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Due milioni di firme raccolte nel giro di ventiquattro ore e un documento che invita gli Stati Uniti ad adottare politiche diverse nei riguardi del Venezuela. Mettendo fine ai focolai di guerra e all’accaparramento di risorse petrolifere e minerarie. Pratiche note, ma che la narrazione di Guaidò attribuisce, per assurdo, allo stesso Maduro, in una logica distorta che vorrebbe il Venezuela all’attacco di sé stesso. Maduro Moros non ci sta, e parla di “imperialismo” di matrice americana, e di una “comunanza di intenti“, con l’Unione europea.

Il dialogo con la stampa nazionale e internazionale
Nel fine settimana una nuova uscita mediatica di Maduro, che ha parlato dalla sala Simòn Bolivar del Palazzo presidenziale, alla presenza di più di sessanta tra media e agenzie nazionali e internazionali. Ha ribadito quanto espresso negli scorsi giorni nel corso dei festeggiamenti per il ventennale del governo Bolivariano. “Hanno fallito. Il nostro Paese è ora più determinato che mai a lottare per l’indipendenza, la dignità, per il diritto storico di esistere, per il diritto alla pace”, ha detto.

L’attacco (di Guaidò) alla Costituzione e alla sovranità
Il presidente del Venezuela ha anche parlato di sovranità nazionale: “Ci sono da considerare degli elementi chiave che sono concatenati: la democrazia, la libertà del popolo, la sovranità, l’integrità territoriale e il diritto alla pace. Elementi che sono oggetto di molestie e aggressioni. Si cerca di imporre, al di sopra della Costituzione, formule che non li contengono: si vuole formare un governo doppio, parallelo, che non è basato su alcuna lettera o mandato della Costituzione”.

La ratifica del Patto di Montevideo
A dare man forte a Maduro oltre al sostegno popolare (che si è concretizzato con la raccolta di due milioni di firme nelle sole prime ventiquattrore per la Lettera per la Pace), è in più la diplomazia dell’America Latina. A ratificare il Patto (Mécanismo) di Montevideo “per il dialogo e la pace in Venezuela” sono stati i governi di Messico, Uruguay e Bolivia, e i quattordici governi “Caricom” dei Caraibi.

La guerra promossa dagli Stati Uniti e le risorse petrolifere
Maduro ha anche ricordato le situazioni di tensione degli ultimi anni con gli Usa e l’accaparramento di risorse venezuelane a scapito di territorio e popolazione. “Bisogna – ha detto – mettere a nudo le intenzioni imperialiste della Casa Bianca per le risorse petrolifere e minerarie e per la grande ricchezza del nostro Paese. Quando in Venezuela si fanno iniziative per chiedere la pace, tutto diventa invisibile. Questa conferenza stampa è per far diventare l’invisibile, visibile. A tutti i popoli del mondo presento la verità del Venezuela, che chiede spazi aperti di pace, comprensione, rispetto e democrazia. Solo questo – ha concluso – chiediamo al mondo”.

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LAZIO

Dopo le critiche ai termovalorizzatori, il secondo di Legambiente passa al Comune di Roma

L’associazione appena qualche giorno fa aveva criticato la volontà di Roberto Gualtieri di avviare una stagione tutt’altro che attenta all’ambiente nella Capitale. Oggi l’annuncio dell’ingresso nell’Ufficio “Clima” del gabinetto del sindaco

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Dopo le critiche ai termovalorizzatori, il secondo di Legambiente passa al Comune di Roma | Rec News dir. Zaira Bartucca

Edoardo Zanchini, già vicepresidente e membro della segreteria nazionale di Legambiente, è stato nominato direttore dell’Ufficio “Clima” del Comune di Roma, emanazione del Gabinetto del sindaco. L’associazione appena qualche settimana fa aveva criticato la volontà di Roberto Gualtieri di avviare una stagione tutt’altro che attenta all’ambiente nella Capitale, con la previsione della costruzione di nuovi termovalorizzatori. Quale sarà la posizione di Zanchini sull’argomento? Non si sa, e comunque a passaggio avvenuto le acque si sono calmate e il clima si annuncia più che disteso.

