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Non è un Maduro isolato, spogliato di forze e sostegno quello che poco più di 48 ore fa è intervenuto nel corso di una manifestazione che ha celebrato i 20 anni di attività del governo Bolivariano del Venezuela all’insegna dello slogan “batalla y victoria”. Un evento partecipato da centinaia tra istituzioni (tra cui Adàn Chavez, fratello di Hugo) intellettuali e personalità mondiali, di cui però i media hanno taciuto. Impegnati, forse, in quelle che Maduro non ha esitato a definire “costruzioni” e manipolazioni” che si estendono anche al di là del Venezuela.”Viaggiano sui social – ha detto – attraverso Twitter, Whatsapp e simili” dando una “visione distorta della realtà dei fatti. Non so – si è domandato – chi cura la comunicazione del Cartello di Lima e dei suoi sodali ma – ha detto – si registra un’anomalia”.

Sul possibile intervento militare a Cucùta: “Sapremo difenderci”
Un clima simile si registra all’interno, e in particolare per la controversa vicenda dell’intervento militare a Cucùta: “E’ in atto – ha detto – una campagna virale progettata per creare panico e paura. Qui in Venezuela non arriverà nessuno, soldato o invasore che sia e da qualunque parte provenga. Ve lo assicuro come Comandante in capo alle FANB. Chi entra – si è ancora domandato – a Cucúta, e qual è il Paese che non ha nessuno da difendere? O forse non abbiamo forze armate con sufficienti capacità? Se qualcuno pensa che qui ci sono uomini e donne che non amano questa terra, non conoscono la storia”.

“Venezuela vittima degli Usa e del governo elitario dell’Europa”
Chiaro il discorso di continuità con il suo predecessore, altrettanto quello di stampo anti-imperialista. “Il popolo venezuelano – ha detto – è vittima dell’aggressione continua da parte dell’imperialismo Usa e delle elìte che governano l’Europa l’America latina. Testimonianza – ha continuato – è la guerra quotidiana e psicologica che è in atto”. In tale ambito Maduro, ha inoltre, presentato nel corso dei lavori dei campioni di analisi sulle piattaforme social, utilizzate secondo l’interessato per “influenzare negativamente la collettività”.

“Il Venezuela necessita di autonomia”
“Stiamo cercando di preservare – ha continuato Maduro – il nostro modo di pensare, i nostri costumi, i nostri pensieri rispetto al pensiero unico del neoliberismo. Non ci subordineremo al controllo di Washington, se fosse il contrario non saremmo nessuno e saremmo perseguitati fino alla morte”.

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LAZIO

Dopo le critiche ai termovalorizzatori, il secondo di Legambiente passa al Comune di Roma

L’associazione appena qualche giorno fa aveva criticato la volontà di Roberto Gualtieri di avviare una stagione tutt’altro che attenta all’ambiente nella Capitale. Oggi l’annuncio dell’ingresso nell’Ufficio “Clima” del gabinetto del sindaco

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Dopo le critiche ai termovalorizzatori, il secondo di Legambiente passa al Comune di Roma | Rec News dir. Zaira Bartucca

Edoardo Zanchini, già vicepresidente e membro della segreteria nazionale di Legambiente, è stato nominato direttore dell’Ufficio “Clima” del Comune di Roma, emanazione del Gabinetto del sindaco. L’associazione appena qualche settimana fa aveva criticato la volontà di Roberto Gualtieri di avviare una stagione tutt’altro che attenta all’ambiente nella Capitale, con la previsione della costruzione di nuovi termovalorizzatori. Quale sarà la posizione di Zanchini sull’argomento? Non si sa, e comunque a passaggio avvenuto le acque si sono calmate e il clima si annuncia più che disteso.

Legambiente ha già inviato il suo bigliettino virtuale di felicitazioni: “Auguri di buon lavoro per il nuovo prestigioso incarico. Roma ha bisogno della sua competenza ed esperienza”. I termovalorizzatori ora non sono più un problema: il baricentro si è già spostato sulla “diffusione degli impianti a fonti rinnovabili, gli interventi per l’efficientamento energetico degli edifici e i progetti di forestazione per contribuire a combattere la crisi climatica”: questi i punti indicati dal presidente nazionale di Legambiente Stefano Ciafani assieme alla “decarbonizzazione”.

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POLITICA

Petrocelli silurato, la Commissione Esteri del Senato ha un nuovo presidente

Le manovre per il suo insediamento – supportate anche dalla Lega di Salvini, che oggi si è complimentato via social – sono la conseguenza…

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Petrocelli silurato, la Commissione Esteri del Senato ha un nuovo presidente | Rec News dir. Zaira Bartucca
Immagine Angelo Carconi (Ansa)

La Commissione Esteri del Senato ha un nuovo presidente: è Stefania Craxi, figlia di Bettino. Le manovre per il suo insediamento – supportate anche dalla Lega di Salvini, che oggi si è complimentato via social – sono la conseguenza dell’addio di Petrocelli. Il pentastellato è stato costretto a lasciare la commissione e anche il M5S dopo aver espresso posizioni critiche verso l’invio di armi in Ucraina e verso l’operato del governo Draghi.

Negli scorsi giorni la Giunta per il regolamento aveva votato a favore dello scioglimento della Commissione Esteri dopo che venti membri di tutti i partiti avevano annunciato le loro dimissioni.

Rec News dir. Zaira Bartucca

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POLITICA

Chiesta la sfiducia di Draghi

Ma a sostenere l’operato del premier con le dimissioni di massa dalla Commissione Affari Esteri ci sono esponenti di tutti i partiti. Anche i “pacifisti” della Lega con a capo Matteo Salvini e la cosiddetta opposizione di Fratelli d’Italia. Petrocelli: “Hanno votato tutti la delega in bianco per armare l’Ucraina fino a dicembre 2022, tutto il resto è propaganda”

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Chiesta la sfiducia di Draghi | Rec News dir. Zaira Bartucca
Immagine di repertorio (Imagoeconomica)

“Togliere la fiducia a Draghi” e “fermare l’invio di tutte le armi” all’Ucraina. E’ quanto ha chiesto oggi il presidente della Commissione Esteri al Senato Vito Petrocelli. E’ l’epilogo di tensioni che si sono manifestate nel corso di tutta la settimana, prima con la promessa di ricorrere alla Corte Costituzionale e poi con le dimissioni di diversi componenti della commissione.

Ad abbandonare l’organismo in segno di protesta verso le recenti prese di posizione di Petrocelli negli scorsi giorni sono stati esponenti di tutti i partiti. Ci sono anche i leghisti “pacifisti” a difendere l’operato del premier Draghi e l’invio di armi all’Ucraina: Matteo Salvini, Tony Iwobi, Stefano Lucidi, e Manuel Vescovi.

Non resta fuori neanche la cosiddetta opposizione di Fratelli d’Italia, che ha confermato le dimissioni del presidente del Copasir Adolfo Urso. A fare blocco contro la via diplomatica sono poi stati Stefania Craxi (Forza Italia), Alberto Airola (M5S), Laura Garavini (Italia Viva) e Pier Ferdinando Casini.

“Tutti i partiti – ha detto Petrocelli – hanno votato la delega in bianco per armare l’Ucraina fino a dicembre 2022. Tutto il resto sono chiacchiere e propaganda elettorale”.

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