Maduro raccoglie a sé le Fanb e risponde al tentato colpo di Stato di Guaidò

Il presidente della Repubblica Bolivariana: “Chi vuole arrivare a Miraflores deve essere regolarmente eletto”. La marcia militare e l’incontro con i comandanti della milizia nazionale, che hanno rinnovato la loro fedeltà all’esecutivo

Il bilancio del colpo di Stato tentato da Juan Guaidò, diretta espressione degli interessi capitalistici degli Stati Uniti in Venezuela, è già amaro. Gli scontri tra l’esercito regolare e i disertori armati, hanno già portato a due morti. Eppure Guaidò continua, dall’alto di uno scranno inesistente, a reclamare diritti nei riguardi del posto più alto a Miraflores.


Sette motivi per cui Maduro può (e deve) governare


Pretese che, tuttavia, non hanno fatto arretrare di un millimetro il presidente della Repubblica Bolivariana Nicolas Maduro e i comandanti delle Fanb, che hanno rinnovato in varie occasioni negli ultimi due giorni l’adesione completa ai dettami costituzionali. Gli stessi che affermano che la nomina del presidente possa avvenire solo a seguito di regolari elezioni (come fu per l’esecutivo Maduro) e che questi può essere deposto solo a seguito di circostanze straordinarie (dimissioni, licenziamento, invalidità, abbandono dell’ufficio, assenza assoluta, come da articolo 233).


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Nonostante le evidenze, Guaidò lo scorso febbraio ha giurato come “incaricato”, auto-proclamandosi presidente della Repubblica. Per fare un parallelismo, è come se Zingaretti si svegliasse e dicesse che il presidente del Consiglio è lui, o come se Berlusconi reclamasse diritti sul posto di Mattarella in Quirinale. Maduro, intanto, forte del seguito popolare, non le manda a dire al “traditore” Guaidò: “L’Impero e i suoi lacchè – ha detto – non capiscono che la coscienza, la volontà, il coraggio del popolo eroico di Bolivar e Chávez rendono il Venezuela una patria inoppugnabile. Ogni tentativo di seminare la violenza sarà sconfitto”.


Il 4 e il 5 maggio, inoltre, avrà luogo il Congresso Bolivariano dei popoli. L’obiettivo è raccogliere vertici e attivisti socialisti e fare quadrato – di concerto con la cittadinanza che sta mostrando continuo sostegno al governo eletto scendendo in piazza – attorno a Maduro, per giungere a un piano di governo condiviso che possa frenare le pretese di Guaidò e degli Stati esteri interessati alle risorse venezuelane.


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