Se Bergoglio rigetta legge e giaculatorie

Il papa: “Non chiudetevi nelle strettoie del legalismo, non ripetete le preghiere”. Ma si può aderire “troppo” alla legalità ed è normale vietare ai fedeli la ripetizione?

Oggi, 07 aprile 2019: “Non state chiusi nelle strettoie del legalismo”


04 aprile 2019: “Anna, la madre di Samuele che, “in silenzio, balbetta a bassa voce, muove le labbra, e sta lì, pregando, pregando, pregando, balbettando davanti al Signore, al punto che il sacerdote è lì che la guardava da vicino, e pensava fosse ubriaca. La preghiera del pappagallo non va”.


20 febbraio 2019: “Non si può pregare come i pappagalli: o entri nel mistero, consapevole che Dio è tuo padre, o non preghi”.


2 gennaio 2019: La captatio benevolentiae che era la necessaria premessa di tante preghiere antiche: la divinità doveva essere in qualche modo ammansita da una lunga serie di lodi, anche di preghiera (…) I sacerdoti di Baal gridavano, ballavano e chiedevano tante cose perché il loro Dio li ascoltasse. (…) I pagani pensano che parlando, parlando parlando Dio ascolta, ma io penso a tanti cristiani che credono che pregare è parlare Dio come un pappagallo”.


Due temi diversi entrambi importanti si possono desumere da queste discutibili affermazioni di Bergoglio. Il primo emerge con più forza oggi, quando il papa ha richiamato i fedeli a non restare “chiusi nelle strettoie del legalismo”. Ma che cos’è il legalismo? Neologismo di fattura piuttosto recente, una definizione sul termine spiega che connoterebbe “l’atteggiamento o comportamento improntato a uno stretto ossequio della legalità”. Viene utilizzato anche in ambito teologico, dove denota un “eccessivo zelo” nell’osservare i precetti religiosi.


Linguisticamente, occorre osservare che i suffissi in “ismo” quando riferiti a fenomeni sociali hanno quasi sempre carattere negativo. Così è, per esempio, per omosessualismo, abusivismo, asianismo). “Legalismo” mutua infatti da “legalità”, cioè l’adesione ai precetti legali che garantisce una vita migliore ai componenti della comunità e che serve in ultima analisi a tutelare e proteggere i membri di quest’ultima. Esiste un eccesso di legalità? Se sì, in che modo si può aderire “troppo” alle leggi? La legge ammette fiscalità o malleabilità, oppure è paradossale parlare di elasticità dato che proprio l’applicazione letterale delle norme garantisce il funzionamento del sistema legato alla giurisprudenza? Può un Papa invitare i fedeli a ignorare le leggi, a liberarsi da quelle che lui definisce “strettoie”? Sembra piuttosto assurdo.


Così come è assurdo che un pontefice lavori alla destrutturazione delle preghiere censurando la ripetizione, quando sarebbe più ovvio che i suoi inviti siano concentrati sull’aggiungere e non sul togliere. Sarebbe naturale che Bergoglio invitasse i fedeli a cercare nuovi modi per pregare, che siano più in linea con il sentire personale. Potrebbe dire “pregate cantando” o “pregate insieme, con gli altri”, ma invece non fa che ripetere di continuo “non pregate a pappagallo”, “non pregate troppo” o “troppo ipocritamente”, tanto che la sua azione si è recentemente concentrata nella distruzione di alcuni gruppi di suore di clausura, com’è noto votate alla preghiera e al silenzio (neanche questo va bene a Bergoglio).

Leggi “Distruggere la Cristianità in 5 passaggi”


Tutto normale? Il compito del Papa è avvicinare i fedeli a Dio e alla preghiera o allontanarli? Il Papa è emanazione di Dio in terra o sempre più espressione di una Chiesa votata esclusivamente alla propaganda? Che poi la ripetizione, nelle preghiere come nella poesia e come in qualunque cosa si mandi giù a memoria, ha un duplice ruolo. Il primo, insito, è quello di ricordare. Il secondo, è quello di tramandare. Può un uomo che si è formato con la teologia e ha raggiunto il gradino più alto della vita religiosa ignorare un aspetto come questo? Che, cioè, pregare a memoria serve a scolpire nella mente e a lasciare alle nuove generazioni qualcosa che non ha prezzo e che non è fatto di materia, ma che a volte può servire più dei soldi, più di un oggetto?


Non si può dire a un fedele, a un uomo o a una donna, come deve pregare. C’è chi va a braccio ed è giusto, ma lo è altrettanto ripetere un Padre Nostro o un Credo, se è quello che si sente in quel momento. Non per questo si è necessariamente “pappagalli”. Dove siamo arrivati se qualcuno, fosse anche chi siede sullo scranno di Pietro, ci dice che non possiamo dire una preghiera, non possiamo dirla in silenzio o a voce alta, al buio o con la luce accesa? Del resto, un papa espressione di una lobby o di più di una, in una sorta di insegnamento al contrario non può che manifestarci l’importanza di un gesto semplice che, proprio per questo, è da preservare così com’è. Le preghiere, come la letteratura e come l’arte, sopravvivono al tempo. Imparandole, recitandole, insegnandole e scrivendole accresciamo lo spirito e lo solleviamo dalle contrarietà della vita e lasciamo un “pacchetto salvavita” pieno di cose buone a chi ci sta vicino e verrà dopo di noi. Ma questo, al papa della destrutturazione, non interessa.



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