La “controinformazione” salverà l’informazione?

Cronache dall’Italia, anno 2019: il Paese è in ostaggio degli organismi di categoria e delle fonti ufficiali. Intanto l’Ue lancia i suoi ultimatum. Raggiungere la gente e “salvarla” è ancora possibile. Chi sono “i buoni” che combattono la guerra (immateriale) del nuovo millennio

C’è una guerra silenziosa che corre sottile sotto le nostre dita. E’ intorno a noi e miete vittime ogni istante, ma non ne vediamo gli effetti, almeno non nell’immediato. E’ la guerra immateriale e silenziosa legata all’informazione. La combattono tutti, non solo giornalisti e comunicatori liberi (assai pochi e sempre meno), ma anche i cittadini. Dalle “frange” popolari arrivano infatti i volontari, che rappresentano l’anima migliore dell’esercito pacifico votato al cambiamento. E’ una “fazione” che si avvale degli strumenti della rete, forte nelle tattiche da rimbalzo. E’ in grado di generare un tam-tam mediatico che può essere indirizzato o utilizzato, o che viene zittito se ritenuto troppo genuino e spontaneo. E’ una guerra senza sangue, ma assai cruenta: da qui passa il convincimento e la forma mentis delle fasce più esposte, da qui si decide che piega (economica, sociale, ecc.) prende il futuro comune.


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Gli imbavagliatori che gridano al bavaglio. Ogni lotta ha i suoi simboli. Quello degli imbavagliatori del sentire popolare, è diventato proprio il bavaglio. Lo sbandiera la lobby dell’informazione che si nasconde dietro blog anonimi, lo utilizzano i vecchi giganti della carta a cui piace spingere il meccanismo vendita/tiratura uscendo periodicamente con pagine bianche che diano l’idea di una contrapposizione alla politica che è, in realtà, inesistente. Anche all’Ordine dei giornalisti che suggerisce come scrivere e come parlare piacciono le azioni teatrali che hanno come protagonista un Carlo Verna imbavagliato. Della censura, insomma, si lamentano i censori. Così come la scoperta delle bufale è sempre più appannaggio dei fabbricatori di bufale. Chi grida contro le Fake news? L’Unione europea, che nei fatti finanzia tramite vari organismi la più imponente macchina di disinformazione mai esistita.


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I “debunker” e i finti fact-checking. Chi è in grado di spiegare cosa sia informazione e cosa non lo è? Nell’era digitale, l’arduo compito è demandato ai cosiddetti debunker, gli “scopritori” di bufale. Ma, come si è domandato Claudio Messora di Byoblu, “chi controlla i controllori?” E che succede se i “controllori” contano su lauti finanziamenti o su determinate vicinanze politiche? Quello che, già ora, è sotto gli occhi di tutti. E allora dietro una bufala “smontata” potrebbe nascondersi una verità scomoda, così come un “fact-checking” potrebbe essere fatto di sola fuffa o essere spiccatamente di parte anziché esaustivo. Quello operato da David Puente nell’ambito di un palese caso di diffamazione di cui abbiamo già scritto, è un buon esempio. Ma esiste un modo per difendersi?


I cinque alleati, la verifica e i “padroni”. A volte, per cavalcare il progresso, bisogna tornare indietro. Il (vecchio) giornalismo di stampo anglosassone ha consegnato a lettori e giornalisti le cinque regole della buona (e vera) informazione, che corrispondono alle principali domande che ci si pone in genere. Basta domandarsi “chi?”, “dove?” “come?”, “perché” e “quando?” per capire che, molto spesso, i fact-checker non rispondono a queste domande ma alla domanda interna aziendale, cioè alla linea editoriale di finanziatori/datori di lavoro. Strumento di compilazione che utilizzano è quello della “black-list”, la lista nera di siti “poco credibili” che, molto spesso, sono semplicemente siti liberi che offrono spunti molto più documentati dell’informazione ufficiale, ormai viziata alla base.


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I nuovi censori. La manipolazione dell’informazione passa dunque da strategie subdole, nascoste, ma anche da rattoppi vistosi. Facebook ha reso noto in questi giorni di stare lavorando proprio a una grossa pezza (o bavaglio, per tornare al discorso di partenza) che permetterà di coprire buona parte del dissenso che si manifesta in rete. E’ il caso dei cosiddetti “no-vax”, che saranno declassati a suon di cambiamenti delle condizioni di utilizzo, scenderanno in basso ai risultati e diventeranno, nei fatti, inesistenti nel momento in cui si cercheranno informazioni sui vaccini. Certamente, una battaglia persa dall’informazione libera e dal sentire popolare, ma la guerra principale è ancora in corso e tutta da giocare.


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La “controinformazione” che avanza. Non c’è da stupirsi se, in un clima desolante dal punto di vista dell’informazione, si stia affermando il lavoro di comunicatori e giornalisti slacciati dal mainstream e risoluti a guardare più alla luna che al dito che la indica. Un lavoro prezioso, costante, che ha ispirato la stessa nascita del sito che state leggendo e che tocca tematiche (come migranti e migrazioni o Euro ed Europa, solo per citarne due) che i media ufficiali si rifiutano di trattare in modi che non offendano l’intelligenza del lettore o telespettatore. Francesca Totolo (che abbiamo intervistato in questi giorni) è la “mamma” di diverse indagini sul malaffare legato alle Ong che i media ufficiali occupati a sciorinare servizi strappalacrime sui migranti si rifiutano di fare. scenarieconomici.it è il sito di contro-informazione economica dove si può leggere degli effetti dell’euro ma anche di una possibile uscita dalla moneta unica, argomenti quasi ovunque banditi o dimenticati persino dai teorici come Borghi e Bagnai. Silvana De Mari è il medico che ha in questi giorni spiegato gli effetti deleteri sull’organismo della pratica dell’utero in affitto. Solo per ricordare tre casi ma lista è (per fortuna) abbastanza lunga. Anche il lavoro di molti blog è degno di nota: Presa di coscienza è quello con il nome più incoraggiante: è quella che servirà, infatti, per uscire dagli anni horribili dell’informazione.


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