Tramonto Facebook, azionisti contro il Ceo. E Mosca vuole i dati dei russi

Zuckerberg ha nove mesi di tempo per mettersi in linea con le regole imposte dalla Federazione. Gli azionisti intanto propongono il suo ritiro

Tempi duri per il fondatore e Ceo di Facebook. Messo a fatica in sordina lo scandalo legato a Cambridge Analytica (società di consulenza britannica che ha beneficiato dei dati sottratti a 87 milioni di utenti), adesso a chiedere la testa di Mark Zuckerberg sono gli azionisti che insieme detengono il quaranta per cento delle quote. Il 60 per cento del rampollo sarebbe un unicum: stando a quanto rilevato dal cda nelle omologhe Twitter, Google, Oracle e Microsoft i piani sarebbero “più bilanciati”. Per questo e per altri motivi hanno chiesto la rimozione di Zuckerberg dalla carica di capo del consiglio di amministrazione.


“Pericoli per la sicurezza”

Il fatto di detenere il 60 per cento di voto, secondo il consiglio di amministrazione esporrebbe infatti il social a eccessive influenze dei governi, senza contare che effettuerebbe diverse violazioni nei riguardi degli utenti. Nel bando pubblicato dalla Commissione Sicurezza degli Stati Uniti, gli azionisti hanno dunque proposto un “presidente indipendente”, anche in vista dei “pericoli per la sicurezza nazionale per la cessione di dati a produttori di dispositivi come Huawei”, azienda che vanta legami con il Ceo tutti da chiarire, date le possibili vicinanze con la consorte cinese di Zeckerberg Priscilla Chan.


Mosca chiede il rientro dei dati

Il capo del Servizio federale di vigilanza con delega alle Telecomunicazioni Alessandro Zharov ha riferito che Facebook e Twitter hanno nove mesi di tempo per localizzare i dati personali degli utenti e per farli rientrare nella Federazione Russa, altrimenti sarà disposto il blocco dei servizi. Lo rende noto l’agenzia di stampa Interfax. “Abbiamo dato tempo alle aziende di soddisfare i requisiti della nostra legislazione – ha detto ai giornalisti martedì – e del resto la Corte si è espressa e le società sono state già multate”


Le inadempienze passate

Sia Facebook che Twitter si sono già rifiutati di fornire informazioni sulla localizzazione dei dati personali degli utenti russi. Una inadempienza che non ha fatto altro che inasprire un clima già teso, tanto che il giudice Taganskogo ha disposto nei loro riguardi una multa da diversi rubli. Gli sviluppi decisivi, tuttavia, si avranno solo a decorrere dai prossimi mesi.


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