Legambiente ha già inviato il suo bigliettino virtuale di felicitazioni: “Auguri di buon lavoro per il nuovo prestigioso incarico. Roma ha bisogno della sua competenza ed esperienza”. I termovalorizzatori ora non sono più un problema: il baricentro si è già spostato sulla “diffusione degli impianti a fonti rinnovabili, gli interventi per l’efficientamento energetico degli edifici e i progetti di forestazione per contribuire a combattere la crisi climatica”: questi i punti indicati dal presidente nazionale di Legambiente Stefano Ciafani assieme alla “decarbonizzazione”.

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POLITICA

Petrocelli silurato, la Commissione Esteri del Senato ha un nuovo presidente

Le manovre per il suo insediamento – supportate anche dalla Lega di Salvini, che oggi si è complimentato via social – sono la conseguenza…

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Petrocelli silurato, la Commissione Esteri del Senato ha un nuovo presidente | Rec News dir. Zaira Bartucca
Immagine Angelo Carconi (Ansa)

La Commissione Esteri del Senato ha un nuovo presidente: è Stefania Craxi, figlia di Bettino. Le manovre per il suo insediamento – supportate anche dalla Lega di Salvini, che oggi si è complimentato via social – sono la conseguenza dell’addio di Petrocelli. Il pentastellato è stato costretto a lasciare la commissione e anche il M5S dopo aver espresso posizioni critiche verso l’invio di armi in Ucraina e verso l’operato del governo Draghi.

Negli scorsi giorni la Giunta per il regolamento aveva votato a favore dello scioglimento della Commissione Esteri dopo che venti membri di tutti i partiti avevano annunciato le loro dimissioni.

Rec News dir. Zaira Bartucca

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POLITICA

Chiesta la sfiducia di Draghi

Ma a sostenere l’operato del premier con le dimissioni di massa dalla Commissione Affari Esteri ci sono esponenti di tutti i partiti. Anche i “pacifisti” della Lega con a capo Matteo Salvini e la cosiddetta opposizione di Fratelli d’Italia. Petrocelli: “Hanno votato tutti la delega in bianco per armare l’Ucraina fino a dicembre 2022, tutto il resto è propaganda”

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Chiesta la sfiducia di Draghi | Rec News dir. Zaira Bartucca
Immagine di repertorio (Imagoeconomica)

“Togliere la fiducia a Draghi” e “fermare l’invio di tutte le armi” all’Ucraina. E’ quanto ha chiesto oggi il presidente della Commissione Esteri al Senato Vito Petrocelli. E’ l’epilogo di tensioni che si sono manifestate nel corso di tutta la settimana, prima con la promessa di ricorrere alla Corte Costituzionale e poi con le dimissioni di diversi componenti della commissione.

Ad abbandonare l’organismo in segno di protesta verso le recenti prese di posizione di Petrocelli negli scorsi giorni sono stati esponenti di tutti i partiti. Ci sono anche i leghisti “pacifisti” a difendere l’operato del premier Draghi e l’invio di armi all’Ucraina: Matteo Salvini, Tony Iwobi, Stefano Lucidi, e Manuel Vescovi.

Non resta fuori neanche la cosiddetta opposizione di Fratelli d’Italia, che ha confermato le dimissioni del presidente del Copasir Adolfo Urso. A fare blocco contro la via diplomatica sono poi stati Stefania Craxi (Forza Italia), Alberto Airola (M5S), Laura Garavini (Italia Viva) e Pier Ferdinando Casini.

“Tutti i partiti – ha detto Petrocelli – hanno votato la delega in bianco per armare l’Ucraina fino a dicembre 2022. Tutto il resto sono chiacchiere e propaganda elettorale”.

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