Assange sì e gli altri no. E i diritti stanno a guardare

Il fondatore di Wikileaks arrestato in violazione della Convezione sui rifugiati (testo). Eppure le “fughe” di informazioni vengono spesso tollerate, anche quando fanno danni anziché denunciare il marcio

Julian Assange, il giornalista fondatore di Wikileaks, è stato prelevato di forza ieri dall’ambasciata dell’Ecuador a Londra, dove è stato detenuto per sette lunghi anni. Non vedeva la luce da più di un lustro. Le sue condizioni di salute sono precarie da tempo, ed è bastato guardare i video dell’arresto per accorgersene. A testimoniarle da diverso tempo, l’amico e collega australiano John Pilger, che aveva ottenuto il permesso di dedicargli qualche visita annuale.


Com’è stato possibile che un rifugiato politico sia stato prelevato da un’ambasciata in violazione dell’articolo 33 della Convenzione sui rifugiati? Quella che afferma:


“Nessuno Stato contraente potrà espellere o respingere (refouler) – in nessun modo – un rifugiato verso le frontiere dei luoghi ove la sua vita o la sua libertà sarebbero minacciate a causa della sua razza, della sua religione, della sua nazionalità, della sua appartenenza ad una determinata categoria sociale o delle sue opinioni politiche”


Le autorità di mezzo pianeta sono passate bellamente su scandali come
Cambridge Analytica: i dati di 87 milioni di utenti Facebook sono finiti nelle mani della società di consulenza britannica che si occupava di combinare dati anche sensibili in vista delle tornate elettorali. Il Ceo del social Mark Zuckerberg da allora ha promesso politiche più attente agli utenti, e si può dire che così l’affare è stato liquidato al 90 per cento. Pensare che il giovane rampollo non ha fatto nulla di utile in tutto ciò, semmai ha violato i diritti legati alla Privacy di milioni di persone.


E’ la stessa cosa che fa continuamente Google, che ha a sua completa disposizione ogni sorta di dato e documento che conserviamo, sincronizzato da ogni nostro dispositivo. E tra gli utenti Google non ci sono solo persone per così dire “comuni”. Aspetti per cui il motore di ricerca è stato a più riprese denunciato, ma che non hanno mai creato scalpore. Pensare che servizi del genere sono manifestamente al soldo delle correnti politiche, ma la cosa è tollerata, accettata e – anzi – incentivata. Il pericolo subentra quando individui manifestamente liberi (percepiti come schegge impazzite) osano fare l’impensabile: sciogliersi dai cappi imposti e mantenere la schiena dritta. Quella che “colleghi” di tv, giornaloni e perfino siti cosiddetti indipendenti sono riusciti a piegare persino commentando il tragico arresto di Assange.


“E’ apparso ingrassato”. E’ un “pirata informatico” o “una spia russa”. Affermazioni che si commentano da sole e che certo non fanno onore a una categoria fatta per la maggior parte da inetti, ignoranti e invidiosi da cui ci dissociamo con frequenza ormai giornaliera che non si sognerebbero mai di fare quello che ha fatto Assange: fosse anche solo dire la verità o raccontare le cose come stanno. Meno male che le eccezioni alla regola non sono mancate e tanti sono stati gli ovvi attestati di stima e solidarietà.


Qual è la colpa di Assange? Aver diramato documenti classificati come riservati, che in molti casi coincidono semplicemente con quelli che si vogliono nascondere in quanto scomodi. Perché lo ha fatto? Per l’alto valore di documentazione che avevano e nell’interesse generale. E’ prassi comune del giornalismo: se un documento può aiutare a salvare vite, denunciare crimini, porre fine a un quadro di reati, si può rendere noto. Di più: si deve rendere noto. Semmai il reato sta nel non farlo, visto che in quel caso si configura l’omessa denuncia.


E’ accaduto a gennaio del 2016 in Camerun, dove tre giornalisti, Baba Wame, Rodrigue Ndeutchoua Tongue e Félix Cyriaque Ebolé Bola, sono finiti davanti alla corte marziale per “omessa denuncia”, ai sensi dell’articolo 107 del codice penale di quello Stato. I tre erano venuti a conoscenza di alcune fattispecie di reato e avevano provato ad avviare delle indagini, senza rendere note le fonti documentali. Le stesse che si erano rifiutati di mettere a disposizione delle autorità. Pensare che di mezzo c’erano vari crimini che riguardavano la Repubblica Centro-africana.


Di nuovo: cos’ha fatto Assange? Ha divulgato documenti e filmati video che tra le altre cose hanno documentato le brutture dell’esercito statunitense nel corso delle passate legislazioni. Tra le vittime del gioco al massacro dei soldati americani, anche un giornalista di Reuters, per il quale nessun organismo di categoria si è mai stracciato le vesti. Ha denunciato i collegamenti tra Hillary Clinton e lo jihadismo organizzato in Medio Oriente. “Una mail – ricorda Pilger – ha rivelato che quando era Segretario di Stato (Clinton) era al corrente del fatto che Arabia Saudita e Qatar fossero finanziati dallo Stato Islamico (l’Isis) ma ha accettato comunque enormi donazioni da entrambi i governi per la sua fondazione”.


La signora prometteva ai banchieri che se fosse stata eletta sarebbe stata “loro amica”. Assange, tolti gli isterismi su ipotetici favori alla Russia, ha evitato all’America una presidenza che senz’altro sarebbe stata deprecabile quanto (se non più) quelle che l’hanno preceduta. Come la presidenza Bush dell’11 settembre delle vittime sacrificate sull’altare dell’andamento dei mercati in comunanza con la famiglia di maxi-investitori Bin Laden ma (sorpresa!) oggi il signor George W.Bush junior è un vecchio signore rispettabile e rispettato.


Invece Assange è un giovane invecchiato dalla malattia e dalla detenzione forzata cui il sistema “democratico”, la democrazia a convenienza, lo ha condotto. Assange ha fatto il suo lavoro e nel migliore dei modi possibili, cioè rendendo note le fonti documentali. Se deve essere arrestato e detenuto, allora lo stesso deve valere per le decine di migliaia di giornalisti investigativi che ogni giorno svolgono la professione come faceva Julian prima che un’opera mirabile e universalmente riconosciuta fosse barbaramente interrotta. Giornalisti che esercitano il loro lavoro anche grazie a una mole massiccia di dati che un sistema all’avanguardia – Wikileaks – ha messo a loro disposizione.


E’ un qualcosa per cui dire grazie, non da criticare. Ogni giorno, studenti, docenti di giornalismo investigativo e gli stessi giornalisti imparano, insegnano o mettono in pratica quello che Assange ha fatto diventare prassi: scovare il marcio, sondarlo, archiviarlo e presentarlo alla gente. Decidere di punire, detenere, privare dei basilari diritti un uomo (che come ha ricordato Wikileak è anche un “figlio, padre e fratello” lontano dai propri affetti nel silenzio generale) è deprecabile oltre che vergognoso. Australia, Stati Uniti, Gran Bretagna, governi tutti. “Democrazie” occidentali e non: il mondo guarda fisso su di voi, senza tollerare crimini che farebbero superare il confine tra l’ovvia umanità e la bestiale disumanità.


Lascia una recensione

avatar
  Subscribe  
Notificami
error:
WhatsApp chat

Consigliati

Let’s face it, no look is really complete without the right finishes. Not to the best of standards, anyway (just tellin’ it like it is, babe). Upgrading your shoe game. Platforms, stilettos, wedges, mules, boots—stretch those legs next time you head out, then rock sliders, sneakers, and flats when it’s time to chill.