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Da prima gli italiani a prima l’Italia. Ecco spiegata la mossa di Salvini

Gli italiani per il ministro dell’Interno e per l’esecutivo giallo-verde non vengono prima dell’Africa in volata economica. Lo dimostrano almeno tre cose


Articolo scritto il 22/05 e aggiornato il 24/05


Che gli italiani per Salvini e per l’esecutivo giallo-verde non vengano prima dell’Africa in volata economica, si è ormai capito, e per almeno tre ordini di ragioni. La prima è che il governo di Conte ha di recente stanziato tre milioni per aiutare gli africani a chiudere i loro porti, con tutte le conseguenze del caso. Di sicuro la cifra a sei zeri avrebbe fatto comodo allo sviluppo dell’Italia che continua a essere assente, e invece è andata a ingrassare la mole di denaro già stanziata dal governo Gentiloni e quella che ha rimpinguato il già ricco Ghana. Col passato, dunque, non solo non c’è rottura, ma addirittura continuità.


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La seconda è che l’Italia continua ad investire nello sviluppo dell’Africa e nella propria depressione. Lo confermano iniziative molto partecipate dal Belpaese come Project Qatar, ma anche la scelta dell’Abi (associazione bancaria italiana) di stanziare ben nove miliardi per chi decide di investire negli Emirati. Il terzo, ma non ultimo motivo, è che i porti italiani nonostante le promesse non sono chiusi. In più, anzi, sono aperti gli aeroporti, ed è avviata la farsa dei corridoi umanitari che riguardano Paesi in cui i conflitti non esistono, si mettano l’anima in pace gli ideatori (è proprio il caso di dirlo) dei servizi dei tg.



Insomma quel “prima gli italiani”, dopo quanto appena esposto e da Casal Bruciato in poi, si era fatto un po’ pesante se si considera che le responsabilità in tema di migranti e migrazioni sono del ministro dell’Interno. Lo scaricabarile (su Procure e Comuni, sui passati governi o sugli alleati di governo), va bene fino alla curva, e in ogni caso finché gli italiani non si svegliano dal letargo ideologico cui sono stati indotti. Salvini ci ha abituato ai cambi di idee e di casacche, ma forse tradire la fiducia di chi ha creduto potesse passare da lui un cambiamento che può avvenire solo con l’uscita dall’Ue e dall’Europa, è la cosa più grave che ha fatto.


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Indubbiamente, quella più irrimediabile, soprattutto se si pensa ai propositi di investire in Africa lasciando indietro l’Italia che ha ribadito proprio ieri nel corso di un collegamento con la trasmissione Carta Bianca. “Prima l’Italia”, insomma, è frase molto più leggera e meno impegnativa. Il baricentro si sposta dal benessere degli abitanti naturali del Belpaese (quelli che sono qui da generazioni e si vedono sfilare la loro terra dai piedi) a quello di chiunque si trovi su suolo italiano. Oppure, l’Italia viene “prima”, ma non è chiaro se per la ripresa o per la decrescita felice voluta dall’Europa e facilitata da chi di uscita non vuole più sentire parlare. E il motivo, anche qui, c’è.


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