Abbiamo costruito la Storia degli Stati: rivendichiamo il nostro ruolo in Europa

Intervento del presidente del Senato Elisabetta Alberti Casellati all’Università Sorbona di Parigi, in occasione della presentazione dell’anno accademico dedicato all’Italia


Sopra, una vignetta di Mario Improta (“Marione)


Chiarissimo Professore Pécout, Professori, cari studenti, è per me un piacere e un onore partecipare a questo incontro di presentazione dell’Anno Accademico che l’Università Sorbonne dedicherà all’Italia nel 2019-2020. La vostra Università nasce come centro di cultura e polo di attrazione per maestri e scolari provenienti da tutta Europa. Da subito la presenza italiana fu qui, nello studio parigino, importante e mi piace ricordare la figura di un grande studioso della mia terra, di Padova, Marsilio da Padova che qui alla Sorbona fu professore e anche Rettore. A lui dobbiamo una coerente e rigorosa dottrina dello Stato e della sua autonomia. Da molti considerato profeta dei tempi moderni, precursore di quasi tutte le più significative concezioni politiche che hanno segnato il pensiero europeo: da Machiavelli e la tensione tra morale e politica, allo Stato onnipotente di Hobbes, alla separazione dei poteri di Montesquieu.


Il confronto e il rinnovato incontro tra cultura italiana e Francia si ripropone quest’anno nel segno e nel nome di Leonardo da Vinci straordinario intellettuale, artista e scienziato di cui celebriamo il cinquecentesimo anniversario della morte. Ma quest’anno ricorre anche il cinquecentesimo anniversario della nascita di una donna, italiana, che ha segnato più di ogni altra la storia di Francia: Caterina de’ Medici. Nipote di Lorenzo il Magnifico, giovanissima fu ospite dello zio papa Clemente VII nel Palazzo di famiglia: il Palazzo che oggi è la sede del Senato della Repubblica italiana. Seppe conquistare l’affetto del suocero Francesco I, proprio colui che aveva accolto Leonardo ad Amboise: il Rinascimento che andava chiudendo i suoi anni migliori in Italia trovava in Francia nella corte di Francesco nuovo impulso e splendore. Lo splendore delle regge, dei castelli, che racchiudono tesori dei migliori artisti del Rinascimento italiano. Ma a Caterina toccò vivere tempi straordinariamente complessi della storia francese ed europea. Le ragioni della politica, la durezza della politica, le cui regole erano divenute con i suoi conterranei Machiavelli e Guicciardini oggetto di scienza, condussero Caterina a scelte complesse, anche terribili.


Da reggente, e comunque a fianco dei figli, per trent’anni Caterina tenne le redini del regno in uno dei periodi più tragici e travagliati della storia francese. In un Paese lacerato dai conflitti religiosi, minacciato nella sua stessa integrità territoriale, riuscì a mantenere salda nonostante tutto l’autorità reale. Una nuova donna venuta dall’Italia ebbe nel secolo seguente un ruolo cruciale nella monarchia francese: Maria de’ Medici. Di nuovo una Medici sul trono della più antica monarchia d’Europa a fianco di Enrico IV. Di nuovo un momento complesso nella storia francese vede un’italiana protagonista della sua vita politica. Una letteratura sterminata ne racconta le vicende. Di nuovo con lei artisti, intellettuali italiani segnano la vita della corte di Francia. Come scrive Marc Fumaroli lei è protagonista di un mecenatismo artistico che ha “ampiamente contribuito a far rientrare la Francia, dopo mezzo secolo di guerra civile ed iconoclastia protestante, nel concerto delle arti europee.” Di questo sicuramente almeno occorre renderle merito. E mi piace ricordare che a lei dobbiamo la costruzione quale sua residenza nel centro di Parigi di quel meraviglioso Palazzo, il Lussemburgo, che oggi è la sede del Senato, pensato con il suo giardino sul modello di Palazzo Pitti.


