così il proprio dissenso. E meno male che per qualcuno che ama definirsi “giornalista” esiste facebook: meglio riempire bacheche che rovinare giornali. Come sempre, la “democratica” macchina del fango ha toccato me, il mio lavoro di giornalista e il modo di portarlo avanti. Ci sono abituata, perché l’Italia è diventato il Paese in cui è vietato criticare la setta lgbt, l’immigrazione clandestina e, ora, anche i casi cattiva amministrazione e di sottrazione di denaro pubblico. Era, poi, prevedibile che dopo la pubblicazione de “I padroni di Riace” pressioni e minacce si sarebbero fatte più insistenti. Come sempre, ci rivolgeremo alle sedi opportune per trattare la campagna di diffamazione in atto. Nel frattempo, per chi ci conosce poco e potrebbe rimanere influenzato negativamente (a questo serve il fango), precisiamo alcune cose.


Presunti finanziamenti dai partiti

Rec News è un sito che si regge unicamente sugli introiti pubblicitari. Con discreta fatica, per la verità, vista la censura di motori di ricerca come Google, che ha inserito il sito nel circuito “Google News” senza mai farla comparire, una news. Lo ammette anche uno degli scaltrissimi commentatori: “E’ un sito di clickbait”. Questo vuol dire che i banner ci permettono di mandare avanti le spese di gestione del sito che leggete gratuitamente da settembre dello scorso anno. C’è chi le notizie le infila in un quotidiano e chi le chiude dentro abbonamenti. Noi le rendiamo accessibili a tutti. A rigor di logica, non ci impegneremmo a impostare campagne pubblicitarie se qualche partito ci foraggiasse. Con questo, non elemosiniamo nulla da amministrazioni comunali in carica (come facevano quelle “giornaliste” che utilizzavano le case dei migranti come un hotel quando si recavano a Riace per le manifestazioni culturali), né raccogliamo capitale tramite fondazioni, che poi chissà dove vola tutto questo fiume di denaro e che fine fa. Di sicuro, se lo prende “il vento”.


“I padroni di Riace”

Ho scritto questo libro per tre motivi. Il primo lo indico nella prefazione: in un momento in cui molti – come i detrattori di cui sopra – si ostinano a negare l’evidenza su Lucano e sugli altri, bisognava dire la verità. Bisognava raccontare finalmente tutto questo e (secondo motivo) sul sito non era più possibile farlo. Rec News ha ospitato più di quaranta articoli sul sistema Riace. Continuerà a farlo, ma nella consapevolezza che tematiche di ampio respiro abbiano bisogno di più pagine per essere descritte nella loro interezza. Il terzo e ultimo motivo: ho deciso di premiare il lavoro svolto su Riace da me e dai miei collaboratori. E’ durato quasi un anno, ci è costato tante nottate utilizzate a passare al setaccio i documenti, ci ha sottratto tanto tempo ad altri impegni. Ho pensato che tanta costanza andasse premiata. Così come andava premiata la voglia di rivalsa dei tanti riacesi perbene. Per loro e per tanti amici e conoscenti che mi hanno inviato moltissimi attestati di stima (grazie di cuore a tutti), ho pensato di rendere il libro gratuito per la settimana di ferragosto. Rispondo a chi commenta che “scrivere un libro” sia un “pessimo investimento” a causa delle “spese legali” che si andrebbero a sostenere: se non altro, è legale. Almeno per farlo non ho causato dissesti finanziari, rubato soldi allo Stato o sfruttato l’immigrazione clandestina.


La questione del fotomontaggio

E’ “sproporzionato”, i bicchieri sono grandi, “si vede che è finto”. Così gli scaltrissimi e frustrati odiatori di facebook hanno commentato uno dei post che finirà nel plico delle querele per diffamazione (dentro ci sarà anche il termine “immondizia” usato da Roberto Lucano, il figlio dell’ex sindaco). Il livello intellettivo e il senso dell’umorismo arriva, insomma, a un punto tale da credere che qualcuno volesse rendere reale o convincente un’immagine dal chiaro intento satirico. Il livello, insomma, è questo: più o meno lo stesso della muffa che, in determinate catapecchie, si viene a creare con l’umidità.


Le querele

Sono quelle che vengono minacciate in tanti post ma sono, alla fine dei conti, quelle che farò io. Qualcuno ha pensato di infangare la mia credibilità professionale parlando di “pettegolezzi, illazioni, invettive”, perfino “abuso della professione” o “scalata sovranista”. Ma perché chi ha così a cuore “il servizio reso alla collettività” che deriva dall’esercizio della professione giornalistica non ha speso dieci minuti a leggere la montagna di carte prodotta dalla Procura di Locri e dalla Guardia di Finanza, solo per ricordarne alcune? Eh sì che nelle pagine, tra l’altro, ci sono proprio i nomi di chi il sistema lo difende a spada tratta, anche con un libro dietro l’altro. Perché i libri pieni di bugie e di favole sul sindaco paladino dell’accoglienza, “padre” di un modello inesistente, si possono scrivere.


Quelli che parlano dati e documenti alla mano, invece, no. In quel caso si diventa “sciacalli”, “scribacchini”, “giornalai”, “analfabeti”, autori di “bestialità” o “porcate”. In fondo, meglio scribacchini che complici o paraculi. Dante diceva: “non ti curar di lor ma guarda e passa”. E’ il nostro motto, quello che ci consente di lavorare bene e in tranquillità, sempre. Non ci piace scendere con i piedi nella melma dove altri addirittura nuotano, non ci piace il chiacchiericcio o il brusìo di fondo dei bot tanto cari ai “democratici”. E sai che bello quando poi si scopre che dietro decine di profili, si trovano i soliti falliti (o fallite). Ci piacciono legalità, avvocati e Forze dell’Ordine. Tutte cose verso cui i sostenitori del sistema Riace provano (ovviamente) avversione e repulsione. Un motivo in più per affidarsi a loro.


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Let’s face it, no look is really complete without the right finishes. Not to the best of standards, anyway (just tellin’ it like it is, babe). Upgrading your shoe game. Platforms, stilettos, wedges, mules, boots—stretch those legs next time you head out, then rock sliders, sneakers, and flats when it’s time to chill.