Gay e trans non sono malati. Allora perché i loro farmaci sono a carico del SSN?

Terapie ormonali, triptorelina, sportelli privilegiati, stuoli di medici e psicologi. Se l’omosessualità è normale, a che serve tutto l’assistenzialismo che vanno mendicando partiti e associazioni di categoria?

Delle due l’una: o si torna a ragionare sul fatto che l’omosessualità sia una disfunzione e la si ricomincia a trattare come tale (fino a qualche decennio fa era inserita nell’Albo delle malattie mentali), oppure si mette definitivamente da parte tutto il vittimismo tipico della categoria e, conseguentemente, tutto l’intricato e costoso sistema di benefits per interventi chirurgici (anche di riassegnazione di sesso), terapie ormonali e simili.


Se si va reclamando l’uguaglianza, non bisogna guardare solo ai diritti degli etero, ma anche ai doveri. Alle donne vere, nessuno regala interventi estetici nel caso in cui vogliano darsi una ringiovanita o una rinfrescata. Alle donne il Servizio sanitario nazionale non regala i farmaci per rimediare ai fastidi del ciclo mestruale. Agli uomini che un bel giorno si svegliano sentendosi più di là che di qua, il SSN regala tranquillamente connotati nuovi, terapie ormonali, una fitta rete di assistenza.


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La sanità, insomma, per trans e gay funziona alla grande, si mettano l’anima in pace i genitori di bimbi con malattie rare che vanno reclamando sostegno a destra e a manca. Un sostegno che nella maggioranza dei casi non arriverà mai. Se ne facciano una ragione anche quelli che stanno in fila per ore negli ospedali o ai pronto soccorsi per carenze quasi irrimediabili, ma anche medici e infermieri che con fatica e poche risorse mandano avanti la sanità italiana. Se vogliamo smetterla di considerare l’omosessualità una malattia, dobbiamo smetterla (e presto), anche con l’assistenzialismo. Che, per inciso, anche in altri casi dovrebbe cessare di esistere.


Perché è insensato affannarsi a reclamare uguaglianza per poi mendicare triptorelina, ormoni, costose operazioni, corti di medici e psicologi del “gay è bello per forza” pagati dallo Stato e, in ultima analisi, dai contribuenti. Cioè da noi, dalle nostre tasse. Se l’omosessualità non è una malattia, non deve essere trattata come tale. Farmaci a questo punto superflui (le medicine servono ai malati, ergo se gli omosessuali non sono malati non hanno bisogno di medicine), sportelli privilegiati, associazioni di tutela, call-center specifici: un sistema inutile oltre che dannoso, che fa più ghetto che inclusione.


E allora, amici omosessuali, o vi inserite a tutti gli effetti nel mondo etero dove (sorpresa!) per la gente normale i privilegi non esistono, oppure fate marcia indietro. Prendendo coscienza, a quel punto, dei vostri problemi, della vostra necessità di sottoporvi a cure e di essere, in ultima analisi, portatori di una disfunzione. Perché le due cose, la normalità secondo natura cui vi richiamate e la presa a carico del Sistema sanitario nazionale, in nessun modo possono andare insieme. Delle due, l’una.


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Let’s face it, no look is really complete without the right finishes. Not to the best of standards, anyway (just tellin’ it like it is, babe). Upgrading your shoe game. Platforms, stilettos, wedges, mules, boots—stretch those legs next time you head out, then rock sliders, sneakers, and flats when it’s time to chill.