Gunter Pauli, l’uomo del fare ambientale: “Greta e Agenda 2030? Parlare non basta”

Intervista all’ideatore della Blue Economy e di Zeri. Tra i firmatari del protocollo di Kyoto, ci ha spiegato perché l’attuale approccio verso l’ambiente è fallimentare. E perché anche Nazioni Unite e giovani svedesi sbagliano


Sopra, l’economista Gunter Pauli ritratto dal fotografo Nicola Tröhler.


Avere uno scambio di battute con Gunter Pauli, ideatore della Blue Econonomy e del progetto Zeri ( Zero Emissions Research and Initiatives), mette davanti a una verità lampante: il sistema capitalista che guarda allo spreco e all’impoverimento di massa, alla distruzione di natura e materie prime piuttosto che alla loro conservazione, ci ha completamente assorbito. Me ne accorgo a intervista conclusa, quando ho compreso che l’economista belga aveva, con poche battute, scompaginato tutto quello che avevo impostato. Dimostrando, con un approccio semplice ma significativo, che chiudersi in determinati sistemi (soprattutto quando questi hanno dimostrato i loro limiti) sia spesso fallimentare.


E allora si capisce perché il professore belga sia stato tra gli ideatori di documenti che dovevano cambiare il pianeta come il Protocollo di Kyoto, anche se non è (ancora) successo a causa degli egoismi dei governi. Pauli non è solo un teorico e un docente che investe la maggior parte del suo tempo a formare chi insegna alle nuove generazioni, per le quali ha ideato persino favole e giochi; è un uomo del fare, delle iniziative concrete, e per questo è critico verso fenomeni sociali alla Greta, o verso iniziative che “dettano scadenze” senza mostrare soluzioni come Agenda 2030. Lo ringraziamo per la disponibilità e per la grande opportunità che ci ha dato.


Cosa manca al sistema attuale per attuare la Blue economy?
Non conosciamo tutte le incredibili opportunità che potremmo avere. Finché saremo impegnati nell’analisi del problema, ci sfuggirà tutto il portfolio di opportunità. Questo è il più grande campanello d’allarme di sempre!


Nell’Oceano Pacifico si trova una discarica di plastica tre volte più grande della Francia. Come si risolvono problemi del genere? Non parlo solo di ridurre la produzione, ma di porre rimedio al danno creato.
I danni possono essere riparati solo se troviamo un modello di business che genera valore. Finché non c’è valore, qualcuno deve coprire il costo. E per le materie plastiche, con i milioni di tonnellate, il costo è così alto che nessuno è pronto ad assumersi la responsabilità. Quindi dobbiamo cambiare il modello. Non si tratta di pulire, ma di cambiare quello che si ha. Le materie plastiche sono mischiate, impossibili da separare. Quindi il modello è quello di trasformare le materie plastiche in carburante. La gente paga per il carburante, e questo ci permette di iniziare a raccogliere. Il carburante deve essere fatto ad alta temperatura, poiché ci sono molti additivi che non conosciamo perché l’industria non li rivela. I residui formano un olio che dobbiamo distillare.


Lei è un vero esperto di ambiente. Cosa pensa del lavoro di divulgazione di Greta Thunberg? 
I giovani offrono sempre un nuovo sguardo sulla stessa realtà. E ‘quello che facevano gli hippy negli anni ’60. Ma la chiave non è solo divulgazione e mobilitazione, protesta e sciopero. Dobbiamo iniziare con qualcosa di concreto, come cambiare quello che facciamo. A Bruxelles di giovedì i bambini non vanno a scuola per protestare contro l’inerzia dei responsabili politici. E quel giorno…i fast food fanno il fatturato più alto! Non capisco.


Ci sono dei punti di contatto tra la sua attività e i principi esposti in Agenda 2030? 
La chiave è che io discuto e agisco cambiando il modello di business, non fisso solo ordini del giorno. Questa è una grande differenza.


In che modo si possono diminuire realmente le emissioni? 
Quando decidiamo di puntare a zero incidenti mortali nella direzione di fabbrica, il personale si impegna a ottenere zero incidenti. Quando la concorrenza è stringente e il problema è la qualità, la gestione e il personale si impegnano per zero difetti o qualità totale. Quindi è tempo di impegnarsi per zero sprechi e zero emissioni. Si imposta un obiettivo si può raggiungere solo l’obiettivo 😉


Capita spesso di sentire dire che le persone devono cambiare abitudini per ridurre l’impatto ambientale. Meno rifiuti, meno carne, buone pratiche. Ma come richiamare i governi e le aziende ai loro doveri? 
I governi e le imprese possono contribuire davvero solo se viene cambiato il modello di business. Finché miriamo a produrre sempre di più gli stessi prodotti, e miriamo a prezzi sempre più bassi, sarà impossibile dare un contributo reale come impresa.


Cosa farà nei prossimi mesi? 
Passo la maggior parte del mio tempo a lavorare con gli insegnanti. Faccio formazione ai docenti per fare capire loro come ispirare i bambini. Non perdiamo tempo nelle proteste e negli scioperi, ma insegniamo a tutta la famiglia a fare la differenza ora.


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