Il Senato di Roma e il Senato di Parigi, tutti e due ospitati in palazzi fiorentini. Il segno visibile di un rapporto profondo, carico di memorie, di una storia comune che lega i nostri due Paesi. Una storia che nella stagione dell’Illuminismo vede uno scambio sollecitante e fecondo tra intellettuali italiani e francesi. Sono i fermenti dell’Illuminismo francese a risvegliare e a riportare all’impegno politico tanti intellettuali italiani, da Verri a Beccaria a Milano ad Antonio Genovesi a Gaetano Filangeri a Napoli. Nell’opera di Rousseau poi emerge un sentimento nuovo: la volontà di azione della collettività (come ha scritto un grande storico italiano, Federico Chabod), volontà di essere nazione. Con le imprese napoleoniche e le Repubbliche giacobine, in Italia il sentimento nazionale cessa di essere un puro ricordo storico per trasformarsi in sentimento, in norma di vita per il futuro; allo stesso modo la libertà da mito del tempo antico diviene un obiettivo, la nazione diventa patria.


È questa la grande novità che scaturisce dall’età della Rivoluzione francese e che risveglia i cuori di tanti italiani:


Amour, sacré de la patrie


recita la penultima strofe della Marsigliese.
Questo concetto ripete con parole bellissime il nostro Ugo Foscolo nella chiusa dei Sepolcri:


ove fia santo e lagrimato il sangue
per la patria versato.


Patria, sacra; e santo è il sangue versato per essa. Così parlano i martiri del nostro Risorgimento, che combattono per l’indipendenza, la libertà e l’unità della patria. E il sangue versato a Solferino è un altro pegno e sigillo nella storia della vicinanza dei nostri due Paesi. Come ha scritto un mio illustre predecessore, Presidente del Senato e grande storico dell’età contemporanea Giovanni Spadolini “la Francia, esportando in Italia l’idea di nazione, ha permesso la nascita di un sentimento politico unitario”. In quegli anni la Francia diviene terra di esilio per tanti nostri patrioti e intellettuali. La Costituzione repubblicana del 1792 è per tanti versi un modello. Le rivoluzioni parigine del 1830 e del 1848 saranno l’ispirazione dei movimenti democratici italiani di cui Giuseppe Mazzini è il protagonista.


Ed è la nuova Francia repubblicana di Léon Gambetta, nel momento della crisi tragica del 1870, che vede al suo fianco la spada di Garibaldi e il soccorso di tanti volontari italiani a Digione. In seguito, di nuovo in un momento buio della storia italiana, la Francia repubblicana tornerà ad accogliere esuli italiani, i quali in nome degli ideali di giustizia e di libertà, rifiutarono l’ottenebramento della dittatura fascista con le sue leggi nate dalla paura e dalla violenza. “Illuminismo” si intitola l’editoriale con il quale Piero Gobetti apre la sua rivista politica e culturale “Il Baretti” alla fine del 1924. Gobetti muore in esilio in Francia, due anni dopo a causa delle violenze subite in patria, come Giovanni Amendola; così come, in terra di Francia, caddero i fratelli Rosselli, vittime di una cieca violenza squadrista.


Come efficacemente disse ancora Giovanni Spadolini in un discorso pronunciato qui a Parigi, all’Institut de France, il 17 maggio del 1989, questa è “un’Italia che piangerà all’annuncio della dichiarazione di guerra di Mussolini contro l’agonizzante Repubblica francese. Questa Italia dentro e fuori i confini della patria, è l’Italia del Risorgimento, l’Italia che ha coltivato quelle idee che si realizzeranno pienamente e interamente solo dopo la guerra, negli anni dal 1946 al 1948: la repubblica e la democrazia”. Vorrei concludere il mio intervento ringraziando nuovamente il Professor Pécout e i docenti presenti per l’invito in questo prestigioso ateneo, che si appresta a dedicare all’Italia il prossimo anno accademico, e mi rivolgo con sincero affetto agli studenti della Sorbona, tra i quali so che ci sono anche molti giovani italiani, che quest’anno avranno un motivo in più di orgoglio per dare il meglio di sé. Auguro a voi tutti di proseguire il vostro percorso di studi con curiosità, passione e rigore e di completare la vostra formazione, secondo quella libertà della scienza, della ricerca e della cultura, che è principio così chiaramente inscritto nelle nostre Costituzioni. Consapevoli di essere noi tutti, amici della Sorbona, figli della stessa Europa e della stessa civiltà.


Tags:

Lascia una recensione

avatar
  Subscribe  
Notificami
error:
WhatsApp chat

Consigliati

Let’s face it, no look is really complete without the right finishes. Not to the best of standards, anyway (just tellin’ it like it is, babe). Upgrading your shoe game. Platforms, stilettos, wedges, mules, boots—stretch those legs next time you head out, then rock sliders, sneakers, and flats when it’s time to chill.