#MaipiùBibbiano, l’iniziativa del Moige contro gli orchi in giacca e cravatta

Il Movimento italiano genitori e la petizione che ha già superato le 10mila condivisioni. Tanti i volti noti che hanno deciso di fare da testimonial per sostenere la causa dei bimbi strappati alle proprie famiglie

(Comunicato stampa) E’ diventata virale sul web con l’hashtag #MaipiùBibbiano, arrivando in pochi giorni ad oltre 10mila condivisioni e coinvolgendo numerosi personaggi noti, che hanno deciso di contribuire alla diffusione della petizione del Moige pubblicando la propria foto con l’hashtag: in primis Sabrina Ferilli, che tratta di una storia vera di falso abuso e allontanamento del minore dai genitori, ma ad oggi anche Alessandro Borghese, Guillermo Mariotto, Eleonora Daniele, Metis Di Meo, Rita Dalla Chiesa, Andrea Lo Cicero, Monica Leofreddi, Monica Marangoni, Cataldo Calabretta, Carla Gozzi, Milly Carlucci, Milena Miconi hanno deciso di dare voce e sostegno ad una riforma che rimetta al centro la tutela del legame tra  mamma-figlio-papà.


“E’ inaccettabile che qualcuno possa prendersi il diritto di strappare i figli alla mamma e al papà e che servizi sociali “deviati” distruggano la vita dei minori senza alcun controllo e senza alcun ragionevole motivo. La Costituzione e il diritto internazionale ribadiscono con forza l’importanza dell’indissolubilità del rapporto mamma-figlio-papà che va tutelato, protetto e salvaguardato con il massimo rigore”, ha dichiarato Antonio Affinita, direttore generale del Moige. “Per questo – ha proseguito – abbiamo lanciato una petizione (disponibile a questo link: www.moige.it/maipiubibbiano)  per chiedere al Parlamento di riformare subito il sistema degli affidamenti dei minori, mettendo al centro il diritto del bambino a stare con la sua mamma e il suo papà, rafforzando le verifiche e i controlli indispensabili per la tutela puntuale del minore.”


“Ecco alcuni dei punti su cui chiediamo di riformare il sistema degli affidi a tutela dei ragazzi: rafforzare il sistema del contraddittorio, evitare il conflitto di interessi, fornire il potere di decisione esclusivamente ai giudici e non ad altre figure professionali, riconoscere abusi e violenze solo tramite comprovate prove filmate, valutare l’allontanamento solo in casi estremi privilegiando comunque – ha concluso – l’affidamento ai parenti del minore”.


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