Bimbi indifesi, e quei legali che giustificano la pedofilia

“Mariano Acquaviva e le inquietanti affermazioni che sembrano scusare chi commette crimini contro i bimbi. Come possono un sito di ampia diffusione e l’Ordine degli avvocati tollerare un’opera divulgativa così ambigua?”

Mariano Acquaviva è un avvocato del Foro di Salerno che scrive sul sito laleggepertutti.it. Un prodotto digitale certamente utile, che ha il pregio di presentare e spiegare al grande pubblico quegli aspetti del Diritto che potrebbero rivelarsi di difficile comprensione. Nell’ambito di una pur mirabile opera, tuttavia, negli ultimi mesi ha pubblicato un articolo (rimandiamo al link nella consapevolezza che potrebbe essere modificato e sotto alleghiamo gli screen delle parti citate) che già nel catenaccio è controverso: “Che cos’è la pedofilia e quando è reato?”, quasi che esistessero casi in cui fosse la cosa più normale di questo mondo.
La disamina è lunga e articolata e, se è quasi strettamente correlata agli articoli del Codice penale quando si tratta di parlare di prostituzione minorile, nella prima parte è attraversata da affermazioni che non possono che allarmare il lettore, il legislatore e chiunque vi si imbatta: “Il pedofilo – scrive l’avvocato – non è altro che una persona attratta sessualmente da un bambino e, fintantoché non realizza concretamente questa attrazione, non potrà essere punito”.
Insomma “non è altro” che un uomo o una donna che sessualizza bimbi inconsapevoli “fintanto che” non arriva al punto di approfittarsene, ma che sarà mai uno shock in più e un bimbo sano in meno nella società putrescente che stiamo preparando? Basti guardare a un recentissimo caso di cronaca: quello dell’infermiera 35enne che dava ripetizione a un dodicenne delle medie e ne ha abusato. Un caso di pedofilia conclamata, che tv come Rainews24 articolano come “relazione”, lasciando intendere che ci fosse del consenziente oltre che del legittimo. Le denunce dei genitori, ovviamente, dicono l’esatto contrario.
Tornando ad Acquaviva, così prosegue sempre riferendosi al reato di pedofilia: “Ciò perché un individuo non può andare in carcere solamente per le sue tendenze: provare una perversione non è di per sé reato, ed è giusto che sia così (…) La differenza tra gli atti sessuali con minorenne e la violenza sessuale è chiara: in quest’ultimo reato manca il consenso della vittima ad avere un rapporto sessuale; nell’ipotesi di atti sessuali con minori, invece, la vittima è pienamente consenziente, solamente che la legge ritiene che si tratti di un consenso “immaturo”, che non mette in salvo colui che se ne giova“.
Insomma Acquaviva è convinto del fatto che “ci si giovi” della pedofilia, e che i reati con i minori siano sempre consenzienti. E’ chiaro che, con queste premesse, il reato di pedofilia si potrebbe affermare che quasi non esista. Parlando poi dei reati di pedopornografia, definiti “spettacoli” ed “esibizioni” e della catena che riguarda chi li produce e perfino commercializza per arrivare al fruitore di tale orribili momenti di sfruttamento di bimbi e minori, l’avvocato scrive che “Infine, all’ultimo gradino troviamo coloro che semplicemente assistono ad esibizioni o a spettacoli pedopornografici”.  Il termine “esibizione”, terribile, lascia intendere una consapevolezza che nella mente e nelle intenzioni di un povero o una povera bimba inconsapevoli non ci può essere, essendo la costruzione “cinematografica” appannaggio esclusivo della mente distorta dell’orco di turno.
E’ possibile che un avvocato – penalista per giunta – si esprima con termini come questi? Che accadrebbe a genitori che si rimettessero nelle sue mani perché il figlio o la figlia sono stati abusati visto che sembra che il legale ritenga che la pedofilia sia una preferenza sessuale? E’ possibile che un sito permetta la pubblicazione e diffusione di contenuti del genere che potrebbero far cadere in errore i malintenzionati, che scuserebbero con facilità le loro abominevoli condotte? Domande che giriamo allo stesso avvocato Acquaviva, alla Leggepertutti.it e all’Ordine degli avvocati per ottenere risposte, oltre all’ovvia modifica di contenuti assolutamente ambigui e dannosi”.




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