Ora parlano i Gilet Gialli

Il movimento cittadino al 27esimo sabato di mobilitazione: “Non aspetteremo il 2022 e non saremo soddisfatti finché la Francia non giungerà ad un ampio piano di riforma nazionale”

Ammaccati ma non distrutti anzi, più rinvigoriti di prima. I Gilet gialli hanno incassato in questi mesi pestaggi, ostruzionismo, persino lutti. Ma i manganelli, le flashballs e le armi delle (spesso violente) forze dell’Ordine di Macron non li hanno scalfiti. Hanno visto bruciare il simbolo della Cristianità francese, la cattedrale di Notre Dame, e sono andati avanti a maggior ragione. Hanno sentito nuovi fiumi di promesse da un lato e assistito alla volontà di non cambiare nulla dall’altro.


Per loro è il 27esimo sabato di protesta in piazza, mentre i cugini italiani – disoccupati, umiliati, impoveriti, derisi, raggirati – rimangono comodamente attaccati a smartphone e tastiere – dove sfogano idealmente il loro dissenso – o accovacciati su poltrone e divani. E mentre milioni di abitanti del Belpaese continuano a credere alle promesse di governi in fin dei conti uguali tra loro (cambiano gli attori, ma non la regia), milioni di francesi in queste ore stanno gridando il loro dissenso verso l’Europa e la politica portata avanti dal “democratico” Macron. Proprio di ieri, la comunicazione in cui il movimento ha annunciato che la mobilitazione continuerà finché non si giungerà a un “cambiamento reale“. La riportiamo di seguito.


“Abbiamo tutti sofferto in silenzio, nell’attesa che i governi cambiassero. Ma gli argomenti del governo, i suoi metodi, le sue promesse, i suoi discorsi, ormai hanno perso significato. Non ci si può fidare. Hanno abusato troppo. Questo non vuol dire che noi siamo anti-sistema, ma che siamo semplicemente lucidi. Speriamo in una svolta. Alcuni dicono che dovremmo “accontentarci delle fortune che abbiamo rispetto ad altri paesi”. E perché non: “scegliere tra la peste e il colera”? No, quello che succede altrove non può essere utilizzato come riferimento in un mondo che vuole tirare tutto giù. E no, non saremo soddisfatti di vedere tutto intorno a noi la decostruzione di salute, istruzione, sociale, occupazione, ambiente, giustizia, della libertà…le nostre industrie, le nostre tecnologie, i nostri servizi pubblici, il nostro trasporto, i nostri prodotti locali, la nostra terra svenduta agli investitori, smembrata davanti ai nostri occhi. 


Non saremo soddisfatti di essere avvelenati, essendo sopraffatti da prodotti confezionati e inquinati, per i quali ci dovremmo sentire in colpa e responsabili. Secondo loro, l’ecologia dovrebbe autoregolarsi. Per loro si dovrebbe fare il cambiamento con una prova di forza tra domanda e offerta, pregando che lo sforzo sia collettivo e puntando il dito su chi ha risorse limitate e non ha altra scelta. Nel frattempo, si firmano i trattati di libero scambio come vendetta e in totale indifferenza dei produttori locali che si trovano spinti a fare un cazzo – non usiamo mezzi termini – per mantenere il loro business a galla, e i nostri agricoltori si suicidano; i nostri agricoltori in debito, perdono tutto. 


Non saremo soddisfatti di qualsiasi misura urgente per tutta la nostra società messa in moto gli affari, anche in un momento in cui il nostro pianeta e il nostro ecosistema è in pericolo. Siamo molto consapevoli del fatto che tutti i nostri problemi di oggi, il volto pallido della violenza, il caos e la paura che seguono alle proteste, non sono nulla rispetto a quello che ci attende con il riscaldamento globale. Gli scienziati non sanno come dire la loro. Il pianto disperato dei nostri figli è nelle strade. Nel frattempo, le promesse fatte all’inizio sui poveri sono già cadute. Tamponi di cotone e posate usa e getta: un dibattito simile va avanti da 4 anni. Avete mai notato come la politica passa la palla a chi deve interferire di mandato in mandato?


Non saremo soddisfatti fino a quando le alternative, le soluzioni, non verranno implementate in un sistema più equo, e subito dopo in un ampio piano di riforma nazionale, con servizi reali e transizioni coraggiose. Non saremo soddisfatti finché l’80% della popolazione, volendo pensare in intelligenza collettiva, non avrà la possibilità di riformare il proprio paese: questa immensa capacità intellettuale comodamente supera questo mondo piccolo e caratteristico in cui finora è stata l’incapacità a cambiare veramente le cose. Chiediamo scusa per non voler aspettare fino al 2022: abbiamo un pianeta da salvare e un futuro per i nostri figli da assicurare.


Il conducente del camion e la tata, il contadino e il commerciante, la cassiera e l’economista, il medico o l’infermiere e il giovane in città o altrove, cui è stato promesso un futuro pari a zero, il fornaio e il meccanico e molti altri, imprenditori, dirigenti, direttori di banca…qualsiasi profilo, caratteri molto diversi, a volte opposte tendenze politiche, vari ambienti sociali …c’è di più in ballo, e il dibattito deve trasformare la società in profondità. Svegliamoci presto umanisti, liberi pensatori: c’è qualcuno spinto dal buon senso a dire STOP! A poco a poco la Francia si sveglia e va ad accrescere le nostre fila. 1400 artisti hanno finalmente portato il loro sostegno pubblicamente, dichiarando a gran voce di essere stati ingannati. A poco a poco, tutta la società si sta svegliando. Siate orgogliosi di essere giubbotti gialli!


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Let’s face it, no look is really complete without the right finishes. Not to the best of standards, anyway (just tellin’ it like it is, babe). Upgrading your shoe game. Platforms, stilettos, wedges, mules, boots—stretch those legs next time you head out, then rock sliders, sneakers, and flats when it’s time to chill.