Eurodeputati tra spese pazze e stipendi da capogiro

Bruxelles è la landa felice dei politici. Per loro il rendiconto non esiste. Quaranta i milioni stanziati per mantenerli, 108 quelli spesi. Che fine fa il fiume di denaro? Impossibile saperlo, visto che l’Europa non è chiamata a darne contezza


Articolo scritto il 05/12/18 e aggiornato il 12/06/19


Dimenticate i commissari (apparentemente) ligi al dovere alla Moscovici. In Europa l’allergia alle regole è conclamata. Ne sia prova la gestione di finanze elargite con larghezza di mano dagli Stati membri (tra cui la stessa Italia) che poi fanno una fine non proprio “ortodossa”. Per foraggiare gli eurodeputati (che dopo l’uscita della Gran Bretagna passeranno da 751 a 705), l’organismo auto-legittimato destina 40 milioni di euro l’anno. Eppure si spendono più di 108 milioni. Che fine fa il fiume di denaro e, soprattutto, da quali righe di bilancio viene reperita la somma necessaria? Impossibile saperlo. I politici di Bruxelles, a differenza di tutti gli altri, non sono chiamati a fornire rendiconti, cioè dettagli delle spese sostenute. L’Europa fornisce loro anche un super budget per pagarsi dipendenti e uffici ma, nei fatti, i locali sono invisibili (o inesistenti).


Il quadro allarmante emerge da Eu Observer, che ha passato al setaccio stipendi, indennità e rimborsi vari, per giungere alla conclusione che i soldi che gli Stati affidano all’Europa siano “spesi male“. Almeno per quello che riguarda i deputati. Ognuno di loro percepisce una paga mensile di 8.484 euro, cui si aggiunge l’indennità di spese generali (Gea) di 4.342 euro. La cifra tocca i 13mila euro al mese ma non è abbastanza. Ecco allora l’indennità giornaliera per le “spese personali durante le sessioni” che è di 307 euro al giorno. L’ultimo giorno di lavoro nell’ambito dei consessi europei, è inoltre rigorosamente tax-free. E i dipendenti dei deputati, cioè segretari, portaborse e collaboratori vari? Anche se non vengono assunti (vista la mancanza di rendiconti non è possibile averne riscontro) il deputato – che calcoli alla mano percepisce un minimo annuo di 153.912 euro, al netto di rimborsi e indennità) usufruisce comunque del generoso budget che può toccare i 24.164 euro.


In teoria la Gea dovrebbe essere destinata a “coprire il costo degli uffici nazionali dei deputati”. Eu Observer ha svolto un analisi dettagliata che ha riguardato i 28 stati membri e i relativi deputati. Solo in 42 casi hanno riscontrato il pagamento di un affitto atto a sostenere il costo di un ufficio. In ben 249 casi i deputati hanno dichiarato di non possedere uffici, oppure si sono rifiutati di rivelare i loro indirizzi. Solo 53, sul totale degli interpellati, si sono dichiarati disponibili a condividere i loro documenti sulla spesa pubblica. Alla faccia della conclamata trasparenza dell’Europa. “Il Parlamento Europeo – afferma il team di indagine di Eu Observernon controlla l’uso delle spese e i pagamenti. Non c’è alcuna documentazione disponibile sulle modalità di finanziamento. L’esistenza di uffici nazionali riconducibili ai deputati, inoltre, non è monitorata dal parlamento. Tutti aspetti che sembrano contraddire – concludono gli interessati – il fatto che i deputati debbano colmare il divario tra Bruxelles e i cittadini europei”.


In Polonia i deputati “peggiori”. I polacchi sono i principali destinatari dei fondi strutturali europei. Pur definendosi in linea teorica euroscettici, per gli anni che vanno dal 2014 al 2020 hanno incassato 82,4 miliardi. Con gli eurodeputati non va meglio. Nessuno tra la larghissima rappresentanza polacca costituita da 51 politici, ha voluto rispondere a domande inerenti le spese sostenute con le laute prebende di Bruxelles. Si tratta, insomma, di una questione assai spinosa per l’Europa. E mentre ricercatori come Nick Aiossa (UE officer di Transparency International) e Wouter Lupi (Università di Lugano) parlano di “gestione paradossale” per un organismo che vuole insinuarsi a tutti i costi nei bilanci degli Stati, la questione è approdata alla Corte europea di Giustizia. Qui l’ha portata un team internazionale formato da 29 giornalisti, ma l’istanza è, per il momento, congelata, nel senso che la Corte non ha minimamente inteso lavorarci su.


E gli eurodeputati italiani? Messi da parte i lauti guadagni, sono cresciuti di numero. Dopo le elezioni del 26 maggio, come pronosticato da European election stats e come confermato dalla Provincia di Trento, è aumentato il contingente degli europarlamentari italiani, in particolare quelli in quota Lega e M5S. Il dibattito interno al parlamento europeo (solo di questo si tratta visto che gli organismi europei non hanno potere legislativo) è inoltre portato avanti da partiti che in Italia sono rappresentati da una esigua minoranza, come Conservatori e riformisti, Direzione Italia o Possibile. Una rappresentanza che rimane, tuttavia, eterogenea, e a cui forse è da attribuire l’uscita faticosissima dalle logiche legate all’Europa e all’Euro.


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RitaAndrea Sacco Recent comment authors
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Andrea Sacco
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Andrea Sacco

Assurdo che i deputati di partiti che non si sentono nemmeno nominare guadagnano cifre così. Anche per gli altri non va meglio. Poi in Europa sparano sentenze per i conti degli altri. Tutti e 750 a casa, abbiamo già i nostri di sprechi non serve finanziare pure quelli degli altri!!! (〒︿〒)

Rita
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Rita

Ciao Andrea l di la dei partiti mai sentiti a me fa ridere che poi si parla tanto di semplificazione. Ma semplificare che se poi siamo circondati da politici, sottosegretari, portaborse, sigle sindacali, ordini e organismi a mai finire? Le sforbiciate serie e qui che vanno fatte altro che tasse per i cittadini adesso pure sui veicoli inquinannti. Pensano che ai piani alti ci sono troppi intoccabili. Meglio toccare qualcuno che rischiare quello che sta succedendo in Francia.

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