Xenia, le case dei migranti alla troupe della fiction su Riace

L’abitazione della Prefettura che avrebbe dovuto essere destinata ai migranti “adeguata alle esigenze di Fiorello” con parquet, clima e tre cucine. Gli inquirenti: “Formalmente assegnata ai profughi, è stata data illecitamente al personale di “Tutto il mondo è paese”

Doveva andare in onda a febbraio del 2018, ma la fortuna televisiva di Tutto il mondo è paese – fiction rai in cui Beppe Fiorello interpreta il sindaco uscente di Riace Mimmo Lucano – tarda ad arrivare. C’è chi si affretta a parlare di censura politica propugnata dall’attuale compagine di governo, forse senza considerare che la produzione e quanti vi gravitano attorno hanno in qualche modo a che fare con il processo Xenia (ieri l’ultima udienza).


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I finanziamenti dalla Regione e dalla Calabria Film Commission. Di come l’accoglienza fasulla fruttasse – secondo gli inquirenti – a Lucano e ai suoi familiari lo abbiamo già raccontato. Ugualmente, ci siamo soffermati carte alla mano su un sistema clientelare in cui politica, tornaconti e mala gestione si intrecciano. Attualmente inesplorata è però la vicenda che riguarda le riprese del film che avrebbe dovuto dare man forte all’immagine positiva del sindaco-eroe dell’accoglienza. Il progetto targato Picomedia/Ibla Film/Rai Fiction, viene finanziato di concerto dalla Regione e dalla Calabria Film Commission. Lo suggella, dunque, anche il consiglio regionale guidato dall’esponente del Pd Mario Oliverio, l’amico di mille avventure che secondo le carte dell’inchiesta suggeriva a Lucano cosa fosse meglio dire a seguito del ciclone giudiziario che lo stava interessando e lo interessa tuttora. Oliverio proprio negli scorsi giorni è stato rinviato a giudizio nell’ambito dell’inchiesta Lande desolate, che lo vede indagato assieme ai coniugi di area dem Bruno Bossio-Abramo per corruzione aggravata e abuso di ufficio.


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“Lucia” all’attore Beppe Fiorello. Non era, dunque, una troupe priva di risorse quella che nella primavera del 2017 attraversava l’Italia per giungere nel cosiddetto borgo dell’accoglienza. Per loro lo era di certo e infatti – raccontano le intercettazioni e le trascrizioni degli inquirenti – ad attenderli non c’era solo il lavoro, ma anche il ristoro spesato dallo Stato. Lucano e amici, infatti, avevano pensato bene di destinare le case dei migranti ad operatori e attori che per forza di cose dovevano trattenersi in Calabria per ultimare le riprese della fiction Rai. Uno di questi era il noto Beppe Fiorello, alloggiato in casa “Lucia”. La conferma arriva da tre conversazioni telefoniche, tutte datate luglio 2017 (una del 12, una del 25 e l’ultima dei 31) e dalla testimonianza di un addetto che aveva effettuato alcuni lavori prima dell’arrivo della troupe, e che poi aveva incontrato Lucano e Fiorello nel corso di un sopralluogo.


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L’utilizzo delle abitazioni della Prefettura. Nel corso della conversazione del 12 luglio 2017, si viene quindi a sapere che per dare accoglienza a Fiorello, era stata utilizzata la comoda Casa “Lucia”, abitazione inserita nella banca dati della Prefettura e capace di accogliere diverse persone. E’ Cosimina Ierinò a domandare a Lucano se la casa può essere destinata a una migrante con quattro figli a seguito, ma la risposta è negativa.


La casa “adeguata alle esigenze di Fiorello”. Il 31 luglio del 2017, Chiara Sasso è al telefono con Lucano. Sasso è cooperante della ReCoSol, la rete del comuni solidali di Giovanni Maiolo parte dell’inchiesta; è anche co-fondatrice del Riace In Festival e, non a caso, si occupa di difendere la bontà del sistema Riace tramite un libro dietro l’altro. Di recente ha fatto ingresso tra le sfere alte de Il Fatto Quotidiano firmando assieme a Marco Travaglio un libro sulla Tav. (Leggi anche: Chi si ostina a difendere Mimmo Lucano e perché). Chiara Sasso comunica all’ex sindaco che sarebbe arrivata a Riace il giorno dopo e che a ruota l’avrebbero seguita figlio, nuora e tale Desiré. L’amministratore spiega, a quel punto, che in una delle case al centro del discorrere ha alloggiato Fiorello nel corso delle riprese del film, e che che l’arredo è stato adeguato alle sue esigenze. “Corre l’obbligo di segnalare – scriveranno gli inquirenti nel corso di una delle ultime relazioni fiume – che la predetta casa, formalmente assegnata ai profughi, era stata illecitamente data al personale addetto al film”.


Il parquet nella casa che doveva andare ai migranti. Per confermare quanto desunto dalle intercettazioni telefoniche, il 20 marzo dello scorso anno le indagini si concentrano su alcuni testimoni diretti, che raccontano di una casa divisa su più piani in cui era stato posato il parquet, e interamente fatta ripiastrellare e climatizzata su volontà dal “braccio” di Lucano, quel Tonino Capone che figura tra gli imputati nominalmente presidente di Città Futura (l’incarico era, di fatto, ricoperto dallo stesso Lucano). La casa, per tornare a quanto affermato dallo stesso ex sindaco, doveva risultare “adeguata”, tanto che lo stesso Fiorello si era preoccupato di visitarla assieme a Lucano mentre i lavori erano in corso e prima della permanenza avvenuta nelle settimane successive.


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